sabato, ottobre 30, 2004

Vitti 'na crozza

Mio zio, siculo emigrato a Roma 40 anni fa, scivolando in un sotto passaggio ferroviario, si è rotto un braccio.
Dalle paludi pontine, sono accorse a rendergli visita l’anziana zia, sorella di sua madre, con la figlia cinquantenne, e un’altra cugina, figlia di un’alta sorella di mia nonna. Ci tenevano che fossi presente anch’io perché quest’ultima mia parente, che non mette piede a Cossyra da decenni e che, in un lustro di mia presenza a Roma non mi ha mai visto traversare i Castelli, ci teneva ad incontrarmi.
La sua ansia è stata soddisfatta! Ha fatto i soliti commenti che si fanno attorno ad ogni culla: se ho preso più dalla mamma o più dal papà. Grazie a Dio ben presto la conversazione ha preso sfumature più luttuose.
Si è ampiamente ricordato al contuso che avrebbe potuto rimetterci la pelle.Si sono compiaciute nella lettura del referto del pronto soccorso, dissertando sui gradi della commozione cerebrale, tenendoci a ricordare allo zietto che in fondo, se l’è cavata solo con un ematoma all’occhio destro. Tutte e tre espertissime di bracci ingessati e di cursori, hanno paventato la possibilità di piaghe purulente che si schiudano nell’oscurità mefitica dell’ingessatura.

Divertentissimo il siparietto che ha rievocato la reazione della vecchia zia alla notizia che ‘mastro don Gesualdo’ era caduto “fra un treno e l’altro”; ovviamente zia Rosicedda non ha afferrato al volo la metafora, pensando al suo nipote inciampato tra i binari e tranciato da due treni in corsa.
Quanto hanno riso!Quasi alle lacrime, cercando con le loro risa di contagiare mio zio: sempre più mesto.

Si è passato ad argomenti più lieti: i matrimoni.Per meglio dire i problemi della nipotina di zia Rosicedda a trovare oggigiorno una chiesa libera per le nozze (che si terranno nel 2006!).
Subito la parente immischiona ha dato i suoi suggerimenti: “Che ne dici di quella bella chiesa dove hanno fatto il funerale a Tizia? E quella chiesetta dove siamo andate per il funerale di Caio?”.

Si scivola sugli argomenti della più futile attualità, come il caso del preside che voleva vietare l’ombelico scoperto. Ovviamente tutte concordi nel censurare il cattivo gusto delle teen ager nell’abbigliamento:
“Il fatto è che queste ragazze moderne non capiscono che ci vuole un abbigliamento adeguato alla situazione! Metti la figlia della buonanima (!) della mia collega: si è presentata al funerale con un toppino nero e pantaloni a vita bassa. Dovevate vedere che scena pietosa! Accasciata in lacrime sulla bara della madre con tutte le spalle di fuori e le mutande in bella vista.” Scuote la testa . “Ma io mi chiedo:vabbè che lei era sconvolta, ma qualcuno più adulto fra i parenti avrebbe dovuto avere il buon gusto di farglielo notare, no?
“Seeee!-interviene sua cugina- Oggigiorno le madri sono più discinte delle figlie.Non vorrei parlare ma… hai visto prima che uscissimo…Tua sorella?”
“Embè? Lei è sempre stato un tipo giovanile.”
“Seeee! Una donna che ha procreato (!), una mamma coi figli grandi, che va in giro con la pancia di fuori! Così in chiesa non si potrebbe entrare.”
“Vabbé, tanto mia sorella non è il tipo che va spesso in chiesa, anzi nun ce va proprio!”
“Ma al funerale di Morris c’è andata.”
“Ma che centra con questo discorso! Era il figlio…!”
NO! Vi prego non parliamone! Urlo nella mia testa.
I racconti di giovani vite spezzate mi innervosiscono.
“A proposito! (a proposito dell’incidente mortale del ragazzo, vuol dire la parente inopportuna!) Non è che troviamo traffico? Quella è una strada pericolosa! Sfrecciano come matti. Il primo dei matti è quell’incosciente di mio figlio; ha preso la patente quand’era in polizia: ti puoi solo immaginare quanto guidi male!
…Ricordo ancora quando morì mamma –rieccola!- che eravamo in ritardo, e lui, su quella strada, che sorpassava i tir! Io gli ho detto: se non rallenti io voglio scendere, perche se continui così, invece di uno, facciamo tre funerali! …Ah! Non so se ve lo avevo detto: è morta mia suocera.”
PIETA’!
Giunge infine(dopo non esserci risparmiati la narrazione dei funerali della sunnominata suocera)il momento del distacco.

“Mi ha fatto piacere che finalmente ci siamo visti! Tu non ti ricordavi di me?… No? Invece io mi ricordavo bene di te: non sei cambiato per niente!”
Le parenti, che sanno fare di conto, intervengono:
“Scusa, ma guarda che è tanto che non scendi in Sicilia…!”
“Andai giù per il funerale –come dubitarne!-di zio Turi.”
Io alzo timidamente due dita e cerco di scandire bene le sillabe, sperando così di facilitare l’intelleggibilita del concetto: “Due anni! Avevo, due, anni.”
La buona zia sorride divertita: “Ti assicuro che sei uguale a come ti ricordavo! Il viso, gli occhi,…”

Io non posso fare ameno di pensare a quelle persone che, dalle mie parti , si avvicinano al caro estinto ed esclamano teatralmente:
“Iddu è! Iddu è!Un si traspormò pi nente!”
Ovvero:E’ lui!E’ lui (sottinteso: ne riconosco i tratti somatici)! Il rigor mortis non ne ha deturpato le fattezze!

Trallaleru lalleru lalleru, lalleru lalleru, lalleru lallà!

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venerdì, ottobre 29, 2004

vos et ipsam costitutionem benedicimus


Una Roma blindata ospita il "solenne atto della firma del trattato costituzionale europeo, da parte dei venticinque Stati a cui ora si estende l'Unione Europea. Il luogo prescelto - quello stesso in cui nel 1957 nacque la Comunità Europea - riveste un chiaro valore simbolico: chi dice Roma, dice, infatti, irradiazione di valori giuridici e spirituali universali",ricorda il Romano Pontefice a Romano Prodi, presidente uscente dell'unione europea.

"La Santa Sede ha favorito la formazione dell'Unione Europea, ancor prima che si strutturasse giuridicamente, e ne ha poi seguito con attivo interesse le varie tappe. Essa si è anche sempre sentita in dovere di esprimere apertamente le giuste attese di un grande numero di cittadini cristiani d'Europa, che chiedevano il suo interessamento.

Per questo la Santa Sede ha ricordato a tutti come il Cristianesimo, nelle sue varie espressioni, abbia contribuito alla formazione di una coscienza comune dei Popoli europei ed abbia dato un grande apporto a plasmare la loro civiltà. Riconosciuto o meno nei documenti ufficiali, è questo un dato innegabile che nessuno storico potrà dimenticare."

"Invoco la benedizione del Signore(...)su tutti i Rappresentanti degli Stati convenuti a Roma per l'imminente firma del trattato costituzionale, e su tutti i Popoli d'Europa.

Possa l'Unione Europea esprimere sempre il meglio delle grandi tradizioni dei suoi Stati membri, operare attivamene in campo internazionale per la pace tra i Popoli, ed offrire un aiuto generoso per la crescita dei Popoli più bisognosi degli altri continenti"
E COSì (speriamo che) SIA!

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giovedì, ottobre 28, 2004

Convitati di pietra


Ma gli euro laicisti -che hanno fatto un (laico) diavolo a quattro per evitare qualunque , seppur vago, riferimento alle incontestabili radici culturali cristiane dell'Europa- lo sanno che nella sala degli Orazi e Curiazi, troneggiano i due papi che pontificarono durante le guerre di religione che sconvolsero l'Europa del '600?
Chi si è risentito delle ingerenze papali nella formulazione della costituzione europea chissà cosa proverà a trovarsi accerchiato addirittura da due papi controriformistici che sollevano verso di loro la destra (la mano!):
"VOS ET IPSAM COSTITUTIONEM BENEDICIMUS!"

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mercoledì, ottobre 20, 2004

pazza idea

>Quando penso al povero Buttiglione, non posso fare a meno di sorridere,rammentandomi di uno strepitoso Corrado Guzzanti che, nei panni di Gianfranco Funari,interloquisce con la Dandini scambiandola per “l’onorevole Bottijone” . Forse, almeno in ossequio a ciò che questo politico cattolico ha dato alla satira di sinistra, le varie Gruber avrebbero dovuto invitare gli “onorevoli” a più pacatezza, mentre il nostro -a grande richiesta degli euro-sinisti!- citava loro il Catechismo: ai miei tempi se rispondevi esattamente “ vincevi”un libricino di preghiere o un’immaginetta del Sacro Cuore; a Buttiglione neanche una foto autografata di Santoro.
Perché tanto disprezzo per la Dottrina Cattolica?
Non è una lotta per la laicità. Non è una difesa della ragione contro l’oscurantismo. E’-al contrario!- l’insorgere furioso contro una istituzione che, nelle sue concettualizzazioni, non accetta di piegarsi alla dittatura –e in questo caso, all’euro-dittatura- dei “sentimenti”.
L’amore romantico è la più grande sciagura dei tempi moderni.
Il matrimonio non serve a coronare una romantica storia d’amore: serve a tutelare la donna affinché abbia le garanzie che le permettano di riprodurre la specie, nelle migliori condizioni ambientali possibili.
E’ poco romantico, ma è vero.
Fra tutto il dicibile sull’argomento, ho trovato interessante un (chilometrico!) commento di
Gianni De Martino a Paolo di Lautrèamont
così sintetizzato per mia (perpetua) memoria.

Nel corso di una guerra atroce, mentre continuano le decapitazioni degli “impuri” occidentali da parte dei fanatici e paranoici maschiacci islamici “sodomizzati” da una loro dura e crudele versione dell'islam in piena decomposizione e marasma, la nostra fauna politica s'imbestialisce su questioni apparentemente di piccola sessualità europea, medio-europea. Bestiale, per esempio, è l'ostracismo della maggioranza della Commissione UE per i diritti civili contro il filosofo cattolico nonché politico Rocco Buttiglione , che incalzato sui gay si dice contrario alla discriminazione degli omosessuali senza rinunciare alla propria condanna morale, in conformità con la dottrina cattolica (…)
D'altra parte, in gioco non è solo la bocciatura di Buttiglione e il riconoscimento, auspicabile, del diritto alle unioni civili anche fra persone dello stesso sesso, ma quella vera e propria assurdità rappresentata dal cosiddetto matrimonio gay. (…)
Confondono eguaglianza e autonomia politica, confondono la domesticità con la tendenza sessuale, confondono l'amicizia, le passioni, i piaceri e l'amore con la gestione statale dei cosiddetti bisogni, vedono il progresso in termini di socialburocrazia e di economia rosa , e si illudono che l'anello matrimoniale e il caftano siano il massimo dell'emacipazione del civile e dell'umano. (…)
Nell'ora della corsa verso la normalità e la follia della normalità, il matrimonio – una istituzione destinata, per millenaria consuetudine e fin dall'etimologia stessa della parola “matrimonio” - alla tutela giuridica della maternità legale – diventa il ticket , quasi obbligatorio (…).
Quello che affascina gran parte della classe media ( sempre innamorata dell'uomo sbagliato) è il livello d'energia spesa da numerosi gruppi e lobby gay per convincere il pianeta e i politici che gli omosessuali coltivano aspirazioni tutto sommato abbastanza modeste: trovare marito e formare delle coppie normali, con bambini normali e fondersi in un sistema di parentela cementato in Europa , da perlomeno mille anni, su base sacrale e monogamica. Tutti i discorsi sulla differenza, così importanti negli anni '70 e ' 80, si ritrovano così elusi per far posto al discorso dell'identico. Come se tutto fosse lo Stesso, in un clima “omonormativo” generalizzato. Paradossalmente la corsa al matrimonio gay è giustificato dall'uso e abuso della parola “Amore” ( con la maiuscola) che finisce con il confondersi con la legge stessa e con il voler dettare legge agli altri. Più che la legge del desiderio si fa strada uno strano desiderio di legge. La legge, essendo in principio uguale per tutti, dovrebbe incaricarsi di rendere tutti uguali.
Così in nome di un Amore ridotto a gestione dei bisogni il matrimonio andrebbe riconosciuto a tutti (…)
D'altra parte, rinforzano una cultura pubblica e politica nella quale la maggioranza dei cittadini perbene, così come si rappresentano, credono ancora che la salvezza passi attraverso l'esibizione di una vita virtuosa, fuor da ogni ragionevole dubbio. Il progetto di società esibito come virtuoso progetto familiare, di coppia, ridiventa così l'unica maniera d'essere e di vivere, in conformità con le tradizionali configurazioni eterosessuali. Paradossalmente il matrimonio gay valorizza e rinforza le configurazioni eterosessuali tradizionali, riproducendo gli stessi meccanismi d'esclusione(…) . Tuttavia, l'investimento che il sogno o piuttosto l'illusione gay di normalizzazione opera nei confronti del matrimonio viene non a caso percepito come un'appropriazione indebita, se non come un'azione distruttiva, operata ai fondamenti stessi dell'idea di famiglia come nucleo germinale.
La civiltà che conosciamo ha avuto bisogno di questa idea di matrimonio come luogo germinale per perpetuarsi e darsi una parvenza di eternità, prendendosi cura delle nuove generazioni e proiettandosi nel futuro. Sarebbe assurdo criticare o irridere questa vecchia idea di famiglia che esprime l'ineliminabile necessità che la specie cosiddetta umana ha di perpetuarsi. Ecco perché il matrimonio gay può, com'è accaduto all'anziano ministro Tremaglia, fare imbestialire: perché risveglia questioni di vita e di morte, ansie profonde. L'esercizio della libera sessualità ì come di quella legalizzata, comporta, in maniera variamente consapevole, questioni decisive in merito al posto o al non posto che ciascuno ha nell'ingrato ciclo procreazione-distruzione. Proprio in quel punto – intenso, feroce e considerato sacro – in cui la vita va al di là del cosiddetto bisogno degli individui e dell'egoismo del piacere. (…)
Il matrimonio, così come l'abbiamo conosciuto, odiato e amato in Occidente si configura storicamente e simbolicamente come valore religioso, sacro, eterosessuale con voto che è insieme desiderio e augurio di procreazione, di fedeltà eterna, di eternità – ed è anche una concessione dello Stato laico alla Chiesa cristiana e cattolica specialmente nel suo modello monogamico che gli Europei hanno cercato d'imporre a tutto l'universo mondo.

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martedì, ottobre 19, 2004

trarre le conseguenze



L’amicizia è – ma non in senso peggiorativo – il meno naturale degli affetti naturali, il meno istintivo, organico, biologico, gregario e indispensabile...
Quando due persone diventano amiche significa che esse si sono allontanate, insieme, dal gregge. Senza l’eros nessuno di noi sarebbe stato generato, e senza l’affetto nessuno di noi avrebbe ricevuto un’educazione; al contrario si può vivere e riprodursi anche senza l’amicizia... Questa qualità, per così dire “innaturale”, dell’amicizia costituisce un’ottima spiegazione al fatto che essa fu esaltata in epoca antica e medievale, ma è tenuta in poca considerazione ai giorni nostri. L’ideale che permeava di sé quelle età era d’impronta ascetica, volto a una rinuncia del mondo... Unica tra tutti gli affetti, essa sembra innalzare l’uomo a livello degli dei, o degli angeli... Niente è più lontano dall’amicizia di una passione amorosa. Gli innamorati si interrogano continuamente sul loro amore; gli amici non parlano quasi mai della loro amicizia. ( ...)
L’amicizia nasce dal semplice cameratismo quando due o più compagni scoprono di avere un’idea, un interesse o anche soltanto un gusto, che gli altri non condividono e che, fino a quel momento, ciascuno di loro considerava un suo esclusivo tesoro (fardello). La frase con cui di solito comincia un’amicizia è qualcosa del genere: “Come? Anche tu? Credevo di essere l’unico...”.
Il marchio della perfetta amicizia non è il fatto di essere pronti a prestare aiuto nel momento del bisogno (anche se questo si verificherà puntualmente), ma il fatto che, una volta dato questo aiuto, nulla cambia. Si è trattato di una deviazione, di un’anomalia, di una fastidiosa perdita di tempo, rispetto a quei pochi momenti – sempre troppo fugaci – in cui si può stare insieme... L’amicizia, come l’eros, non è mai inquisitrice. Si diventa amici di una persona senza sapere, né preoccuparsi, se egli sia sposato o meno, o di come si guadagni da vivere. Tali “questioni pratiche”, “affari di secondaria importanza” non hanno nulla a che vedere con la domanda fondamentale: “Vedi la stessa verità?”... Questa è la regalità dell’amicizia: in essa ci incontriamo come sovrani di stati indipendenti, fuori del nostro paese, sul terreno neutrale, svincolati dal nostro contesto... Da ciò deriva il carattere squisitamente arbitrario e l’irresponsabilità di questo affetto. Non ho il dovere di essere amico verso nessuno, e nessuno ha il dovere di esserlo nei miei confronti... L’amicizia è superflua, come la filosofia, l’arte, l’universo (Dio infatti non aveva bisogno di
creare).
(C.S. Lewis)

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sabato, ottobre 16, 2004

Viaggio in Inghilterra

Quando lo vidi, sul pullman che (ci) portava in Valle d’Aosta, quella mattina del 7 luglio ’96 ne rimasi spiazzato; affascinato da un messaggio che non riuscivo a comprendere. Non riuscivo a circoscrivere nelle mie categorie di garzoncello scherzoso, tutto quell’appassionata e dolorosa domanda di senso. Il dover nella propria carne celebrare quel “Sacrum Commercium” dell’amore e del dolore - (…) “Nell’ombra esso vapora”/ “Ed è?…” “La Vita, o cavaliere errante!”- era ciò che turbava quel fanciullino, che non ha smesso di avere un cuore tremante: “ (…) Tale è l’arte dell’oscuro Atlante:/ non è, la vedi: è, non la vedi. (…) ”.

-Il dolore di oggi fa parte della felicità di ieri!

-E’ difficile ammetterlo! E’ difficile accettarlo.

Sono parole che aprono un abisso nel quale, precipitarvi sarebbe accettare che la mia vita non è mia.Si ha paura ad abbandonarsi a ciò che non puoi controllare: la Realtà.

-Leggiamo per sapere che non siamo soli; Forse possiamo anche dire che: amiamo per sapere che non siamo soli.

-Beh, professor Lewis, io credo che qualche volta non possiamo far a meno di amare un film!E sussultare stupiti di fronte ad un dvd in vetrina, perche la Verità ti si pone davanti e ti ripropone la sua imbarazzante domanda, non curandosi del fatto che più fanciullini non siamo.

“Quella, tu dici che inseguii, non era

lei?” “No:era una vana ombra in sembiante

di quella che ciascuno ama e che spera

e che perde. Virtù di negromante!”

“Ella è qui, nel castello arduo ch’entrai?”

“Forse la tocchi o cavaliere errante!”
(G.Pascoli)


-Non voglio più vivere altrove! Non aspetto più che succeda niente. Non voglio sapere che c’è oltre la valle, né oltre la collina. Sono qui e mi basta.

-E’ questa la felicità per te Jack?

-Si, si è questa.

-Non durerà, Jack.

-Non pensiamo a questo ora.Non roviniamo i momenti che passiamo insieme.

-Non li roviniamo.Li rendiamo reali.

Fammelo dire, prima che la pioggia finisca e noi torniamo a casa.

-Che cos’è che vuoi dire?

-Che io morirò.

E voglio essere con te anche allora. E sarà così solo se riesco a parlarti di questo, adesso.

-Io me la caverò. Non preoccuparti per me.

-No, io credo che non sia abbastanza. Credo che cavarsela sia troppo poco. Quello che sto cercando di dire è che…

il dolore di domani fa parte della felicità di oggi.

Devi accettarlo.

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