venerdì, febbraio 15, 2008

las Angustias /5

"L'Osservatore Romano" ha pubblicato uno scultoreo editoriale nella ricorrenza dell'11 febbraio anniversario dei Patti lateranensi del 1929, nell'anno sessantesimo della Costituzione della Repubblica italiana che all'articolo 7 recita:
"Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale."
.
Dovrebbe essere evidente a chiunque che oltre ad un articolo che proclami la libertà religiosa di tutte le confessioni religiose vi sia stata la necessità di un acconcio articolo della Costituzione che definisse e chiarificasse i rapporti tra lo Stato e la Chiesa Cattolica a causa dalla "assoluta peculiarità della situazione prodottasi nel Paese a seguito del moto di unificazione nazionale, per la quale proprio in Italia, addirittura nella sua capitale, è la sede del governo della Chiesa universale: il Sommo Pontefice, infatti, è il Vescovo di Roma."

i Patti Lateranensi erano costituiti da due distini documenti, ovvero: un Trattato internazionale con cui veniva istituito lo Stato della Città del Vaticano del quale è sovrano la somma autorità della religione cattolica, ed un Concordato, alla stregua di ogni Concordato tra qualunque Stato e la Santa Sede, in cui veniva regolatamentata di fronte allo stato italiano la vita della Chiesa cattolica delle sue istituzioni e dei suoi membri.
Poichè il Concordato lateranense del 1929 è stato sostituito da un diverso Concordato del 1984, e che tra l'altro non venne nemmeno firmato al Laterano, a sessant'anni dall'entrata in vigore della carta costituziaonale appare sempre più evidente che quando l'articolo 7 parla del rispetto della novella ed antifascista Repubblica per i "Patti lateranensi" si stà riferendo innanzitutto al Trattato con cui Mussolini a nome dello Stato italiano riconosceva l'indipendeza politica della Città del Vaticano.

Pertanto:
"Alla luce di tale distinzione appaiono assolutamente improprie, anzi senz'altro erronee, le confusioni che non di rado si fanno, nella polemica politica e sui mass media, tra la Santa Sede e la Chiesa italiana; tra la Città del Vaticano, che rispetto all'Italia è uno Stato straniero, e l'episcopato italiano riunito nella Conferenza Episcopale Italiana; tra le istituzioni della Santa Sede o vaticane e le istituzioni della Chiesa italiana."


Ma poichè come ebbe a profetizzare il santo profeta Davide: "hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono" ecco che il vaticanista della "Repubblica" a seguito del clamore mediatico suscitato dall'irruzione delle forze dell'ordine in un ospedale napoletano (seguito di una denuncia anonima per infanticidio) si senta in diritto si chiedere conto e soddisfazione per l'accaduto al Cardinale messicano Javier Lozano Barragàn, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria, come se ad invadere il reparto di ostetricia fossero stati gendarmi vaticani!

Questi i fatti. Lunedì 11 febbraio, una telefonata anonima ai carabinieri di un dipendente del Policlinico Federico II di Napoli denuncia un caso di malasanità: «Ho telefonato anche a Striscia la notizia, ma non mi hanno risposto. Sono in servizio e non posso uscire. Il fatto è accaduto adesso: c'è una signora che dev'essere operata addirittura con i ferri in mezzo alle gambe. Non posso fare una cosa del genere. Ancora dev'essere operata, c'è il bambino nella bacinella. Ha abortito con i ferri in mezzo alle gambe e sta in sala operatoria. Policlinico nuovo, Ostetricia, secondo piano: non vi ho detto niente. Noi abbiamo il centro sopra, però sopra a un certo orario se ne vanno a f...
Poi quando le donne stanno male le portano a noi dei piani e noi dobbiamo intervenire, poi la signora partorisce nel gabinetto e non ce la fa. Quella che sta vicino a lei è una poveretta che è incinta per i fatti suoi e non ce la fa, vede 'sta scena... Se mandate adesso una macchina, li prendete 'ncopp' o fatto ».

L'anonimo, evidentemente un paramedico, più che una violazione della Legge 194 voleva denunciare il clima di pressapochismo e menefreghismo della classe medica nei confronti delle esigenze dei degenti (per questo il tentativo di contattare quelli di "Striscia la Notizia" noti per denunciare il malaffare ospedaliero).

Dalla ingarbugliata delazione le forze dell'ordine rubricano la seganlazione come denuncia di caso di infanticidio e la Procura di Napoli manda al "cento aborti" (come lo chiama il delatore anonimo) un'agente donna in borghese allo scopo di interrogare la donna ed il personale medico, infermieristico e un'altra degente compagnia di stanza della donna "incriminata" al fine di verificare se ci siano state violazioni della legge.
La concusione dell'indagine è stata che si è trattato di aborto "terapetico" in totale ossequo ai dettami della legge 194/78: se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il quaranta per cento di possibilità di un deficit mentale perciò la donna ha presentato un certificato psichiatrico che attestava il rischio di grave danno alla salute psichica in base al quale è stato autorizzava l'intervento.

Il primario di ginecologia Carmine Nappi ha dichiarato che «La paziente aveva effettuato il trattamento farmaceutico per l'aborto la mattina ed è rimasta ricoverata tutto il giorno, perché non si può prevedere quando il farmaco farà effetto. Quando ha avvertito dolori alla pancia, la donna non ha chiamato il personale ma si è recata da sola in bagno e ha espulso il feto. È un episodio che può capitare».

Marco Politi sulla Repubblica del 14 febbraio 2008 scrive che "l'immagine di una donna in ospedale, circondata da poliziotti nel momento delicatissimo che segue un´interruzione di gravidanza" -bontà sua- "ha turbato" persino l'eminentissimo porporato che a nome del Santo Padre ha il compito di occuparsi della Sanità:

Cardinale Barragan, una donna è inquisita appena uscita dalla sala parto, mentre in Italia la crociata contro l´aborto, lanciata in nome di una moratoria, sta avvelenando il clima.
Cosa ha da dire la Chiesa?

«L´aborto è sempre un fatto oggettivamente grave».
A Napoli non stava succedendo nulla di illegale. Si stava compiendo un´interruzione di gravidanza nei termini previsti dalla legge. Un aborto terapeutico a norma della 194.
«L´aborto terapeutico non esiste, è solo aborto e basta. Ed è riprovevole».
Allora l´irruzione in ospedale da parte della polizia?
«Violare o non violare l´intimità di una persona dipende dalle leggi, ma la legislazione deve essere basata sui diritti umani».
Nel caso concreto?
«Violare la privacy, in un caso come questo, immagino avvenga seguendo una legge. Però la norma non può che fondarsi sul rispetto della dignità umana».
Qual è stata la sua reazione?
«Senta, io non conosco il diritto italiano, sono uno straniero. L´unica cosa che so è che la dignità dell´essere umano va sempre tutelata».

Un piccolo capolavoro di mistificazione quello di Politi che rappresenta all'eletto uditorio dei lettori di Repubblica "l'immagine" di una donna recatasi in ospedale per abortire che viene circondata da guardie svizzere e zuavi pontifici che armeggiando con le alabarde la minacciano di condurla davanti al tribunale della Suprema e Generale Inquisizione!

Se la donna ha abortito seguendo le disposizioni della legge 194, è da ritenere che ciò che hanno ritenuto di fare e le forze dell'ordine e la Magistratura "immagino avvenga seguendo una legge"!
Come ha ben detto il cardinale Barragan egli, non essendo italiano e non svolgendo il suo alto incarico religioso su mandato della Conferenza Episcopale Italiana sul suolo della Repubblica Italiana ma in Vaticano per conto della Santa Sede, non ha alcun obbligo di tenersi informato sulla italica giurisprudenza. Tanto valeva che Marco Politi intervistasse il Presidente del Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei Testi Legislativi!

Eppure sembrava così intellegibile l'invito a non insistere volutamente a far confusione "nella polemica politica e sui mass media, tra la Santa Sede e la Chiesa italiana...tra le istituzioni della Santa Sede o vaticane e le istituzioni della Chiesa italiana"!
E evidente (o almeno dovrebbe esserlo) che quando all'Eminentissimo Barragan viene chiesto "Cosa ha da dire la Chiesa" sull'aborto egli non si esprime -egli non vuole e non può esprimersi - a nome della Chiesa italiana ma si esprime a nome della Santa Sede riaffermano i principi basilari della religione cattolica che nella costituzione pastorale "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano II proclama che «La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura: l’aborto e l’infanticidio sono abominevoli delitti».
E poichè da nessuna parte i padri conciliari dichiararono che l'aborto è un delitto "ad eccezione di quanto è previsto dalla legge 194" ecco che l'Eminentissimo Barragan può anche infischiarsi del fatto che Marco Politi, straciandosi teatralmente le vesti, proclami che in Italia la legge 194 renda l'aborto non illegale e quindi non delittuoso.

Verrebbe da applicare a Marco Politi e a tutta l'orrida schiatta dei suoi consimili vaticanisti il motto evangelico: "A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili?
Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!"


______________

"La donna ha 39 anni, dice Repubblica. Suo figlio aveva 21 settimane. Aveva occhi, naso, bocca, braccia, piedi, cuore, sistema nervoso e tutto il resto. Se ne stava lì aspettando di nascere, lottando per vivere. Provava dolore o piacere, a seconda. Erano in simbiosi, sua madre e lui, ma lui non era un parassita. Era un essere umano di sesso maschile. Con un'anomalia che, secondo il maggior esperto italiano, il professor Carlo Foresta, è propria di un nato su cinquecento, e spesso non è nemmeno diagnosticata, chi ce l'ha non lo sa. Era malato, diciamo così. Aveva la sindrome di Klinefelter. Ce l'hanno a decine di migliaia in Italia. Bisogna curarsi. Ci sono seri inconvenienti, tra cui spesso, molto spesso, la sterilità. Ma per il resto uno se la cava e vive, in mezzo agli altri uomini e alle altre donne, curandosi."
(Giuliano Ferrara; © Il Foglio, 15 febbraio 2008)

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giovedì, gennaio 10, 2008

Amicus Plato sed magis amica Santippe, VI

Sive: Initium Sapientiae Timor Domini.



Durante la riunione del Senato Accademico dell'Università La Sapienza di Roma avvenuta in data 23 ottobre 2007 il Rettore Magnifico Renato Guarini comunicò che il successivo venerdì 30 novembre si sarebbe svolta nell'Aula Magna del Rettorato l'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008 (il settecentocinquesimo dalla fondazione). A conclusione della cerimonia, annunciò il rettore, Papa Benedetto XVI avrebbe offerto all'eletto uditorio una "lezione magistrale"!

Ma poichè a differenza del buon Giovanni Paolo II il sedici volte Benedetto non è paralizzato su una sedia a rotelle e non ha la mandibola atrofizata cosicchè egli non si esprime solo con poche biascicate parole ma riesce ad enunciare, col suo teutonico eloquio, ragionamenti articolati e ben argomentati, ecco che: alcuni illuminati docenti dello Studium Urbis si sono garibaldinamente ribellati all'ingerenza clericale nell'università fondata da Papa Bonifacio VIII.

Il "magnifico" Renato Guarini ha pertanto dovuto prendere dei provvedimenti per minimizzare le proteste degli spiriti liberi; ragion per cui la cerimonia d'inaugurazione è stata posticipata al 17 gennaio 2008 ma secondo una acconcia nota emanata dall'ateneo romano non a causa delle grottesche professioni di ghibellinismo di parte del corpo accademico ma esclusivamente per sovrana disposizione pontificia: "Benedetto XVI, che intendeva compiere una visita pastorale alla Sapienza, ha espresso la volontà di incontrare la comunità universitaria in questa particolare occasione"!

La cerimonia prevede la consueta relazione introduttiva del Magnifico Rettore alla quale seguiranno gli interventi del rappresentate degli studenti e di quello del personale tecnico amministrativo. La lectio magistralis “Pena senza morte” sarà pronunciata dal professor Mario Caravale, docente di storia del diritto italiano, alla presenza del sindaco di Roma Walter Veltroni e del ministro dell’Università e della ricerca Fabio Mussi.

Solo al termine della "laica" cerimonia ufficiale ("Un Papa che incarna uno dei poteri forti che fa di interiorizzazioni millenarie e moraliste la sua battaglia cattopolitica, rendendosi artefice di un forte arretramento culturale. Un Papa che, condannando secoli di crescita scientifica e culturale, afferma dogmi anacronistici quali il creazionismo, attacca il libero pensiero scientifico e ci propone l'eterosessualità obbligata. Un Papa che vorrebbe relegare la donna ai soli ruoli di madre e moglie": un Papa non certo peggiore di tanti altri, insomma) potrà fare il suo ingresso in quell'Aula Magna, divenuta per un giorno il catafalco dell'orgoglio laico, per rivolgere "un saluto ai presenti, senza in alcun modo influenzare -percaritàddiddio!-lo svolgimento della cerimonia accademica"!

Che con la sua sola presenza Benedetto XVI possa mettere in crisi "la santità" dell'accademica cerimonia? Di che avevano paura le autoproclamatisi vestali della scienza e del progresso illuministico? Forse che Benedetto XVI con la sola imposizione delle mani facesse saltare l'impianto di amplificazione, con le sue giagulatorie provocare la combustione spontanea delle toghe dei magnifici professori, o che alzando la mano benedicente facesse crollare il mastodontico (e fascistissimo) affresco di Mario Sironi per farvi apparire miracolosamente una crocifissione del Beato Angelico?

Il sedici volte Benedetto offrirà, pertanto, il suo saluto ("a cose fatte") alla comunità universitaria che lo ha "accolto". Si è detto, poi, che il "suo saluto" sarebbe stato anche "una sua riflessione" e nel programma definitivo si parla di "Discorso".
Orbene, dopo queste baronali forche caudine il sedici volte mite e pio Benedetto lascerà quel laico palcoscenico per ritirarsi nella Cappella Universitaria "restaurata di recente" (leggasi: ritinteggiata in fretta e furia per l'occasione) che si trova in un angolo appena all'ingresso della Città Univesitaria, ben lungi dall'edificio del Rettorato.
Ivi , si spera in un clima catacombale, il Papa dovrebbe incontrare quel risicato gruppo di giovani universitari, gli unici dell'Ateneo la cui ragione non è ancora uscita dallo stato di minorità, i quali ancora credono che sia il sole a girare attorno alla Terra, che ovviamente per loro è piatta.

Difficile giustificare proprio nel nostro mondo così pluralista e globalizzato il rifiuto nell'ascoltare la riflessione sapienziale di un antico professore divenuto leader di una delle religioni più numerose al mondo! Che sgarbo di risonanza mondiale sarebbe stato il contestare la presenza nell'Ateneo del Dalai Lama (che non è esattamente la reincarnazione di Auguste Compte)! Invece c'è addirittura chi ritiene la presenza del Papa “improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nel mondo”!

Non si può, per giunta, far finta di ignorare che il Papa è il Vescovo di Roma pertanto, essendo l'università La Sapienza ubicata in Roma, la sovranità spirituale del pontefice si estende legittimamente anche all'interno del perimetro della città universitaria.
Quante e quali sarebbero le credenze anti-scientifiche ed anti-progressiste che Benedetto XVI possiede in numero maggiore rispetto ai suoi predecessori da renderlo indegno di varcare i propilei della Sapienza che furono invece varcati da Paolo VI nel 1964 e da Paolo II nel 1991? Quali novelli dogmi antiscientifici sono stati, di Grazia, nel frattempo coniati dal Cattolicesimo?

Il Pontefice entrando nel "tempio" della Dea Ragione non potrà certo col solo suo rammentare la dottrina scolastica dei "preambula fidei" far crollare i pregiudizi antidogmatici degli eruditi di quella candida rosa! E' proprio così tanta la paura ( e la rabbia) al pensiero che il lineare argomentare ratzingeriano possa far collassale nelle fragili menti degli studenti universitari gli illuministici baluardi dello spirito critico?
Davvero, dai membri del mondo accademico romano, non possono essere rivolte al Vicario di Cristo se non indegne e volgari polemiche le quali altro non possono fare che risultare dannose della reputazione di chi ha ricevuto una istruzione "superiore"?


Esempio illuminante della protesta accademica contro la "benedetta" visita delo papa presso l'ateneo romano è la lettera aperta al "magnifico" Guarini dei sassantatrè "sapientini" della facoltà di Fisica che, pertanto manifestano di difettare assai di "spirito":

"Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.
Le porgiamo doverosi saluti,

Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche', Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo', Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.
"

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domenica, ottobre 14, 2007

Diario di un Curato

Ovvero:Cento colpi sui tasti del computer prima di andare a celebrare la messa (a Telepace)


"E’ questo il Papa del mio sacerdozio.
27 anni da prete, con Lui;
guidato da lui
dai suoi insegnamenti;
incoraggiato dalla sua parola;
al suo servizio presso la Curia romana;
amato da Lui.

L’ho incontrato l’ultima volta
lo scorso mese di febbraio:
mi ha guardato,
mi ha accarezzato,
mi ha benedetto.
E’ stato la ricompensa più bella per il libro che ho scritto sul suo Magistero."


Queste, fra le altre, le devote rimembranze di un Monsignore del Vaticano scritte sul proprio "blog" in ricordo di Giovanni Paolo II. Poichè -ebbene si!- anche i monsignori del Vaticano navigano su internet!
Nel XXI secolo anche un Monsignore della Curia Romana può avere l'urgenza di condividere "urbi et orbi" il proprio verbo e, più ancora, trasmettere quello della "Autorità superiore" (e terrena e celeste).
Ancor più giustamente un Monsignore può gestire un blog se il Monsignore in questione è anche un cultore dei mezzi di comunicazione sociale e sull'etica dei mass media:

"L'impegno a comunicare in questo nuovo orizzonte culturale, rimanendo fedele ad un annuncio da consegnare all'uomo di oggi attraverso forme e modalità nuove, sollecita la comunità dei credenti a strutturarsi con più attenzione. Per rispondere coerentemente alle sollecitazioni del suo tempo, infatti, non sono sufficienti estemporanee e pioneristiche iniziative, ma si è nell'urgenza di delineare una pastorale della comunicazione sociale che, dopo tante sollecitazioni magisteriali, ha acquistato una precisa identità, oltre che a rappresentare un nuovo e più preciso obiettivo della Chiesa.
E' tutta la comunità ecclesiale, infatti, soggetto di una pastorale mass mediale, pur nella diversità di ruoli e delle competenze. E così i presbiteri, i religiosi, gli operatori pastorali, gli educatori sono chiamati a rileggere il proprio mandato nella consapevolezza del nuovo contesto culturale, per rendere possibile l'annuncio della fede sulle strade degli uomini."

"l'uso di mezzi di comunicazione così potenti, oggi a completa disposizione dell'uomo, richiede in tutti coloro che ne sono coinvolti un alto senso di responsabilità."

"Dal punto di vista cristiano, gli strumenti di comunicazione sono dei meravigliosi mezzi a disposizione dell'uomo per allacciare, con l'aiuto della Divina Provvidenza, rapporti sempre più stretti e costruttivi fra gli individui e nell'intera umanità".

"Tuttavia, se i media sono chiamati ad essere veicoli efficaci di amicizia e di autentica promozione dell'uomo, essi devono essere canali ed espressione di verità, di giustizia e pace, di buona volontà e carità fattiva, di mutuo aiuto, di amore e comunione. Se i media servano poi ad arricchire o ad impoverire la natura dell'uomo, questo dipende dalla visione morale e dalla responsabilità etica di coloro che sono coinvolti nel processo di comunicazione e di coloro che sono destinatari del messaggio dei media."

Così scrive il Monsignore!

E proprio perchè l'evangelizzazione è il suo mestiere ecco che il Monsignore in questione non solo ha costantemente riprodotto sul proprio blog i discorsi, omelie ed atti del magistero del proprio biancovestito datore di lavoro ma grazie alle sue indubbie capacità dialettiche ha avuto la possibilità di esprimere il frutto del proprio pensiero pernsato intorno a tutto lo scibile umano.
Ovviamente, il suo argomento principe è la spiritualità come ad esempio sabato 02 giugno 2007 quando scrive di star leggendo le opere ascetiche del prossimamente "beato" Antonio Rosmini: "ho voluto “aprire” il libretto delle Massime di Perfezione cristiana che hanno orientato la vita di Antonio Rosmini. Si tratta di sei proposizioni che costituiscono un vero piccolo "manuale del cosa fare per vivere felici in un mondo felice".
Le ho subito fatte mie e intendo condividerle con gli amici di Umanesimo cristiano. Eccole:
1. La Santità: Desiderare unicamente ed infinitamente di piacere a Dio; cioè di essere giusto.
2. La Chiesa: Rivolgere tutti i propri pensieri ed azioni all'incremento e alla gloria della Chiesa di Gesù Cristo.
3. La vocazione: Rimanere in perfetta tranquillità circa tutto ciò che avviene per la divina disposizione; non solo riguardo a sè, ma anche alla Chiesa di Cristo, operando a pro di essa dietro la divina chiamata.
4. La Provvidenza: Abbandonarsi totalmente alla divina Provvidenza.
5. L’Umiltà: Riconoscere intimamente il proprio nulla.
6. Il Discernimento: Disporre tutte le occupazioni della propria vita con spirito di intelligenza.
Niente male come suggerimenti, vero?"

Chiosa devotamente rapito il Monsignore.

Nella Festa dei Santi Pietro e Paolo 2007 si abbandonava alla seguente appassionata difesa d'ufficio:
"Della Chiesa, di solito, noi vediamo l’aspetto umano.
E in questi anni tale aspetto umano è criticato in maniera acerba.
Esso non è nella Chiesa sempre perfetto.
Ha dei difetti, dei limiti, dei caratteri non sempre simpatici, non sempre attraenti. Allora si diventa critici, contestatori, anticlericali, infedeli. L’aspetto umano e storico della Chiesa non attrae. Ci secolarizziamo.
Vogliamo vivere la vita del tempo e non altro.
Ma a bene guardare non è la fede ma la fantasia, forse ammantata di parvenze culturali, a causare questi giudizi.
Invece la realtà è diversa: la Chiesa, sì, è umana, ed ha quindi un suo aspetto sperimentale limitato, difettoso.
Esso può essere talvolta, purtroppo, anche non edificante.
Ma se la guardiamo bene, con gli occhi della sapienza, che il Signore dà ai suoi che hanno ricevuto il Battesimo e la Fede, sappiamo che dietro questa facciata umana c’è una realtà divina che a noi preme di penetrare al di là dei suoi limiti terreni.
La Chiesa è Cristo presente e vivente nella storia
Più che curarci dei suoi difetti visibili, dobbiamo cercare di penetrare nella sua realtà, di vederla trasfigurata, di vedere la sua luce che è splendente come il sole e candida come la neve.
Amate la Chiesa, anche per i suoi difetti, che sono i bisogni che la Chiesa ha."


Ribadisce il concetto in data 21 luglio 2007:
"Papa Benedetto XVI ha una passione segreta: i sacerdoti!
Sono i suoi figli prediletti; li segue con affetto, con trepidazione paterna; con sofferenza se sbagliano; gioisce per i loro traguardi pastorali. Ad essi si è rivolto e si rivolge con parole toccanti e speciali. Ovunque è andato, l’incontro con i “suoi” preti non è mai mancato."
E Poi: "Benedetto XVI conosce il cuore dei preti; sa che fare il prete non è facile. Conosce la fragilità del presbitero nel ministero; ha sempre condannato la caduta, ma ha sempre avuto parole di misericordia per la persona.
Sì: è la misericordia la cifra di questo pontificato! Misericordia che, comunque, mai è stata ed è disgiunta dalla correzione fraterna.
E’ stato ed è questo lo stile evangelico di Papa Benedetto:la misericordia; altro nome dell’amore."


Sull'"arte di amare" il nostro Monsignore, infatti, ne ha scritto ed ampli stralci ne pubblica in un post del 27 giugno 2007:
"Molto spesso si sta con, perché si è incapaci di stare senza.
Ovviamente questo modello di dipendenza non può aiutare le persone. La crescita sarebbe così bloccata. È indispensabile - nell'itinerario arduo e complesso del crescere - scoprire la propria sana autonomia che è capacità di essere pienamente se-stessi-sempre".

"È l'accettazione della persona come personale universo. Accogliere, cioè, quella persona come unica, come la sola a cui dare il proprio amore, la propria attenzione, la propria premura, il proprio rispetto. Ancora: a fronte di una responsabile scelta, occorre che vi sia la consapevolezza che non è possibile scegliere altri che quella persona per amarla e onorarla finché morte non separi e ad essa consegnarsi, donare, cioè, se stessi, la propria vita, la propria realtà più intima. Se non è scontata la capacità di darsi all'altro, non lo è neppure la disponibilità a ricevere l'altro.

Tra le modalità strumentali, nelle quali si concretizza l'intenzionalità di accettazione, di accoglienza e di comunione dei partner un valore del tutto speciale ha la comunicazione, al punto tale che la qualità della comunicazione e del dialogo rivela lo stato di salute di una coppia in relazione.
Non dovrebbe creare difficoltà accettare il fatto che per accogliersi davvero è indispensabile conoscersi. E per conoscersi è altrettanto indispensabile rivelarsi: parlare di sé, autorivelarsi, comunicare le proprie idee, i propri interessi; esprimere i valori in cui si crede, le proprie speranze, le proprie attese... Parlare delle proprie convinzioni, del proprio passato, dei propri progetti, dei propri modi di vedere le cose..."


Essendo oltre un catecheta, anche un pedagogo, ed uno fine psicologo, il Monsignore usa il proprio blog per donare al visitatore i suoi sapienti appunti sull'arte educativa come quando in data lunedì 28 maggio 2007 scrive che:
"Con una descrizione plastica si potrebbe dire che l'azione educativa non direttiva è paragonabile a un educatore che con pazienza e disponibilità cammina alle spalle dell'educando, con le braccia tese, senza imbrigliarlo e quasi senza farsene accorgere, pronto a sostenerlo in caso di inciampo o di caduta."

Il sabato 09 giugno 2007 il Monsignore urla il proprio salomonico "Non ci stò!" di fronte alla professoressa palermitana che ha punito un alunno omofobo:
"Credo che la professoressa si sarebbe potuta risparmiare un “metodo correttivo” che di correzione mi sembra non abbia proprio nulla. Di fronte alla gravita (se provata!) degli insulti, il cosiddetto bullo avrebbero meritato ben altro intervento più pedagogico, più persuasivo, più immediato, più coinvolgente la famiglia, il collegio dei docenti, il Capo di Istituto. Insomma un intervento educativo degno di questo nome, che avrebbe costretto tutti i componenti della comunità educante - scuola e famiglia - a farsi carico dei problemi irrisolti dell'alunno.... bullo.

Ma non mi pare che la famiglia del cosiddetto bullo si sia comportata in modo corretto. Denunciare l’insegnante? [...] Tutti possono errare: sbagliano i genitori e sbagliano i docenti!
Ricorrere alla denuncia?
Vuol dire perdere tempo e non intervenire tempestivamente nei confronti di chi ha bisogno di educazione, soprattutto se ha sbagliato gravemente!"


Monsignor Blogger è un appassionato di sondaggistica e di statistica: vivido interesse mostra, il martedì 16 gennaio 2007, verso l'inchiesta che "condotta da Fsp Master, il mensile del Master universitario toscano in giornalismo, ha voluto approfondire il rapporto con i temi del sesso e dell’affettività, degli studenti tra i 19 e i 25 anni. Il risultato è abbastanza sorprendente.
E' vero si tratta di statistiche, che spesso lasciano il tempo che trovano; ma tant'è! Almeno per curiosità vale la pena ... di allungare l'occhio."


Il Mercoledì, 24 gennaio 2007 se la prendeva con un sondaggio rivolto ad un campione 850 maggiorenni italiani sedicenti cattolici che deprecavano come ingerenza il pubblico richiamo della gerarchia cattolica a conformarsi alla morale cattolica:
"La prima riflessione che mi viene da fare è la seguente: sicuri che stiamo parlando di cattolici?
Forse di cattolici autodichiaratisi tali, ma lontani anni luce dalla sequela di Cristo e dell’accoglimento del Suo Vangelo come dovrebbe fare un cattolico.
Come è possibile che dei cattolici si dicano contrari al pronunciamento della Chiesa quando essa mette al centro la persona, l’etica, la morale?"


Lunedì, 30 aprile 2007 a seguito alle minacce di morte al presidente della CEI monsignor Baganco a seguito delle proprie dichiarazioni contro la legalizzazioni di unioni fuori dal vincolo matrimoniale così scriveva il Monsignore :
"Bagnasco è mio amico personale. E’ uomo mite, buono, colto; non senza alcuni tratti di fermezza determinata, soprattutto quando si tratta di difendere e diffondere le verità della fede nell’unico Dio, l’amore alla Chiesa e al Papa.
Mi dispiace per quello che ora sta sopportando.

Ma non posso non andare oltre il fatto.
Sono personalmente convinto che l’Arcivescovo di Genova in tutto questo non c’entra per nulla. Egli è un simbolo; egli è solo il referente; una volta si diceva il “capro espiatorio”.
Qui c’è bel altro!
Qui c’è tutta l’intenzione di far tacere la Chiesa o quanto meno confinarla entro il recinto del privato, del personale, dell’intimistico. Insomma: una fede senza riflessi nella vita personale, sociale e politica.

E tutto questo ha radici e cause ben precise.
Per carità non si vuole muovere accuse dirette a nessuno.
Tuttavia:
- quando da molto tempo, ormai, si continua a voler relegare la Chiesa al silenzio;
- quando si dichiara ovunque, a mezzo stampa e TV, che per parlare la Chiesa dovrebbe rinunciare all’8 per mille;
- quando si urla contro i cosiddetti (dove sono?) poteri forti della Chiesa;
- quando non si protesta contro il blocco delle strade per una manifestazione del gay pride, ma si mostra insofferenza contro l’intralcio del traffico per la processione del Corpus Domini.
- quando si dice che la Chiesa ingerisce nelle faccende dello Stato solo perché grida forte la fede nel suo Dio e invoca il rispetto dell’etica e della morale, ponendosi dalla parte dell’uomo e della difesa dei suoi fondamentali diritti"



Il monsignore non rifugge di trattare temi imbarazzanti come quando mercoledì 18 luglio 2007 tratta dei "preti pedofili" (continuando peraltro a mantenere una irritante posizione "salomonica") ma con un incipit decisamente infelice: "A qualcuno suonerà un po’ strano e ricorderà: l’“Excusatio non petita, accusatio manifesta!” (Un ascusa non chiesta è una accusa indiretta!).
Pur tuttavia lo desidero premettere: non voglio difendere la casta. Desidero esprimere il mio pensiero: sofferto e struggente."

"La Chiesa ha pronunciato la sua “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia dei preti. Anzi il solo sospetto obbliga il Vescovo a estromettere ipso facto anche il presunto pedofilo dallo stato clericale. E i sacerdoti che si macchiano di questo delitto vengono giudicati dallo stesso tribunale ecclesiastico che giudica i crimini sacrileghi contro l’Eucaristia.
Quindi “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia dei preti.

Sia, tuttavia concesso formulare alcune domande.
- C’è proprio certezza giuridica e morale che ogni atto eventuale compiuto da un presunto pedofilo diventato prete sia atto di pedofilia? E’ vero: il prete dovrebbe essere immacolato e santo al cospetto di Dio e dei fratelli.
- Pur condannabilissimo: è proprio vero che ogni atto molesto compiuto da un prete sia configurabile come atto di pedofilia?
- Pur condannabile sotto ogni punto di vista, è pedofilia una azione sessuale compiuta con un quindici/sedicenne?
- Il pubblico non sa che, comunque pur condannabilissimo da parte di un sacerdote, la maggioranza degli abusi sessuali riguardano ragazzi adolescenti configurando così l’atto come omosessuale (cosa che è sicuramente assai riprovevole moralmente, ma sempre meno disgustosa della pedofilia).

Ma c’è di più:
Esiste davvero l’atto pedofilico?
Buona parte delle denunce di pedofilia contro sacerdoti, dopo le indagini di rito, a volte anche il processo, sono risultate infondate.
Con la con sequenza che la vita del prete marchiato ingiustamente di pedofilia risulta per sempre devastata.
Per formulare un’accusa così infamante, occorre procedere con i piedi di piombo.

Al contrario sembra essere diventato un tiro al piccione accusare di pedofilia un prete:
- è sufficiente il desiderio di vendetta di un bambino diventato giovane/adulto
- è sufficiente l’atteggiamento iperprottettivo di una madre,
- è sufficiente l’approssimazione di qualche zelante psicologo….
- è sufficiente la volontà criminale di delegittimare la figura di un prete particolarmente impegnato nel sociale,
- è spesso sufficiente il desiderio di far denaro a qualunque costo
per mettere in piedi un’accusa infamante di pedofilia e mettere costruire un palco diffamatorio.

Ancora:
- Come si possono ricostruire in spirito e verità, obiettivamente e in modo circostanziato, come vorrebbe la giustizia vera, fati avvenuti 35, 40 e più anni prima?
- Come si possono accusare di pedofilia sacerdoti morti da 20/30 anni, che ovviamente non potranno mai esercitare la propria legittima difesa?

Per concludere:
Tolleranza zero nei confronti di tale aberrazione. La pedofilia è un crimine e quella dei preti lo è a un livello di gravità smisurata.

Conveniamo, tuttavia che il sacerdote che dovesse commettere tali aberrazioni è un pedofilo che non sarebbe dovuto mai diventare prete. Per cui è doveroso e legittimo sperare in una formazione seminaristica dei candidati al sacerdozio a 360 gradi.
Nell’incertezza si attenda!
Nella certezza si allontani!"



Dalla letura del suo blog si comprende che il Monsignore è un adamantino ricercatore della verità e pertanto un garantista a 360 gradi, che non può soffrire le gogne mediatiche, come si evince dall'appassionato recente post di mercoledì 19 settembre 2007:

"Lungi da me voler parteggiare per Tizio o per Caio!
Ma poniamo solo il caso che alla fine:
- che don Pierino Gelmini sia innocente, come egli va dichiarando in tutte le sedi;
- che il giovane Alberto Stasi di Garlasco, ora unico indagato per l'omicdio della fidanzata Chiara, sia innocente. Al momento non esiste un solo indizio contro di lui e il Procuratore capo di Vigevano avrebbe dichiarato nel corso di un programma TV che, al momento, il caso potrebbe addirittura essere archiviato.
- che i due preti dell’oratorio di Torino non abbiano non solo mai fatto quello che si attribuisce a loro, ma non abbiano mai conosciuto i detrattori;
- che il fidanzato di Simonetta Cesaroni sia stato ripescato 17 anni dopo solo per la necessità di iscrivere qualcuno nel registro degli indagati;
- che il Vescovo ausiliare di Firenze risulti addirittura estraneo ai fatti di cui risulta indagato e pertantyo sia vera la stima e la solidarietà che a partire dal Cardinale Arcivescovo gli sono tributate;
- che la Curia di Siena con il suo Arcivescovo non c’entri affatto con quello che un quotidiano ha scritto stamattina ….

E' possibile no? Al momento per nessuno vi sono certezze!
Ebbene: se tutto questo alla fine si rivelasse un palco accusatorio destituito di ogni certezza, a costoro la loro dignità chi gliela restituirà?

Ripeto; non conosco proprio alcuno di coloro di cui sto parlando, eppure mi sento di dire che il processo mediatico della stampa e della TV a loro carico è indegno!"



Concludo con un accenno alle -profetiche!- riflessioni augurali che il giorno di S.Silvestro il Monsignore blogger si poneva in vista dell'anno 2007 :

"Fa più rumore un albero che cade, che migliaia di alberi che crescono nella foresta.
Così un saggio proverbio.
Questi i semi di speranza per il 2007.
[...] Eppure c’è motivo di sperare; trovare ragioni di speranza per continuare a vivere e amare. Per questo c’è motivo di ringraziare.
Vi potrà essere chi ringrazia la propria buona stella,
chi ringrazia la sorte
chi ringrazia il “proprio dio” qualunque sia il suo nome.

Io ringrazio il mio Dio, Padre del Nato di Bethlem: Gesù Cristo.
Spero siano molti che si associano a me per dire grazie:

1°. Perché siamo oggetto dell’amore infinito di Dio. Anche se apparentemente Dio sembrasse assente, Lui c’è. Non tutto possiamo capire, anche perché – come ricorda S. Agostino - se potessimo comprendere Dio, Dio non esisterebbe. Certamente ciascuno ha scoperto l’amore del Padre nel corso di quest’anno che se ne va. Forse non avremmo voluto essere…. amati così, ma così Dio ci ha amati e l’amore l’abbiamo sentito.
[...]
Non posso non pensare – nel bilancio di un anno che se ne va – a ciò di cui mi sono vergognato e mi dolgo:

- l’egoismo
- il falso perbenismo
- la paura del diverso
- il vile, quieto vivere
- la mediocrità
- l’intimismo della mia fede anziché la chiara visibilità che avrei dovuto darne

Come sarà il 2007?
Ognuno faccia il proprio buon proposito."

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venerdì, giugno 08, 2007

Logos spermatikòs

Sive: "CRIMEN... TUBAZZIONIS"

(Tubi che perdono e preti pedofili:
la signora Pina e i problemi interni della Chiesa
)

"...C’ho tutta la casa allagata, padre.”

“Figliola mia, che disgrazia, che disgrazia! È una dura prova, ma nulla che non si possa sopportare con cristiana rassegnazione!”

“Padre, c’ho mio marito a casa, con i piedi a mollo e la cucina allagata: glielo spieghi lei ‘sta cosa della cristiana sopportazione, che lui sta già tirando giù a furia di bestemmie tutti i santi del Paradiso e anche qualche beato ancora in lista d’attesa!”

“Uh ma che carattere, è peccato mortale!”

“Ha detto che chiama i pompieri!”

“I pompieri? Ma figliola, suvvia, ragioniamo, questo sono faccende interne fra me e te, si possono risolvere così, tra noi. Vorremo mica mettere in mezzo l’autorità…”

“Eh, ma don Filippo, ci sono i danni….”

“Danni, danni… eccoli là, subito a far questione di quattrini! Adesso, con calma, chiamo il vescovo, poi facciamo un bel sopralluogo con i nostri esperti, apriamo un faldone….”

“Ma non è meglio che chiamiamo l’idraulico che cambia il tubo?”

“Cambiare, cambiare, anche questo povero tubo, un po’ di cristiana comprensione…chiamiamo il sagrestano che ci mette un po’ di silicone e lo lasciamo lì….”

“Ma, padre benedetto, son due anni che mette il silicone ogni settimana, e il tubo perde sempre, glielo avevamo già detto! È lei che non lo vuole sostituire. Mio marito l’ha detto e ridetto che tutto l’impianto idraulico è da rifare, bisogna controllare i tubi uno ad uno, ma lei non vuol sentire! Se chiama i Vigili del fuoco le mettono sotto sequestro tutta la canonica!”

“Oh ma insomma, adesso basta, l’ho capito tuo marito, eh? Di’ un po’ quant’è che non si vede a messa?”

“Padre, ma non ho capito, che c’entra?”

“E la tua figliola, ne vogliamo parlare della tua figliola? Non vive da due anni con il suo ragazzo, eh?”

“Ma padre…”


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giovedì, maggio 24, 2007

...entre todas las Mujeres! [15]


Mentre il mondo politico esternava il proprio alto consiglio invitando alla concordia e al dibattito "democratico nel rispetto di tutte le componenti"; mentre sui giornali cattolici e laici divampava la polemica; mentre nascevano petizioni per chiedere alla Rai di non acquistare i diritti del documentario "Sex crimes and the Vatican" della Bbc; mentre i comitati etici, i comitati di garanzia, i sindacati dei giornalisti (per non parlare della Blogosfera!) levavano la loro voce pro o contro la volontà di Michele Santoro di mandare in onda il tristemente noto servizio giornalistico britannico ecco che "Sex crimes and the Vatican" è stato mandato in onda mercoledì 22 maggio sulla televisione locale romana "TeleDonna" nella più totale indifferenza mediatica :
Che bisogno c'era di fare tanto fracasso per il video della BBC (che merita il massimo rispetto, ma è pur sempre la TV di Stato di un paese tradizionalmente anticattolico) sui preti pedofili, che Michele Santoro ha intenzione di trasmettere nel suo programma "Anno Zero"? Bastava sintonizzarsi ieri sera su TeleDonna (una piccola emittente laziale collegata al Partito dei Consumatori, che tradizionalmente ospita invettive antiberlusconiane e manifestazioni di solidarietà nei confronti dei cosiddetti "eroi cubani", finita di recente nel mirino del Ministero delle Comunicazioni per le violazioni al Codice di autoregolamentazione a tutela dei minori), dove scorrevano indisturbate le immagini di "Sex Crimes and the Vatican", con le confessoni delle vittime intervistate e le invettive dei loro legali...

Preti pedofili: Teledonna "brucia" Santoro (e la montagna partorisce un topolino)

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martedì, maggio 22, 2007

Amicus Plato sed magis amica Santippe, V


La BBC nel 2006 mandò in onda un reportage sugli abusi sessuali dei preti cattolici in Irlanda, Stati Uniti e Brasile o meglio sull'esistenza di precisi ordini dati dal Vaticano per occultare i fatti e così "salvare" i preti pedofili. La tesi venne immediatamente e apertamente sconfessata dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò la Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI."

Guarda caso, subito dopo il grande successo del "cattolico" Family Day ecco che alcuni giornali hanno annunciato che uno dei video più scaricati da Video Google era proprio quel servizio giornalistico della BBC, messo in rete e appositamente sottotitolato in italiano da Bispensiero (sito di amici siciliani di Beppe Grillo), chiedendosi retoricamente come mai quella inchiesta giornalistica non era mai stata trasmessa dalle TV italiane (come se ci fosse una convenzione internazionale che obbligasse Rai, Mediaset e La7 a ritrasmettere i programmi della BBC!).

Da un punto squisitamente giornalistico "le notizie" riportate dalla BBC sono assi datate: l'esplosione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto la Chiesa cattolica in Irlanda e negli Stati Uniti risale al 2001 ed anche del prete pedofilo brasiliano che aveva scritto un piccolo trattato su come attirare le sue ingenue vittime ebbe a suo tempo giustamente ampio risalto sui Media.

E' purttroppo assolutamente evidente a chiunque che dai processi per pedofilia contro membri del clero cattolico emerge tristemente che i vescovi o i superiori religiosi spessissimo avevano già ricevuto segnalazioni da parte delle vittime di abusi e dai loro familiari e per mettere la cosa a tacere avevano trasferito il presunto pedofilo ad altra parrocchia (e al massimo magari ordinando di sottoporsi a qualche colloquio psicologo).
Non c'è bisogno però di ipotizzare un codificata strategia vaticana che imponesse ai Vescovi di insabbiare il tutto. Il recente dibattuto, presunto e clamoroso caso di pedofilia a carico delle maestre di Rignano Flaminio ne è un esempio magistrale: sia le maestre accusate sia le colleghe non fanno altro che piangere la loro estraneità a i fatti, mentre sia il sindaco e i cittadini del piccolo Comune alle porte di Roma - pur non essendo degli ecclesiastici- non fanno altro che provare fastidio per tanto clamore senza dolersi troppo per i bambini abusati ma anzi screditando la validità delle testimonianza degli infanti!

Quando i casi di pedofilia travolsero la Chiesa statunitense e molti vescovi e pure un cardinale dovettero dimettersi, Giovanni Paolo II intervenne emanando "Motu proprio" la Lettera Apostolica "Sacramentorum sanctitatis tutela" cioè un nuovo documento in cui tra le più gravi colpe di un prete veniva ribadita anche la pedofilia che veniva ancor di più sanzionata e per questo -a norma del Codice di diritto canonico- entrava a far parte di quei "delitti" che per la loro gravità non erano più demandati al giudizio del vescovo locale ma riservati immediatamente alla Santa Sede (ovviamente per "riservati" non si intende che questi non debbano essere resi pubblici ma si parla del fatto quei preti che peccano gravemente contro il sacramento dell'Eucaristia e della Confessione non possono essere assolti da nessun prete e nemmeno dal vescovo ma che sono “avocati” al Papa: cioè che la loro estrema gravità solo il Papa può "giudicare"!).

A questo documento pontificio -che è indirizzato ai vescovi- venne allegata una lettera del Cardinal Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, in cui dopo aver elencato i delitti "riservati alla Santa Sede" si puntualizza che "Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere" e così si veniva a modificare la precedente normativa poiché "l'istruzione "Crimen sollecitationis" finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici".

Il 18 maggio 2001 ecco che, mercé l'Eminentissimo Ratzinger, l'universo mondo veniva a conoscenza di una Istruzione del Sant'Uffizio che spiegava come indagare, processare e nel caso punire quegli ecclesiastici che si erano macchiati del "Crimen sollecitationis" cioè "crimine di provocazione": ovvero avessero usato della loro autorità in Confessione per costringere il penitente ad avere rapporti sessuali e, più in generale, nei casi di denunce di chierici che avessero avuto rapporti sessuali con donne, uomini, bambini e animali.

E' evidente che nel 1962, vista la delicatezza dell'argomento, ai vescovi era comandato che l'istruzione fosse:
"servanda diligenter in archivio secreto Curiae pro norma interna non pubblicanda nec ullis commentariis agenda".

In un'epoca in cui anche i decreti pontifici con cui si autorizzava l'uso delle lingue e delle danze indigene nelle messe dei Paesi di Missione dovevano essere dai vescovi tenuti segreti, sotto pena di scomunica, figurarsi se il Vaticano poteva rendere noto all'opinione pubblica che c'era la possibilità che dei preti avrebbero potuto avere rapporti sessuali con animali!

La tesi del progranna della BBC «Sex crimes and Vatican» è che il "crimen sollecitationis" fosse il documento che istruiva i vescovi su come insabbiare le accuse di pedofilia e che comandasse la rimozione "per promozione" del prete pedofilo come strategia abituale per mettere a tacere le dicerie ed inoltre si desse istruzione di fare pressione psicologica sulle vittime per evitare che parlassero.
Non solo! Il nuovo documento del 2001, avocando a Roma le inchieste per accuse di pedofilia non avrebbe fatto altro che aumentare l'omertà della Chiesa cattolica in materia e accrescere la mafiosa e criminale protezione dei preti pedofili: "deus ex machina" di questa diabolica strategia non sarebbe altri che il pontefice "ccioiosamente" regnante, per vent'anni prefetto dell'ex-Sant'Uffizio!

Nella più totale ignoranza dei metodi "inquisitoriali" di Santa Romana Chiesa si è fatto passare il richiamo alla discrezione e alla segretezza che indagini tanto delicate impongono con il comando di sottrarre alla giustizia civile e penale i chierici colpevoli di abusi sessuali tanto che negli Stati Uniti qualcuno ha chiesto di processare "il cittadino" Ratzinger con l'accusa di aver voluto intralciare la giustizia americana.
Ovviamente a prendere la palla al balzo ci pensarono quei laidi laici dei Radicali italiani che nel 2005 organizzarono una conferenza stampa in Texas cui parteciparono l'avvocato David Shea, il legale di Houston che denunciò in sede civile il cardinale Joseph Ratzinger davanti alla Corte distrettuale del sud del Texas per la presunta copertura data ai membri del clero responsabili di abusi sessuali; Maurizio Turco, Segretario di Anticlericale.net ed ex deputato, il deputato Daniele Capezzone; l'europarlamentare Marco Cappato e Rita Bernardini attualmente Segretario dei Radicali Italiani (olè!)!
Si vede che dopo il fallimento politico della contro-manifestazione dell'orgoglio laico di piazza Navona del 12 maggio non c'era di meglio da fare che rimestare nel torbido per far passare il messaggio che è meglio affidare i propri figli ad una coppia di gay, atei materialisti dialettici e fumatori di spinelli che invece mandarli all'Oratorio dei preti!


Però a me una cosa non è chiara della ricostruzione storica operata dai giornalisti della BBC: se la Chiesa cattolica ha per cinquant'anni coperto i preti pedofili, come proverebbe il documento approvato "ex audentia Santissimi die 16 Martii 1962", perchè il grande colpevole "storico" deve essere individuato nel cardinal Ratzinger?

Quando il beato e "papa buono" Giovanni XXIII emanò quel "documento pro-pedofili" Joseph Ratzinger era solo un prete professore "progressista" di teologia in Germania.
E' pur vero che dal 1981 divenuto prefetto il cardinal Ratzinger non modificò quella legislazione canonica ma bisogna ricordare che il superiore del prefetto della congregazione della Dottrina della fede è il papa in persona; Karol Woytjla "il buono" "il bravo" e "il bello", avrebbe potuto sin dal primo giorno del suo pontificato, abrogare quella normativa di cui sicuramente doveva essere a conoscenza sin dal 1962 poichè all'epoca era già vescovo in Polonia!

Non solo, se come sostengono i curatori di «Sex crimes and Vatican» le nuove norme emanate da Giovanni Paolo II nel 2001 hanno ancor di più aumentato la protezione ecclesiastica verso i preti pedofili ciò non solo aggraverebbe il giudizio sull'operato di Ratzinger ma ancor più nei confronti di un Karol Wojtyla falso e ipocrita che nei suoi discorsi ufficiali deprecava e condannava la pedofilia chiedendo ai vescovi di usare "tolleranza zero" verso i preti pedofili e contemporaneamente imponeva agli stessi vescovi una legislazione canonica che andava nel senso opposto!

Ragion per cui se la tesi dei giornalisti della BBc fosse vera non solo Benedetto XVI sarebbe un mostro ma anche i suoi predecessori "di santa memoria" non avrebbero avuto un contegno meno mostruoso! Si chieda pertanto di sospendere il processo di beatificazione del servo di Dio Karol Woytjla seduta stante.
Se Pio XII non viene considerato degno di essere elevato agli altare per la semplice ragione che, pur aiutandoli concretamente, non fece nessun proclama ufficiale contro l'olocausto degli ebrei, come si potrà senza scrupolo di coscienza beatificare chi fu il sommo connivente per (almeno) 27 anni dei crimini dei preti pedofili?

E, soprattutto, se Giovanni XXIII non solo "si è degnato di approvare e confermare questa Istruzione" ma ha anche comanda che quelle norme fossero "rispettate" (sic!) come lo si potrà continuare a considerare un santo distributore di miracoli per i suoi milioni di devoti? Si proceda pertanto all'eliminazione del suo nome dall'albo dei beati, il suo corpo incorrotto venga sottratto alla venerazione dei fedeli, bruciato, e le sue ceneri sparse nel Tevere!

Se a lor signori giornalisti della BBC tali richieste parranno esose e spropositate vorrà dire che anche Benedetto XVI potrebbe -il più tardi possibile!- essere un degnissimo candidato agli onori degli altari!

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sabato, maggio 19, 2007

DEVOTIO MODERNA [6]

Bologna "la rossa" nasconde un segreto: la secolare devozione per la Madonna di San Luca che la veglia dall'alto del Santuario sul Colle della Guardia.
Una settimana all'anno, però, la Madonna scende in città ai primi vespri della V domenica dopo Pasqua e questo accade sin dal 1433, quando era vescovo di Bologna il beato Nicolò Albergati.
La venerata immagine, dunque, scende processionalmente nel pomeriggio del sabato dal colle della Guardia, percorrendo il portico -composto da seicentosessantasei arcate- edificato tra il 1706 e il 1715. Viene accolta dal Cardinale Arcivescovo, dal clero e da tutta la città a Porta Saragozza; poi l'Icona, traversando il centro di Bologna, viene condotta in solennissimo corteo sino alla Cattedrale di San Pietro, dove resterà fino alla domenica dell’Ascensione quando con simile processione il clero e il popolo scortano la loro celeste patrona fino al varco di Porta Saragozza (dove comincia -assai ripida!- la salita al Santuario).

Durante la settimana di permanenza in città la Santa Vargine accoglie nella Cattedrale di San Pietro il popolo fedele, uscendo solo nel pomeriggio del mercoledì per fare un salto al Duomo di San Petronio dove per l'intercessione della Madre di Dio viene impartita la benedizione solenne a tutti i bolognesi.


Nell'anno di Grazia 2007 qualcosa è andato storto: cadendo l'annuale "discesa" il 12 maggio e cioè in concomitanza con la manifestazione del Familiy Day di Roma alcune decine di "fedeli" di Rifondazione Comunista e dei Verdi hanno salutato il passaggio della processione della Madonna di San Luca alzando cartelli di contestazione alla CEI lamentando l'ingerenza clericale che affliggerebbe l'Italia.

I laici ed "illuminati" disturbatori non sono stati graditi nè a Destra ma nemmeno a Sinistra tant'è che il Sindaco Cofferati ha lamentato la "interferenza vistosa ai danni di un culto molto sentito dai bolognesi". Il "rosso" sindaco della "rossa" metropoli romagnola era infatti menbro di quella processione (con tanto di fascia tricolore) al fianco del purpureo arcivescovo Caffarra: "Le manifestazioni religiose - ha detto Cofferati - non devono essere mai disturbate. I promotori delle contestazioni devono fermarsi a riflettere".

Rifondazione Comunista e i Verdi hanno riflettuto e poi hanno risposto che si era trattato solo di una fortuita casualità che l'iniziativa dell'orgoglio laico "alla bolognese" incrociasse lo storico percorso della plurisecolare processione cattolica.

Poi arriva il giovedì 17 che oltre ad essere uno di quegli otto giorni in cui La cattedrale di Bologna accoglie i devoti della Santa Vergine, è anche la giornata mondiale contro l´omofobia dalchè i 350 iscritti alle associazioni gay e lesbiche di Bologna -essendo come suol dirsi: "dell'altra parrocchia"- per evitare di "incontrare per caso" la Madonna di San Luca hanno scelto di recarvici in corteo: sgranando la lista dei morti per omofobia intercalati da poco devote invocazioni a monsignor Bagnasco, presidente della CEI.

Poichè "Lo zelo per la Tua casa mi divora" l'Eminentissimo Caffarra non ha posto tempo in mezzo per biasimare l'accaduto:

"L’incivile gazzarra avvenuta ieri davanti al portone della Cattedrale, spalancato per permettere ai fedeli l’accesso per pregare davanti alla venerata immagine della Madonna di San Luca, resterà come una macchia che non si cancella nella storia luminosa e commovente dell’amore di Bologna verso la sua Patrona.
Ieri la città è stata offesa.
E’ stata offesa nel suo sentimento religioso profondo; un sentimento che davanti all’immagine della Beata Vergine sempre sa accantonare divisioni politiche e disuguaglianze sociali, ricomponendo il consorzio umano nella più profonda unità dell’amore orante a Maria.
E’ stata offesa anche nella sua tradizione civile che ha sempre visto nella Madonna di San Luca il suo più alto vessillo identitario; una tradizione mai interrotta in 531 anni di discese della Venerata Immagine dal Colle della Guardia. E’ stata offesa nella sua virtuosa e permanente pratica della tolleranza e dell’ordine civico.
Ed è tanto più grave che tale incivile manifestazione, nella quale sono state esibite persino scritte al limite del blasfemo, abbia avuto per protagonisti anche due deputati al Parlamento nazionale e alcuni esponenti politici locali.
Come Vescovo di questa città, ritengo doveroso denunciare che simili episodi sono segno evidente di un degrado civico prima d’ora qui sconosciuto, e richiamare le autorità cui compete a far rispettare quelle regole di convivenza che la città e la Nazione si sono date per il bene comune.
Invito i fedeli e tutti coloro che tengono tra gli affetti più preziosi quello per la Madonna di San Luca a pregare perché il Signore conforti chi – autorità ecclesiastiche e semplici fedeli – ieri è stato oggetto di dileggio e di offese, e perché Egli si lasci incontrare con il suo perdono, sulla via della conversione del cuore, da chi ha agito forse senza sapere quello che stava facendo.


Bologna, 18 maggio 2007
+Carlo Card. Caffarra
Arcivescovo Metropolita di Bologna

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martedì, maggio 15, 2007

A SECRETIS, II

Ovvero: la paura fa 90!



Sul quotidiano LIBERO del 12 maggio 2007, alla vigilia del novantesimo anniversario della prima apparizione della Santa Vergine a Fatima, in un suo articolo il buon Antonio Socci come un novello Giobbe ha espresso tutte le sue doglianze contro le invettive lanciategli contro nientemeno che dall'Eminentissimo Bertone Segretario di Stato di sua Santità.

Socci è l'autore di un ormai celeberrimo panphlet "Il quarto segreto di Fatima" che analizza la suggestiva ipotesi di un terzo segreto composto di due parti: il testo della visione pubblicata nel 2000 e un testo con le parole della Santa Vergine a commento della visione (cioè il "vero" segreto) ancora secretato.

Il libro, che è stato assunto ad un clamore ed una fama certamente insperata dall'autore, ha il suo punto di forza proprio nella sincera ed autobiografica analisi della propria costernazione di fronte (alle incongruenze tra ciò che per quarant'anni era trapelato intorno al Terzo Segreto di Fatima e cio che poi si è rivelato essere), e soprattutto, alla mancanza di trasparenza con cui monsignor Tarcisio Bertone, l'allora Segretario della Congregazione per la dottrina della Fede, aveva gestito la pubblicazione del segreto e massimamente i suoi incontri di ore con la nonagenaria Suor Lucia di cui ben poco è trapelato.

E' capitato spessissimo, con suor Lucia viva ma soprattutto con suor Lucia morta, che se qualcuno avanzi un'ipotesi temeraria o meno sulla vicenda delle apparizioni di Fatima ecco subito scendere in campo monsignor Bertone nel frattempo divenuto cardinale di Genova e e poi Segretario di Stato vaticano, a puntualizzare, smentire, chiarificare la verità dei fatti in virtù di ciò che Suor Lucia gli ha detto nelle lunghe ore di "interrogatorio" cui fu sottoposta per mandato di Papa Giovanni Paolo II il quale con una missiva rassicurava la veggente di rispondere senza reticenze al monsignore inviatio da Roma.

Niente vieta di credere in buona fede alle dichiarazioni del cardinal Bertone anche se è opinione non condannabile quella di chi ritiene che colloqui così importanti avrebbero dovuto essere registrati accuratamente, e che se sono stati verbalizzati (cosa di cui Bertone diede indiretta conferma in un'intervista dopo la morte di suor Lucia) avrebbero dovuto essere resi pubblici dato che "l'interrogatorio" cui Bertone sottopose la novantenne carmelitana riguardava solo ed esclusivamente il cosiddetto "terzo segreto di Fatima" intorno al quale dopo il 13 maggio 2000 non ci dovrebbero essere più segreti.


Così si angustia il buon Socci:
"Che errore. Chissà perché il cardinal Bertone si è cacciato in questo guaio mettendo nei pasticci il Vaticano.
Personalmente dovrei essere strafelice che il Segretario di Stato (quindi il numero 2 della Chiesa) abbia pubblicato un libro, "L'ultima veggente di Fatima", per ribattere al mio "Il quarto segreto di Fatima". È un unicum. Neanche Dan Brown ha avuto un tale onore. Evidentemente quelle mie pagine devono scottare molto. Al prelato è scappata la frizione perché - con tanti saluti alla carità cristiana - inveisce contro di me: le mie sarebbero «pure farneticazioni», la mia inchiesta farebbe il gioco «dell'antica massoneria per screditare la Chiesa» ...

...
Ma qual è il cuore della nostra diatriba? Sta in questa domanda: il famoso "terzo segreto" di Fatima, contenente la profezia di ciò che dovrà accadere alla Chiesa e al mondo nel futuro prossimo, è stato pubblicato per intero nel 2000? Io ho cominciato la mia inchiesta convinto che fosse così. Poi mi sono reso conto che i fatti dicevano il contrario. Ne ho dovuto lealmente prendere atto, dichiarandolo e rilevando un quantità incredibile di "buchi" e contraddizioni della versione ufficiale. "


Ben si vede che il cardinal Bertone ha letto il panphlet socciano dove nella narrazione della secretazione ed ella dissecretazione del "terzo segreto" coloro che fanno meno bella figura sono papa Giovanni XXIII e Bertone.
Quest'ultimo, a differenza del "Papa Buono" a propria discolpa non può vantarre l'aureola della santità nè la mitezza di carattere.

Prova che la lettura de "Il quarto segreto di Fatima" ha provocato a Sua Eminenza un gran "giramento dei santissimi" è l'aver ingaggiato il vaticanista di Raiuno Giuseppe de Carli per un libro-intervista da contrappore al libro di Antonio Socci. Ecco pertanto vedere le stampe per le edizioni Rizzoli "L'ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia" in cui l'Eminentissimo racconta per l'ennesima volta tutta la verità sui suoi incontri con suor Lucia. Fa problema che ogni volta che il cardinal Bertone assicura di dire "tutto" su Fatima aggiunge sempre qualcosa di nuovo!

Di ciò continua a dolersene Socci: "A Bertone, che da monsignore ebbe una parte da protagonista nella pubblicazione del segreto fatta nel 2000, chiesi un colloquio nel corso dell'inchiesta.
Pur conoscendomi bene, me lo negò e anzi si attivò subito per pubblicare un libro di risposta al mio. Come poi ha fatto in questi giorni (il 13 maggio è il 90° anniversario delle apparizioni).
Il problema è che questo libro non dà neanche una risposta agli interrogativi. E anzi pone ulteriori problemi.

Ho provato addirittura imbarazzo a leggere una cosa tanto pasticciata e autolesionista.
Per qualunque autore sarebbe un colpo eccezionale vedersi attaccato personalmente dal Segretario di Stato vaticano senza uno straccio di argomento. Ma per me è un disastro, perché mi sento prima cattolico che giornalista.

Avrei preferito aver torto marcio ed essere confutato. Oppure avrei voluto che la Santa Sede si decidesse a rivelare tutta la verità sul "terzo segreto" di Fatima, pubblicando - come la Madonna aveva chiesto - la parte ancora nascosta. Altrimenti avrei preferito essere ignorato, snobbato, boicottato. L'unica cosa sbagliata, l'unica cosa da evitare è precisamente ciò che Bertone ha fatto: esporsi pubblicamente senza rispondere a nulla e anzi aggiungendo trovate disastrose. Per lui e per il Vaticano.

Innanzitutto c'è il problema della "gestione" della testimone di Fatima, suor Lucia: per anni tutti hanno potuto strologare su Fatima tranne lei che dal 1960 è stata silenziata dal Vaticano. Cosa si temeva? Prima della pubblicazione del testo, nel 2000, il papa invia Bertone dalla suora, a Coimbra. Lo invierà ancora una volta nel novembre 2001. Infine il prelato tornerà da lei nel dicembre 2003. Questi tre colloqui erano la grande occasione perché l'unica veggente in vita, ormai quasi centenaria, lasciasse a tutti i cristiani e all'umanità la sua completa e preziosissima testimonianza sulla più importante apparizione mariana della storia. Un'opportunità epocale. Anche per mettere a tacere tante voci e leggende e per proteggere il Vaticano da accuse di manipolazione, Bertone avrebbe dovuto registrare (magari anche far filmare) questi eccezionali colloqui da lasciare ai posteri. O quantomeno disporre di verbalizzare tutto, domande e risposte, da far firmare alla veggente. Per evitare future e prevedibili contestazioni. Ma incredibilmente questi tre interrogatori, della durata - dice il prelato - di «almeno dieci ore», non furono né registrati, né filmati, né verbalizzati.

Il prelato ci spiega oggi che lui «prese appunti».
Così nei documenti ufficiali di Fatima sono riportate solo poche frasette attribuite alla suora, frasi di discussa credibilità e per nulla esaurienti perché le domande decisive, quelle che servivano per chiarire tutti i dubbi, non le furono poste, o almeno non sono riportate da Bertone ...

...
E quel che è peggio attribuisce oggi alla suora - che nel frattempo è morta e non può smentire nulla - delle frasi che non furono riportate nel resoconto ufficiale del 2000. Secondo Bertone la suora avrebbe detto, davanti al testo del 2000, che «questo è il Terzo Segreto», «l'unico testo» e «io non ho mai scritto altro».
Perché una frase così importante non fu riportata da Bertone nella pubblicazione ufficiale? E perché il prelato non chiese alla veggente se aveva mai scritto il seguito delle misteriose parole della Madonna sospese dall'eccetera («In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede ecc») che sono sempre state considerate dagli esperti l'incipit del Terzo Segreto?

Davvero strano. Come l'altra frase che oggi - e solo oggi, morta la veggente - il prelato le attribuisce, secondo cui suor Lucia, quando seppe dell'attentato al papa del 1981, «pensò subito che si era attuata la profezia del Terzo Segreto». Perché mai una conferma così decisiva non fu riportata nel resoconto ufficiale? Perché nel dossier vaticano, che pubblicava il testo della visione (col «vescovo vestito di bianco ucciso»), nessuno - né suor Lucia, né i cardinali Sodano e Ratzinger e neanche Bertone stesso - scrisse esplicitamente che l'attentato del 1981 era la realizzazione del Terzo Segreto?
E perché Ratzinger disse che tale interpretazione era solo un'ipotesi e non c'erano «interpretazioni ufficiali» della Chiesa, mentre oggi Bertone pretende di imporla come versione ufficiale?
E perché suor Lucia, nella lettera al pontefice allegata al dossier vaticano, scritta nel 1982, quindi un anno dopo l'attentato, spiegò che «non constatiamo ancora la consumazione finale di questa profezia» (del Terzo Segreto), ma che «vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi»?
Perché in quella lettera al pontefice Lucia non fa menzione dell'attentato appena verificatosi se proprio quello era la realizzazione del Segreto?

C'è chi ha sostenuto che Bertone non abbia registrato, né verbalizzato i colloqui con la veggente perché ne sarebbero emerse pressioni psicologiche, sulla suora di clausura, per indurla ad avallare certe tesi.
Mi è tornato in mente leggendo la pagina del libro di Bertone dove il cardinale ricorda che ad un certo punto la veggente era «irritata» e gli disse: «Non mi sto confessando!».
A cosa poteva rispondere con queste dure parole Lucia? Forse qualcuno ricordava all'anziana suora di clausura il potere ecclesiastico e ventilava «non assoluzioni»? Non si sa, perché il prelato - che ricorda bene la risposta (per le rime) della suora - dice di aver «rimosso» (testuale) la sua domanda. È evidente che il "quarto segreto" di Fatima (ovvero la parte nascosta del terzo) esiste e nel mio libro penso di averlo dimostrato...


...Non ho spazio qui per elencare tutte le gaffe del libro. Ma qualcuna sì. Bertone c'informa per esempio che «suor Lucia non lavorò mai col computer». Notizia preziosa perché in un'intervista alla Repubblica del 17 febbraio 2005 aveva dichiarato che Lucia «usava alla fine perfino il computer». La cosa allora serviva ad accreditare certe lettere del 1989 di suor Lucia che non erano auto- grafe e contraddicevano quanto aveva detto in precedenza sulla «consacrazione della Russia».

È curioso che il Segretario di Stato nel suo libro accrediti pure la voce che Gorbacev, nella storica visita a papa Wojtyla del 1° dicembre 1989, «abbia fatto mea culpa» davanti al papa, quando fu ufficialmente smentita dalla Sala Stampa vaticana il 2 marzo 1998. Del resto Bertone oggi accredita come autentiche addirittura le esplosive dichiarazioni sul Terzo Segreto attribuite a Giovanni Paolo II a Fulda nel novembre 1980, quando esse furono smentite sia dalla Sala Stampa vaticana che dal cardinal Ratzinger («questo incontro a Fulda è falso, non ha avuto luogo e il papa non ha detto queste cose»).
Del resto Bertone si premura di dire che «l'interpretazione del cardinal Ratzinger» relativa al Terzo Segreto «non era un dogma di fede». Ma lascia che il suo intervistatore presenti il Bertone-pensiero così: «le sue parole, davanti a tante interpretazioni del messaggio della Madonna..., sono l'imprimatur di una versione definitiva». Addirittura superiore a Ratzinger..."

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giovedì, aprile 26, 2007

ADVERSUS HAERESES, XI


Alle ore 17:12 del 20/04/2007 sulla prima pagina di Televideo Rai appare la notizia: "Papa, abolito ufficialmente il limbo
Il "limbo" è stato abolito ufficialmente dalla Chiesa. Oggi è stato pubblicato un documento della commissione teologica internazionale, approvato dal Papa, afferma che il tradizionale limbo, il luogo dove i bambini non battezzati vivono per l'eternità senza comunione con Dio, riflette una visione eccessivamente restrittiva della salvezza."

Stupice il clamore che un documento di una commissione teologica può suscitare in noi uomini e donne mondani e carnali che solitamente poco ci curiamo dei nostri eterni destini!

Ad un estremo ci sono dei patetici cattolici "progressisti" che si son compiaciuti per un ulteriore nuovo "passo avanti" della Chiesa beandosi al pensiero che tra ottocento anni la Chiesa potrà anche mutare la dottrina ufficiale sulla pillola e sul preservativo; dall'altro i cattolici e i non cattolici (oltre ai cattolici distratti) che pensano che è stato abolito il Limbo tout court e quindi d'ora in poi dovrà essere considerata una fola la post mortem discesa di Cristo al Limbo.

Poi oltre a pochi analisti laici intelligenti ci son quelli per cui l'abolizione del dantesco "castello degli spiriti magni" è l'ulteriore prova provata che il papa non è infallibile e che la fede cattolica una fandonia.
Mi aspetto ti trovare quanto prima fresco di stampa un nuovo libercolo di Piergiorgio Odifreddi dal titolo "Perchè non possiamo essere lambiti dal Limbo" in cui il razionalista illuminato, usando il più puro metodo scientifico, smaschererà tutte le menzogne della Chiesa cattolica indicando punto per punto i passi in cui la dottrina cattolica si è distaccata da ciò che invece ha scritto Dante Alighieri della Divina Commedia.

(Avrei voluto nei giorni scorsi e vorrei adesso scriverne molto più diffusamente -e mi auguro di farlo prima o poi- ma per alcune settimane questo blog dovrà... "riposare nel seno di Abramo")

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domenica, aprile 22, 2007

Fare le scarpe al Papa



Essendosi definitivamente conclusa grazie a Giovanni Paolo II l'era in cui i papi, anche se non più prigionieri in Vaticano, poco amavano allontanarsi dall'Urbe, ecco che persino il neoeletto Benedetto XVI, pur avendo piena coscienza d'aver poco la vocazione d'arringatore di folle, si mise subito a progettare possibili viaggi apostolici manifestando immantinente ai suoi collaboratori il desiderio ardente di potersi recare a Pavia per venerare le reliquie del suo "maestro" sant’Agostino sul quale si era formato e sul quale si era laureato in teologia nel lontano 1953 con la tesi poi pubblicata col titolo "Popolo e casa di Dio in Sant' Agostino".


Il vescovo di Vigevano monsignor Claudio Baggini quando venne a sapere che Benedetto XVI sarebbe andato a Pavia per pregare sulla tomba di sant’Agostino fece notare con discrezione che quella di Vigevano era rimasta l’unica diocesi a non essere stata visitata da Giovanni Paolo II.
Il sedici volte Benedetto, dovendo essere questa la prima visita pastorale ad una diocesi italiana, cogliendo la portata simbolica, ha ben gradito di far precedere la visita a Pavia con una tappa nella vicina Vigevano dove, affacciandosi dal balcone dell'episcopio, è stato sommerso dalle ovazioni quando ha mirabilmente sottolineato la dottrina della Succesione Apostolica : "Qui a Vigevano, l’unica Diocesi della Lombardia non visitata dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, ho voluto dare inizio a questo mio pellegrinaggio pastorale in Italia. Così, è come se riprendessi il cammino da lui percorso per continuare a proclamare agli uomini e alle donne dell’amata Italia l’annuncio, antico e sempre nuovo, che risuona con particolare vigore in questo tempo pasquale: Cristo è risorto! Cristo è vivo! Cristo è con noi oggi e sempre!"

Comprensibile la "crante ccioia" dei cattolici lomellini che non vedevano un papa da quasi 500 anni, da quel giorno del lontano 1418, quando Martino V Colonna, in viaggio verso Roma di ritorno dal Concilio di Costanza che lo aveva eletto papa, si accampò qualche ora fuori le mura di Vigevano per ristorarsi.

Nella sosta di poche ore di Joseph Ratzinger a Vigevano- che non è stata in ciò dissimile da quella di quell'Oddone che lo aveva preceduto cinquecento anni prima- forse non ha saputo che la municipalità per solennizzare il cinquecentennale evento non ha trovato nulla di meglio della esposizione: Le «Scarpe dei Papi» in mostra nel Museo internazionale della calzatura «Bertolini».

Vigevano è infatti da secoli città degli operatori del settore calzaturiero, riunito nel "Consorzio di San Crispino e Crispiniano", e tradizionalmente molte manifatture lomelline sono storiche fornitrici di calzature per ecclesiastici: nella mostra sono state esposte sette paia di scarpe appartenute a quattro diversi pontefici; due paia di calzature da cerimonia appartenute a Pio XI (1922-1939); un paio di scarpe da Arcivescovo, di colore rosso, e un paio di scarpe da Papa, di color avorio, di proprietà del museo della Calzatura; due paia di calzature di papa Giovanni XXIII (1958-1963): una da passeggio di color nero; una da cerimonia di colore chiaro (prestate dal Consorzio dei Santi Crispino e Crispiniano); due paia di scarpe di papa Giovanni Paolo II (1978-2005), un paio da passeggio di colore coloniale e un paio da cerimonia di colore bordeaux.
Dulcis in fundo le scarpe di papa Benedetto XVI, cioè la copia delle calzature da passeggio donate al pontefice durante la sua visita a Vigevano e realizzate dalla ditta Moreschi: un classico modello a pantofola, con un leggero fondo in cuoio, in morbida e pregiata pelle di canguro rossa.
Ma oltre alle scarpe per il Pastore della Chiesa i calzolai di Vigevano hanno pensato anche alle pecorelle di Cristo riuscendo a raccogliere migliaia di paia di scarpe per uomo, donna, bambino, estive e invernali che verranno inviate ai poveri del mondo che il Papa indicherà.

Perchè perdo tempo a scrivere delle sacre pantofole?
Perchè è quello di cui maggiormente si sono occupati i giornalisti al seguito papale.


Condensare un pensiero profondo e al contempo articolato non è per niente semplice per cui ciò che della domenica di Papa Ratzinger a Pavia si è sottolineato: la sua devozione "privata" per sant'Agostino e che si è recato sulla tomba del santo per "idealmente riconsegnare alla Chiesa e al mondo la mia prima Enciclica, che contiene proprio questo messaggio centrale del Vangelo: Deus caritas est, Dio è amore. Questa Enciclica, soprattutto la sua prima parte, è largamente debitrice al pensiero di sant’Agostino, che è stato un innamorato dell’Amore di Dio, e lo ha cantato, meditato, predicato in tutti i suoi scritti, e soprattutto testimoniato nel suo ministero pastorale."

Ora, raccontare che "l'evento" per cui Benedetto XVI vuole che venga ricordato il suo viaggio a Pavia è la "Deus Charitas Est" cioè un'enciclica pubblicata già da oltre un anno è cosa assai ardua da far apparire "una notizia" perciò i vaticanisti son andati alla ricerca di qualunque cosa potesse avere un maggior appiglio all'attualità (politica) come l'ovvio richiamo del Santo Padre (all'interno di una omelia sul vero senso dell'azione pastorale) "al valore della famiglia".
Evidentemente, l'espessione stereotipata oggidì tanto in uso Benedeto XVI non l'ha utilizzato poichè più che i valori familiari gli stanno a cuore i destini della famiglia nella sua realtà concreta: "l’elemento portante della vita sociale, per cui solo lavorando in favore delle famiglie si può rinnovare il tessuto della comunità ecclesiale e della stessa società civile".

Ovvio richiamo, dicevo, che è stato subito presentato dai mass-media come la benedizione (cioè la sponsorizzazione) se non il personale e anticipato contributo di Papa Ratzinger al "Family Day" organizzato dagli ex (post et in aeterum)democristiani che si svolgerà il 12 maggio a piazza San Giovanni in Laterano quando il Papa dovrà essere in Brasile.


Degli appassionati discorsi del pontefice :sulla fiducia nel mistico operare di Cristo nella Chiesa, sulla conversione cristiana, sulla virtù superna dell'umiltà, sull'opera della Grazia prima e dopo il battesimo invece si ha l'impressione che sia emerso assai poco. Eppure son convinto che sia apparso il "carisma" precipuo del sedici volte Benedetto che, al pari di un novello Sant'Agostino, si è fatto carico di: "Correggere gli indisciplinati, confortare i pusillanimi, sostenere i deboli, confutare gli oppositori… stimolare i negligenti, frenare i litigiosi, aiutare i bisognosi, liberare gli oppressi, mostrare approvazione ai buoni, tollerare i cattivi e amare tutti" .

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domenica, aprile 15, 2007

CASTRUM DOLORIS, VIII


Il Nunzio Apoistolico a Gerusalemme la sera di domenica 15 aprile sarà presente allo Yad Vashem per la solenne commemorazione delle vittime della Shoah.
Monsignor Antonio Franco, aveva precedentemente annunciato di non partecipare alla cerimonia in segno di protesta.

A motivare la protesta diplomatica era stata la presenza nel museo dello Yad Vashem di due foto di Eugenio Pacelli, l'una mentre in qualità di cardinale Segretario di stato firma il concordato con la Germania nazionalsocialista e l'altra che lo raffigurava ormai divenuto Papa. Le didascale delle foto Pio XII alludevano all'ambiguità del pontefice di fronte allo sterminio degli ebrei, foto poste, tra l'altro, nella sala del museo detta "di quelli che si devono vergognare per l'eternità".
Il Nunzio, oltre a definire l'episodio "un'offesa alla Chiesa cattolica", aveva annunciato di disertare la cerimonia se la scritta equivoca non fosse stata modificata (o le foto rimosse).

Monsignor Franco ha detto di essere ritornato sui propri passi in seguito alla lettera firmata dal presidente del memoriale, Avner Shalev, nella quale si afferma la volontà "di riconsiderare il modo in cui papa Pio XII è presentato".
"Poiché la mia azione non era intesa a dissociarmi dalle celebrazioni ma a richiamare l'attenzione sul modo in cui il papa è presentato - ha detto il Nunzio alla Radio Vaticana - il mio scopo è stato raggiunto. Non ho motivi - ha concluso - per tenere aperta questa tensione e dunque parteciperò alla cerimonia".

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martedì, aprile 03, 2007

Il mistero dello stracciamento delle vesti

[Avrei anch'io qualcosa da dire sullo "scandalo" provocato dalle parole del presidente della CEI (il quale non ha equiparato i matrimoni omosessuali alla legalizzazione dell'incesto e della pedofilia ma li ha paragonati) ma adesso non ne ho il tempo per cui rimando a tempi meno penitenziali la stesura di questo post]
Bagnasco dixit:
"Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l’unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell’opinione generale, o dell’opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia – ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente – allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene.

Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia?
Perché dire di no? Perché dire di no all’incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perché poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali.

Oggi ci scandalizziamo ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire ‘no’.
Perché dire no a questo a quello o a quell’altro. Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l’uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura. Vi è necessità di porre dei paletti a una società che sta andando alla deriva."

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domenica, marzo 11, 2007

las angustias /4

Nel cuore di Roma, tra il Campidoglio e il teatro Marcello, si conserva un prezioso quanto sconosciuto scrigno d'arte e di fede: il monastero di Tor de' Specchi fondato da Santa Francesca Romana.
Solo nel mese di Marzo, il giorno 9 (memoria liturgica di santa Francesca) e nelle tre domeniche a seguire, le monache figlie spirituali della Santa "Romana" per antonomasia consentono la visita al complesso che comprende una parte antica in cui la santa visse e poi una parte cinque-seicentesca.
Volendo invogliare stimate persone ad ammirare il quattrocentesco ciclo di affreschi di Antoniazzo Romano, domenica 11 mi sono recato a Tor de Specchi per acquistare una cartolina che facesse nascere nel destinatario il languore e il desiderio di poter visitare, se non questo almeno il prossimo anno, un luogo assolutamente unico in Roma.
Quale angustia mi colse scoprendo che la parte antica è ancora chiusa per restauri che si prevede (e si auspica) si concludano entro il 2008: quanto centenario della canonizzazione di Francesca Romana.

Così angustiato, essendo domenica, ho deciso di recarmi in Trastevere a soddisfare il precetto domenicale facendo il (per me solito) percorso da Santa Maria in Portico scendendo dietro Sant'Angelo in Pescheria e sbucando proprio sotto il Portico d'Ottavia per vedere se caso mai la pasticceria ebraica non fosse aperta.

Mi imbatto così in un trentenne dalla sciolta parlantina che si è fermato per decantare le vestigia del portico augusteo ad un nutrito gruppo di persone sulla cinquanta-sessantina.
Poiché c'è sempre da imparare, mi fermo un poco ad ascoltare la guida che cerca di far immaginare l'aspetto del complesso monumentale voluto da Augusto in memoria della sorella Ottavia, la sua interdipendenza con l'attiguo teatro dedicato alla memoria del nipote Marcello, la riutilizzazione medievale quale chiesa detta "in pescheria" perché fino all'unità d'Italia e alla conseguente bonifica del Ghetto (e la costruzione dei muraglioni che ha stravolto il rapporto col fiume) era quello il mercato del pesce dell'Urbe. Segue racconto di aneddoti come quello della norma che prevedeva che ai "Conservatori", corrispondenti in certo qual modo ai moderni Assessori, spettasse la testa e la coda di tutti i pesci superiori ai dodici centimetri di lunghezza. E non posso fare a meno di notare che sul tema della lunghezza dei pesci si dilunghi con mal celato compiacimento.

Indica poi, accanto alla chiesa di Sant'Angelo d'origine medievale, l'oratorio settecentesco dedicato a Sant'Andrea Apostolo ed alla domanda se l'oratorio sia ancora aperto al culto, risponde di si e nessuno potrà contraddirlo perché se invece il giro turistico si fosse svolto non in un giorno feriale sarebbe stato evidente invece che si trattava ormai di una cappella sconsacrata di proprietà dei Limentani che vi espongono i cristalli, le porcellane e gli argenti delle liste di nozze.

Oltre alle prediche coatte cui in epoca papalina gli ebrei erano costretti a partecipare in Sant'Angelo in Pescheria come nelle altre chiese dell'antico rione, l'altro aneddoto "folcloristico" sul Postico d'Ottavia riguarda il grande arcone in mattoni edificato nel basso medioevo, probabilmente per sopperire a problemi di staticità del pronao marmoreo d'epoca romana.
Si possono ancora notare tracce di affreschi medievali e vi si trovava anche un affresco della Madonna con Bambino poi staccato e portato in seguito ad un miracolo nella chiesa di Santa Maria del Pianto appositamente edificata nella vicina "Piazza delle Cinque Scole".

Era il 10 gennaio 1546 quando due litiganti armati di coltelli s'affrontarono proprio davanti al Portico d’Ottavia. Uno dei due aveva alzato il coltello per ferire l’altro, quando quest’ultimo lo aveva supplicato di fermarsi, in nome di Dio e della Vergine li presente in effige, l’uomo che stava per colpire, vista l’immagine di Maria si placò, ripose il coltello, aiutò il rivale ad alzarsi e gli porse la mano in segno di riconciliazione. Ma l’altro, incurante della sua volontà di pace, e dello sguardo della Vergine Maria da lui stesso invocata, estrasse il proprio coltello e glielo conficcò nel petto.
Dinnanzi a tanta viltà, l’immagine dipinta della Madonna fu vista spargere lacrime. La notizia del prodigioso pianto della "Madonnella" del Portico d’Ottavia si propagò rapidamente per tutta Roma, e diede vita a grande devozione popolare e conseguentemente diede l'impulso alla costruzione della vicina Chiesa il cui nome ancor oggi evoca il prodigio.

Confesso che la nuova del miracolo non mi era sconosciuta ma d'essere stato fino a quel momento ignaro della minuta cronaca del prodigio mariano e mi stavo rallegrando di ciò in cuor mio ma subitaneamente il gaudio si mutò in angustia quando la guida per concludere "l'istorico ragguaglio" non trovò di meglio della frase:
"Sempre per stare in tema di idolatria cattolica".

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lunedì, febbraio 26, 2007

Carenza di Bosforo /2

Ovvero: "Saturno contro"



Dal 23 febbraio 2007 (e primo venerdì di quaresima) è arrivato sui grandi schermi italiani il nuovo film di Ferzan Ozpetek e parimenti torna, immancabilmente, anche Serra Ylmaz la quale, grazie al viaggio apostolico del sedici volte Benedetto in Turchia, è universalmente apparsa ad Ankara accanto al Papa sfoggiando per l'occasione corti capelli tinti di bianco, probabilmente per non sfigurare accanto alle canizie ratzingeriane.

Ai giornalisti che l'hanno poi intervistata, increduli, chiedendole come mai proprio una "icona gay" fosse stata scelta dal Governo turco per fare da traduttrice ufficiale al Romano Pontefice ed il primo ministro e poi col Presidente della Repubblica (insinuando sottilmente una possibile volontà di Erdogan di mettere in imbarazzo l'ospite poco gradito, quasi che Ratzinger avesse la minima cognizione dell'esistenza stessa di un Ferzan Ozpetek!), parmi che Serra Ylmaz rispondesse un poco alterata che non c'era niente di eclatante nel suo apparire al fianco del Papa poichè la sua attrività principale non era quella di fare la "Musa" del regista suo conterraneo.
Poi però in "Saturno contro" recita la parte di una donna turca che fa la traduttrice-interprete e con i capelli color platino.

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venerdì, febbraio 09, 2007

Agata guarda, stupisci! /4

Ovvero: Articolo di Massimo Introvigne sul Giornale di venerdì 9 febbraio 2007 che riassume i commenti del mondo islamico alla tragica morte di Filippo Raciti per colpa della tifoseria catanese.



"I fatti di Catania hanno trovato commentatori anche nel mondo islamico internazionale, rinfocolando un dibattito sul calcio che non è irrilevante e ha condotto anche a tumulti e arresti.
Il calcio è lo sport più popolare anche in molti paesi a maggioranza islamica, tre dei quali - Arabia Saudita, Iran e Tunisia - hanno partecipato ai mondiali di calcio dell’anno scorso. Il calcio ha una lunga tradizione in Iran e il mondo sciita non ha mai emesso riserve sul calcio maschile: il dibattito riguarda solo la versione femminile, consentita solo con calzoncini lunghi e velo.

Ma le cose stanno diversamente tra i sunniti.
La violenza negli stadi ha offerto l’occasione a una parte del mondo fondamentalista per condannare il calcio in genere. Si è riesumata una fatwa del teologo saudita al-Najdi, secondo cui uno hadith, cioè un detto del Profeta, vieta ai musulmani i divertimenti dei cristiani e degli ebrei.
Un gruppo di ultra-fondamentalisti sauditi ha chiesto al governo di inventare un gioco del calcio con regole diverse, in modo che sia chiaro che si tratta di un nuovo sport islamico e non di un’imitazione dell’Occidente. Si tratta della stessa mentalità che ha portato alla sostituzione della Coca Cola con la Mecca Cola, ma stavolta il governo saudita e le stesse autorità del puritano islam wahhabita hanno reagito. Il muftì dell'Arabia Saudita, Al-Sheikh, ha chiesto e ottenuto l’arresto degli autori della fatwa.

Peraltro, fuori dell’Arabia Saudita i predicatori radicali vicini ad Al Qaida - ironicamente, perché Bin Laden ha confessato in varie interviste di amare il calcio e di tifare per l'Arsenal di Londra - hanno continuato a condannare non solo chi pratica il calcio, ma anche chi lo guarda alla televisione. Durante i mondiali, le Corti Islamiche in Somalia hanno fatto perfino qualche morto fra i giovani somali che si riunivano nei cinema dove erano proiettate le partite.

Nell’ultima settimana, su diversi siti ultra-fondamentalisti sono apparsi pronunciamenti di imam secondo cui i gravi rischi per l’incolumità sono un ulteriore elemento per vietare ai musulmani di giocare a calcio o assistere alle partite. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo i Fratelli Musulmani, invece, i giovani musulmani europei sono ormai acquisiti al pallone, ma il loro interesse per il calcio dev’essere «moderato», e non deve sottrarre tempo alla preghiera. Un sito inglese vicino ai Fratelli esalta anzi l’esempio di calciatori islamici come Zidane, Ribery, Henry e lo svedese dell’Inter Zlatan Ibrahimovic.

Ma certi siti ultra-fondamentalisti sostengono che i giovani delle periferie europee possono addestrarsi utilmente al jihad nelle guerriglie attorno agli stadi, e altri mandano in onda un video più inquietante. Alle immagini della vittoria italiana ai mondiali associano quelle dell’attacco alle Torri Gemelle, concludendo che la vera Coppa del Mondo l’hanno vinta i musulmani, l’11 settembre 2001."

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lunedì, febbraio 05, 2007

Agata guarda, stupisci!



« Il problema non è il calcio.
Catania-Palermo si è giocata ieri, venerdì [2 febbraio, ndr], per motivi di ordine pubblico, visto che da oggi [3 febbraio, ndr]inizieranno in città i festeggiamenti in onore della patrona della città, S. Agata.
Motivi di ordine pubblico. Cosa c'entrano le due cose? Nulla.
Cosa c'entra l'ordine pubblico? Nulla.
In realtà, la minaccia all'ordine pubblico sarebbe sopravvenuta nel momento in cui gli sfegatati tifosi catanesi avrebbero dovuto scegliere tra la partita e le celebrazioni. In un posto normale, un credente non impiegherebbe più di quattro secondi a decidere se andare in Chiesa o allo stadio.
A Catania, no. A Catania la fede nei confronti di S. Agata e quella nei confronti del Catania Calcio sono due cose esattamente identiche, paritarie, uguali, vissute sullo stesso piano al punto di mescolarsi tra loro. Al punto da rendere lo scenario quasi comico: all'inizio della partita in cosa è consistita la coreografia della curva sud dei tifosi catanesi? In uno striscione enorme srotolato lungo l'intera curva raffigurante proprio lei, S. Agata. Allo stadio, nel derby. Cosa c'entra? Niente, direte v