Della serie: "
pacco contropacco e contropaccotto".
Ovvero: ATTONITI ATHONITI
Un articolo di
Maria Gilda Lyghounis [
Il Foglio; sabato 26 agosto 2006]
Siamo perseguitati. Per favore aiutateci!
Ci hanno tagliato luce, cibo, telefoni, assistenza medica, combustibile per scaldarci, farmaci. Cinque di noi sono morti negli ultimi tre mesi”.
Questo sos non viene da una sfortunata regione del pianeta in guerra, ma da un monastero: quello di Esfygmenou, sul monte Athos, la Repubblica teocratica che, con i suoi venti conventi millenari, gode di uno statuto autonomo in Grecia. E’ una specie di stato nello stato, sulla punta orientale della penisola Calcidica, dove non può entrare nessuna donna, né altri rappresentanti del “sesso debole”: niente mucche, capre o galline per non “profanare gli sguardi” dei 1.600 monaci, oltre a quelli di una ventina di eremiti che abitano grotte o capanne a picco sull’Egeo.
Non si tratta di misoginia (...) La penisola è consacrata alla Vergine da quando, narra la leggenda, una tempesta la costrinse a rifugiarsi sul promontorio, coperto di fiori e dal profumo di pino. “In questo luogo accoglierò tutti coloro che vogliono dedicarsi alla salvezza dell’anima”, promise la Madonna ai fedeli. Ma a un patto: “La Regina del cielo esige la vostra totale devozione. E non vuole spartirla con nessuna delle sue immagini terrene”.
Tuttavia, mentre gli altri diciannove monasteri sono il regno della preghiera e del silenzio, a Esfigmenou sta succedendo di tutto. I monaci in tonaca nera, dai capelli raccolti in uno chignon – età media 80 anni – sono assediati. E non certo da donne.

“Ortodossia o morte!”, è la bandiera che hanno issato sulla fortezza dell’undicesimo secolo, l’unica sull’Athos costruita sul livello del mare. La polizia (che, in base alla Costituzione ellenica, tutela l’ordine pubblico sulla penisola) pattuglia i boschi circostanti, pronta a espellere dalla montagna sacra chi si azzarda a uscire da Esfygmenou.
Cosa è successo laggiù?
“Abbiamo criticato le aperture del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, verso i cattolici”, spiega al Foglio padre Methodios, l’abate di Esfygmenou, 56 anni, 19 vissuti sull’Athos. E già il fatto che un eminente religioso di clausura accetti di parlare a una giornalista donna, sia pure via cellulare, dice parecchio sulla prostrazione che affligge i 105 frati assediati. “Non abbiamo nulla contro i reciproci inviti formali fra il Patriarca e il Papa – precisa il religioso – ma non vogliamo che dicano messa o preghino insieme. Per questo non ricordiamo più Bartolomeo I nelle nostre preghiere. Però abbiamo chiesto di aprire un dialogo con lui. Per tutta risposta, ci ha scomunicati. Anzi, per costringerci ad andarcene, ci ha tagliato i viveri, i farmaci e ha addirittura creato un altro monastero con lo stesso nome. Vuole cancellarci dalla faccia della terra. Ma noi resisteremo. Fino alla morte”.
Pare che l’abate non scherzi.
“Ai primi d’agosto si è spento padre Anatolios, 73 anni – ci dice Atanasio Papaghiorgou, cardiologo e docente di chirurgia all’università di Atene, da 30 anni fervente pellegrino e medico ufficiale di Esfygmenou – Me l’hanno comunicato i suoi compagni: sembra l’abbia fulminato un ictus. Dieci giorni prima era toccato a Padre Kosmas, 81 anni: aveva un tumore al pancreas in fase avanzata: è spirato fra atroci sofferenze perché l’embargo dei farmaci riguarda anche gli antidolorifici.
Poi Padre Antipas,78 anni: alla vigilia di Pasqua ha cominciato a non avere più fame. Si è lasciato morire e nessuno sa perché. Tutti deceduti senza una diagnosi precisa, figuriamoci un’autopsia.
Io lavoro come volontario nelle carceri ateniesi, ma i trafficanti di droga e gli assassini ricevono un trattamento di lusso rispetto a questi frati che hanno l’unico torto di pregare. Mi si stringe il cuore – continua il cardiologo – se penso che la polizia mi ha lasciato entrare per l’ultima volta a Esfygmenou questa primavera in occasione del panyghiri (la festa) del monastero, quando si celebra la grande messa notturna per l’ascensione di Cristo, la celebrazione maggiore sull’Athos. Ero assieme ad altri 800 pellegrini”.
Il medico è convinto che le morti continueranno, perché persone così anziane costrette a cibarsi soltanto di legumi, senza assistenza medica e con il freddo che fa lassù d’inverno, possono soltanto soccombere, spiega e racconta che la polizia ha confiscato il trattore per impedire loro di coltivare i campi, e la stessa fine farà l’unica barca dei monaci se i religiosi si azzarderanno a calarla in mare per pescare. Al momento zappano per seminare un piccolo orto interno.

“A Esfygmenou ci sono molti ultracentenari.
La realtà – spiega sempre il medico – è che le autorità mirano a vuotare il cenobio per insediarvi altri monaci venuti da fuori. E ci riusciranno senza usare la forza: semplicemente aspettando che la natura faccia il suo corso”. Al macabro conto bisogna aggiungere un giovane monaco che, all’inizio dell’anno era uscito di notte dal convento con uno zainetto per cercare cibo ed è precipitato (o è stato “spinto”, dicono voci insistenti) in un dirupo.
Il Sacro consiglio, però, che riunisce i venti monasteri accusa un esfygmenita di avere assalito, nottetempo, un prelato di un altro convento con una bomboletta di spray tossico.
Insomma, un clima da thriller.

Ma se la guerra teologica dura da tempo, adesso i monaci rischiano di essere trascinati in tribunale. L’accusa è scritta nell’ordine di comparizione fissato al 29 settembre, ricevuto dai religiosi proprio il 15 di agosto, festa della Madonna, da una corte penale di Salonicco: “Per rispondere dell’accusa di eresia e scisma”. Almeno così si legge sul sito
www.esfigmenou.com, tenuto da una società di amici del monastero.
Condanna per eresia?
Da parte di uno stato laico?
(...) L’avvocato Ifigenia Kampsidou, docente di Diritto costituzionale all’università di Salonicco, difende, gratis, il gregge di Esfygmenou.
Il legale di un convento del monte Athos, luogo inaccessibile alle femmine, è una donna: un metro e 75 centimentri di formosa bellezza mediterranea, 48 anni, lunghi capelli castani, sposata, senza figli.
“Mi hanno scelto loro”, racconta al Foglio divertita la “signora Ifigenia”, come la chiama con assoluto rispetto l’abate Methodios. “Forse perché sono una delle massime esperte di Diritto costituzionale nel paese, e l’autonomia dell’Athos è protetta e racchiusa nella Costituzione greca.
Un giorno di tre anni fa ho ricevuto una telefonata, una richiesta d’aiuto dall’Aghion Oros (il nome greco della montagna sacra). Sono quasi caduta dalla sedia. Riavutami dalla sorpresa, ho risposto che, per difenderli, avevo bisogno di incontrarli, come sono abituata a fare con tutti i miei clienti. ‘Nessun problema – mi ha risposto l’abate Methodios – di nascosto verrò io da lei nel suo studio’”.
Non si sa bene come, il battagliero abate, con alcuni compagni di sventura, è arrivato a Salonicco, 130 chilometri dall’Athos, e ha raccontato alla signora Kampsidou la vicenda dell’‘eresia’.
I monaci di Esfygmenou, da oltre 30 anni rifiutano di ricordare nelle loro preghiere il Patriarca di Costantinopoli (l’odierna Istanbul, ex capitale dell’Impero bizantino fino alla conquista ottomana del 1453), leader spirituale dei 200 milioni circa di cristiani ortodossi sparsi nel mondo dalla Russia alla Grecia al medio oriente.
In particolare, il Patriarca è il referente religioso diretto dell’Athos, faro della cristianità orientale. Sulla stessa montagna sacra ci sono “case” abitateda monaci di ogni parte del mondo ortodosso: i serbi al monastero di Chilandari, fondato nel 1196 dal principe serbo Sava, che rinunciò al trono per ritirarsi qui; i russi a San Panteleimon; i bulgari al monastero di Zografu.
“Non siamo d’accordo sull’apertura alla Chiesa cattolica, non soltanto da parte di Bartolomeo I, salito al trono spirituale nel 1991, ma dei nostri ultimi tre patriarchi”, spiega al Foglio Methodios, che ricorda come tutto l’Athos abbia esposto le bandiere nere a lutto per l’incontro in Vaticano fra l’allora Patriarca Atenagora e Paolo VI, il primo tête à tête fra i due massimi prelati cristiani dopo il Grande scisma del 1054, dovuto, fra altri motivi teologici e storico-politici, al rifiuto ortodosso del primato papale romano e all’aggiunta cattolica “filioque” nella preghiera del Credo.
“Inoltre Bartolomeo I non doveva entrare nel Consiglio mondiale ecumenico delle chiese – continua Methodios – è come ammettere che ci sono molte chiese cristiane, mentre l’unica originale, voluta dalle Sante scritture, è la nostra.
E lui per farci tacere cosa ha fatto? Ha ottenuto nel 2003 dal Consiglio di stato greco un foglio di via per tutti noi, che abitiamo qui da mille anni.
Non soltanto.
Ha confiscato un terreno di nostra proprietà a Karyes (la sede amministrativa dell’Athos, dove abita anche il governatore civile, rappresentante dello stato greco, ndr) e vi ha installato cinque monaci che non hanno mai abitato precedentemente sull’Aghion Oros”.
“L’inserimento di esterni è proibito dalla Costituzione greca – spiega la professoressa Kampsidou – su questo fatto, a differenza che nel 2003, aspettiamo una sentenza a noi favorevole da parte del Consiglio di stato, in ottobre.
Ma vorrei fare di più: voglio portare, per procura, i miei monaci al Tribunale europeo dei diritti dell’uomo a Strasburgo per il trattamento crudele cui sono sottoposti. Sempre che riesca a convincerli: perché loro non vogliono infangare la reputazione della loro patria all’estero.
Quanto a quest’ultima convocazione