domenica, gennaio 20, 2008

LA DIVINA PASTORA [6]



Sive: Historia Ecclesiastica Anglorum

Una curiosità tutta puritana nei confronti del Cattolicesimo è stata provocato dalla buona novella della pia sottomisione alla Chiesa Cattolica Romana dell'anglicano Tony Blair (ex primo ministro di Sua Maestà britannica) avvenuta a Londra il venerdì 21 dicembre 2007 per mezzo dell'Arcivescovo di Westminster il Cardinale Cormac Murphy-O'Connor nella di lui cappella privata del palazzo arcivescovile.
L'interesse si è rivolto più che altro sul responsabile per l'ecumenismo dell’arcidiocesi di Westminster meglio noto come "il Grande Convertitore" o "il cappellano delle celebrità": il cinquantenne francescano padre Michael Seed. Per suo tramite si sono convertite al cattolicesimo molte personalità assai note sul suolo britannico, nonchè aristocratici tra cui la Duchessa di Kent, parente stretta della "papessa" Elisabetta II.

Per i buoni uffici del "Father" francescano sono approdati tra le materne braccia di Santa Romana Chiesa molti pastori anglicani che non hanno accettato il sacerdozio femminile.

Intervistato ("the Indipendent", 15 gennaio 2008 ) padre Michael Seed ha dichiarato che adesso anche le "pretesse" anglicane passano alla Chiesa Cattolica Romana perché sono "trattate come spazzatura nella loro Chiesa".

Padre Seed ha "confessato" che lui personalmente ha ricevuto la professione di fede cattolica di due donne prete che hanno, così, preferito essere semplici laiche nella Chiesa di Roma che essere ministri del culto anglicano ma oggetto di "apartheid" da parte dei confratelli maschi! Anzi, secondo padre Michael Seed ci sarebbero molte altre donne prete che si sarebbero fatte cattoliche sulla spinta della "persecuzione" di cui erano vittima nella Chiesa d'Inghilterra:
"Ci sono altri preti cattolici che hanno avuto a che fare con casi simili. Le donne prete anglicane generalmente sono scioccate dal modo in cui vengono trattate. Questo non è il Terzo Segreto di Fatima. La persecuzione delle donne prete è ben nota tra i sacerdoti, i vescovi e i laici anglicani".


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sabato, giugno 09, 2007

Historia Ecclesiastica Anglorum, V

Ovvero: come Giulio Meotti, sul Foglio di sabato 9 giugno 2007, ci dipinge lo stato attuale di quella Chiesa d'Inghilterra che venne fondata per risolvere le questioni di alcova di Enrico VIII.
Appaiono sempre più tremendamente lucide le analisi che del deplorevole stato della Chiesa d'Inghilterra - un gregge senza pastore- che ne tracciava il santo Cardinal John Henry Newman!


"Nella chiesa anglicana l’ortodossia è gay friendly, lo scisma conservatore"

In cima ai pensieri del primate anglicano Rowan Williams c’è soprattutto il sorpasso dei cattolici in Inghilterra.
A fermare l’emorragia ci aveva provato il reverendo gay friendly Robert Runcie, che ha una moglie che sulla Bbc parla spesso di sesso. Contro di lui si espose l’evangelico George Carey.
Gli anglicani oggi sono sull’orlo di uno scisma sulla questione omosessuale, a cui Time Magazine dedica la copertina con il titolo “Guerra santa”. Carey provò a placare il malumore conservatore richiamando il principe Carlo alla castità e facendo autocritica fino al punto di definire la sua chiesa “anima di una nazione atea”.
Nel 1998 a Lambeth si svolse la decennale conferenza anglicana e il risultato fu la linea dura contro l’ordinazione dei gay. Il Parlamento aveva abbassato a sedici anni l’età in cui vengono considerati leciti gli atti omosessuali e alcuni vescovi si dimostrarono molto concilianti.
Cinque anni dopo la guida degli anglicani episcopaliani Katharine Schori, la prima donna a capo di un ramo della chiesa in cinque secoli, consacrò il vescovo Gene Robinson, convivente gay e divorziato e per il quale Gesù era uno che “viaggiava con un gruppo di uomini”. Schori parlò anche di “madre Gesù”.

Williams non ha mai fatto mistero di aver ordinato sacerdoti gay e nel 1989 predicava la necessità di “allontanarsi dall’idea che il sesso riproduttivo sia una norma”. I vescovi conservatori non hanno mai digerito il suo savoir fair di hippy scozzese.
A Time, Williams dice ora che la chiesa non è mai stata così “fragile e vulnerabile”. La sua leadership non si estende oltre le province “bianche” perché nel conservatore Global South regna il primate nigeriano Peter Akinola, che parla del “vizio liberal” di considerare “la propria agenda più importante dell’obbedienza alla parola di Dio”. Negli anni 70 c’erano 5 milioni di anglicani in Nigeria e 16 diocesi. Oggi sono 18 milioni e 80 diocesi. Nei paesi “bianchi” sono fermi a tre milioni.

I leader anglicani emergenti in Inghilterra sono l’ugandese John Sentamu, arcivescovo di York, e il pakistano Michael Nazir Ali, arcivescovo di Rochester. Contro i predicatori islamisti Sentamu ha detto: “Non importa quale Dio adori, se ti manda a uccidere della gente mi chiedo: che genere di Dio è questo?”.
Nel dicembre scorso sette parrocchie in Virginia, contrarie alla nomina di Robinson, abbandonarono gli episcopaliani per seguire Akinola, il quale ha detto: “In Nigeria obbediamo alla Scrittura, sia conveniente o meno. Non è negoziabile”.

Secondo lo studioso Philip Jenkins è la marcia dell’islam a determinare il giudizio sull’omosessualità: “I musulmani convertono dicendo che l’occidente è sessualmente irresponsabile. Se la chiesa anglicana accetta i vescovi gay, i musulmani guadagnano terreno in Africa. Akinola sa che sotto attacco è l’esistenza della cristianità, l’equilibrio fra islam e cristianesimo”.
Nei giorni scorsi c’è stato un altro scandalo. Una collaboratrice di Williams, il reverendo Emma Loveridge, ha annunciato di essere incinta. Il problema è che non è neanche sposata.

Il prossimo anno a Lambeth si terrà un’altra conferenza. Williams non ha invitato né Robinson né il conservatore della Virginia, Martyn Minns, nominatoda Akinola. Si parla di una punizione per lo scisma: “Il mio nome è sinonimo di dissenso” aveva detto Minns. “Se la chiesa non evangelizza è morta” ripete Akinola. Il contrario di Williams, che ieri si incatenava alle basi dell’esercito americano e oggi allo spirito del tempo, mentre la maggioranza di fedeli conservatori va dalla parte opposta.
Quando Williams avallò la legge inglese sui gay, Akinola abrogò dallo statuto nigeriano la frase “in comunione con Canterbury”. “Se vogliono creare una nuova religione, good luck”.

Gli anglicani si sono divisi su tutto: sacerdozio, gay, aborto, islam, Israele, dialogo con i cattolici e dogmi. E’ come se lo scisma si fosse consumato e si trattasse di formalizzarlo. Basta pensare alle reazioni sulle caricature di Maometto. A Time, Williams ripete che bisogna capire la risposta di un “membro di una comunità musulmana isolata”. Quando in Nigeria i soggetti in questione passarono a bruciare le chiese, Akinola parlò un’altra lingua: “Ai fratelli musulmani diciamo che non hanno il monopolio della violenza”.

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sabato, giugno 02, 2007

La Divina Pastora [3]



Domenica 27 maggio 2007 solennità di Pentecoste (e quale data poteva essere migliore se non il giorno della "indistinta" discesa dello Spirito Santo su Maria e suglia Apostoli?) "...a Toronto cinque donne e un uomo sposato, tutti cattolici, sono stati ordinati sacerdoti e diaconi da un vescovo donna, Patricia Fresen.

La cerimonia, organizzata dal movimento Roman Catholic Womenpriests, che non è riconosciuto dal Vaticano, si è svolta in una chiesa protestante alle periferia della metropoli canadese. L'arcidiocesi di Toronto ha subito fatto sapere che l'organizzazione responsabile delle ordinazioni non ha alcuna affiliazione né rapporto con la Chiesa cattolica romana; e ha ricordato che l'ordinazione di uomini al sacerdozio è un sacramento che non può esser cambiato. Secondo il sito web della Bbc, una folla di fedeli entusiasti ha seguito il rituale officiato dal vescovo Patricia Fresen, una delle più note figure del movimento
".

Facendo un rapido salto sul sito internet di cotal eresiachico movimento ho notato subito l'acconcia decorazione della Home Page che si fregia della riproduzione di uno dei mosaici della Cappella di san Zenone nella basilica romana di Santa Prassede.
Quattro busti muliebrii: la Madre di Dio tra le due sante sorelle martiri Prassede e Prudenzianta e poi, alla destra di chi guarda una figura il cui nimbo non è circolare ma quadrato, segno che trattasi di persona ancora vivente all'epoca in cui completò l'opera musiva. Intorno al nimbo la scritta "THEODORA EPISCOPA".

Ah! Orrore e raccapriccio: miro sconcertato non riuscendo a contenere l'indignazione costatando donde possano giungere le sottigliezze delle mistificazioni sataniche!
La Teodora in questione, vissuta a Roma nel IX secolo, non era una "vescovessa" ma era la madre di Papa Pasquale I ( cioè il vescovo di Roma) il quale fece edificare la cappella al fine di- a tempo debito- seppellirivi la madre e per suffragarvi l'anima della pontificia genitrice all'altare della medesima cappella dedicata alla Santa Vergine dal bell'appellativo di "Santa Maria libera nos a poenis Inferni".
Nel nono secolo chi leggeva capiva benissimo che l'iscrizione latina significava "Teodora la madre del vescovo" e nessuno si sarebbe mai sognato di tradurre "Episcopa Theodora" con "la vescovessa Teodora"!
Ancora oggi nelle Chiese di rito bizantino dove il prete e il diacono possono prendere moglie, queste ultime vengono appellate rispettivamente "Presbytera" e "Diakonissa" anche se nessuno si sognerebbe mai di far loro celebrare una divina liturgia!

Alle aspiranti "vescovesse" del terzo millennio consiglierei di spostare lo sguardo sull'altro lato della cappella medievale, di fronte all'effige della madre di papa Pasquale, e cioè verso la preziosa reliquia della colonna della flagellazione di Cristo: poichè Nostro Signore vuole patire congiunto alla sua Chiesa, sino alla consumazione dei secoli.

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giovedì, maggio 24, 2007

Historia Ecclesiastica Anglorum, IV

TONY BLAIR CATTOLICO?

"Pare che Tony Blair annuncera' presto pubblicamente la sua conversione al cattolicesimo.
Nessuna sorpresa. Gia' moglie e figli sono cattolici e lui stesso frequenta regolarmente la messa con la propria famiglia e da solo.
In occasione di un incontro privato con Giovanni Paolo II ricevette la comunione dal Papa stesso, cosa piuttosto insolita per un non cattolico.
La spiegazione piu' plausibile e' che, gia' accolto nella Chiesa, prima di annunciarlo pubblicamente abbia aspettato di lasciare l'incarico di Primo Ministro e di leader del Labour Party per evitare polemiche in un Paese di forti tradizioni e pregiudizi anticattolici.
Vedremo ..."


Sempre Angelo "pietate superna" ci annuncia una nuova conversione al cattolicesimo: il luterano Robert C. Koons, professore di filosofia alla "University of Texas", abiurata l'eresia, si è piamente sottomesso alla Sede Romana.

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lunedì, maggio 21, 2007

La Divina Pastora [2]


Le associazioni rappresentative del protestantesimo italiano hanno dato la propria adesione alla manifestazione «Coraggio laico» di Piazza Navona del pomeriggio di sabato 12 maggio, contestuale allo svolgimento del Family Day a Piazza San Giovanni in Laterano.
La manifestazione pomeridiana è stata preceduta, in mattinata, da un convegno organizzato dall'dell’Ucebi (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) svoltosi nella Sala delle conferenze di Montecitorio dove hanno "furoreggiato" due degnissime rappresentanti del protestantesimo ufficiale italiano: la pastora Maria Bonafede "moderatore" della tavola Valdese e la pastora Anna Maffei Presidente dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia.

La pastora Anna Maffei nel suo intervento di Montecitorio ha evangelicamente attaccato l'ipocrisia di quelle "razza di vipere" e "sepolcri imbiancati" che hanno dato la propria adesione al "Family Day".
Sintetizzando: per la pastora il problema non è che la Chiesa Cattolica Romana non abbia mai remore nel dire la propria su qualsivoglia argomento dello scibile umano -così è sempre stato- ; al contempo è acclarato che la stragrande maggioranza degli italiani sono, si cattolici ma, dei cattolici molto "all'acqua di rose" che ben poco nel loro agire tengono in considerazione le encicliche papali e le istruzioni dell'ex-Sant'Uffizio. Ragion per cui è sconcertante che il popolo italiano formata da divorziati, divorziati-risposati, cornificatori abituali, puttanieri, e conviventi (e di cui la classe politica ne è degnissimo campione rappresentativo!) tanto si genufletta pubblicamente agli articoli di quel catechismo che poi "nel segreto della propria cameretta" trascura e disconosce: ovvero "aver trasformato la fede in una commedia, il richiamo all’autenticità davanti a Dio in un conformismo di facciata.
E su questo tema della famiglia si è scatenata in questi mesi nel nostro paese la più grottesca delle commedie, una simulazione collettiva che ha continuato a contagiare tanti"
.


La pastora Bonafede ha sì plaudito alla popolare richiesta di una più attenta politica governativa a favore della famiglia: "Peccato soltanto che il raduno in piazza San Giovanni per la scelta del momento e per i suoi contenuti sia così palesemente una manifestazione “contro”: contro i Dico, contro la laicità dello Stato, contro la libertà di scegliere di uomini e donne adulti, credenti o meno che siano.
Dall’altra, a piazza Navona, si rivendica il diritto a uno Stato davvero laico festeggiando una data che è il simbolo della vittoria della laicità in Italia, il 12 maggio di 33 anni fa, vittoria del referendum sul divorzio, e si rivendica il diritto al riconoscimento delle unioni di fatto, di relazioni affettive e parentali che la legge ignora o penalizza. Personalmente sono assolutamente convinta che si tratti di diritti che devono essere garantiti e che nulla tolgono alla libertà e all’integrità della famiglia tradizionale."



I valdesi, e i protestanti tutti perciò, hanno festeggiato l'anniversario del referendum sul divorzio perchè per gli evangelici il matrimonio non è un "sacramento" è non è nemmeno una mitologica (e un po' mafiosa)difesa e protezione da ogni pericolo esterno.
Poichè nessuno più dei discepoli di Lutero riconosce l'esistenza del peccato originale ne deriva che anche la famiglia è un'istituzione umana cui necessita la redenzione di Cristo poiché formata da persone peccatrici bisognose della divina "Giustificazione".
Epperò a quel che vedo il severo impianto teologico protestante poi nella applicazione pratica a me pare ridursi in un consolatorio chiedere perdono a Dio per il fallimento di una unione (religiosa, civile o "di fatto" che sia) confidando negli infinito potere di Cristo di annullare i peccati di chi riconosce solo in lui il proprio Salvatore.

Allora la mia domanda è: la rottura di un patto matrimoniale per un protestante è una colpa di fronte a Dio?
Ovviamente questa è una domanda squisitamente religiosa che richiederebbe una risposta squisitamente religiosa.
Or bene, se per un protestante la rottura di una unione d'amore è comunque qualcosa di "non buono" perchè stracciarsi le vesti se il Papa di Roma, seppur con un differente lessico teologico, dice anche lui che è "non buono"?
(Ma forse la mia è una domanda inutile perchè storicamente abituati all'idea che tutto è peccato i protestanti hanno difficoltà a definire cosa sia peccato!).

Il fatto è che l'impianto teologico -e psicologico- del proprio rapporto con Dio per i protestanti è assai "esistenziale" dal che deriva il ragionamento secondo cui il riconoscere i diritti delle "coppie di fatto" (degli atei materialisti) non danneggia la famiglia (di chi accetta Gesù come proprio personale Salvatore).
Ovviamente nell'approccio teologico "evangelico" ci sono delle conseguenti implicazioni politiche: siccome compito della chiesa è "evangelizzare" ecco che l'annunzio della "buona novella" è rivolta alle singole persone e non ai Parlamenti a Camere riunite ed al Consiglio dei Ministri schierato . Compito delle chiese non è quello di "dettare legge" sulle questioni che regolano la vita sociale ma bisogna rispettare la "laicità dello Stato" che invece è un diritto di tutti.

L'espressione "laicità dello Stato" (tanto implorata dai protestanti italiani e per loro tanto in pericolo a causa delle esternazioni pontificie ) dovrebbe voler dire che ogni cittadino deve avere la libertà di agire secondo la propria coscienza senza essere costretto dallo Stato a sottostare a determinate regole che fanno violenza alla propria libera coscienza così facendo mortificando ed annichilendo la dignità della persona.
Non si vede perchè se i cattolici italiani (e i loro vescovi che sono pure cittadini italiani) prendono posizione contro dei provvedimenti legislativi che ripugnano alla propria coscienza (e religiosa e innanzitutto civile!)questo dovrebbe minare la laicità dello Stato!

Personalmente allora non capisco se l'errore che gli evangelici imputano a Ratzinger oggi (e a Wojtyla ieri), a Bagnasco oggi e ieri a Ruini, sia quello di affacciarsi al balcone e proclamare "urbi et orbi" la dottrina della propria chiesa in modo che tutti sappiano come la pensi il Vaticano invece di chiamare personalmente e singolarmente tutti cattolici italiani (dal presidente del Consiglio fino a Don Mazzi) per un mirato corso di indottrinamento cattolico personalizzato: una specie di Cepu della Cei!


Altro motivo per cui i protestanti italiani hanno partecipato all'iniziativa dei Radicali, come detto dalla pastora Anna Maffei dal palco di Piazza Navona, è per lamentare la monopolizzazione da parte Vaticana di tutta l'informazione religiosa.

In realtà chi dovrebbe essere bacchettato non è il papa o i vescovi cattolici ma l'orrida schiatta dei "vaticanisti", e degli italici giornalisti tutti, che da un lato sanno che creare ad arte delle presunte tensioni tra Chiesa e Stato è redditizio (poichè non avendo Carlo e Camilla ci consoliamo con i gossip su Ruini e Tettamanzi), e dall'altro va messa in conto l'infinita ignoranza in materia religiosa per cui se in qualche paese mussulmano vengono sgozzati dei "cristiani" sono sempre ritenuti cattolici, se in Turchia viene ucciso un "pastore" per i giornali italiani era un prete e "il Culto" protestante è infallibilmente sempre definito "la Messa"!



Il 17 maggio, dopo la diffusione delle presunte scomuniche di monsignor Betori contro "un paese assediato e minacciato dall’aborto, dall’eutanasia, dall’omosessualità e dal relativismo etico" l'arcipastora Maria Bonafede ha emanato un acconcio dispaccio di doglianza:
"A noi protestanti italiani pare invece di dover testimoniare il mandato evangelico dell’amore, dell’accoglienza e del dialogo...E per questo continueremo ad aprire le porte delle nostre chiese a chi cerca conforto, a chi ha dubbi nel proprio cammino di fede, a chi cerca una novità nella propria vita. Senza discriminare nessuno in base alla sua identità sessuale o ai suoi orientamenti etici"

Però con tutta la possibile "buona fede" io non riesco a non pensare che fare il protestante nell'Italia di oggi è "troppo facile".
Mi spiego: vedo in Italia un protestantesimo che, nei suoi vertici rappresentativi, parla continuamente dell'importanza del dialogo come se fossero solo loro a dialogare "veramente" con chi discepolo di Cristo non è , lo è poco, o vorrebbero esserlo maggiormente: come se dal "sola scriptura" si sia passato al "Sola maieutica"!

Pur con divesità di accenti, alle volte non posso fare che constatare amaramente che il severo giudizio che il Catechismo Maggiore di San Pio X ha della "Riforma" non ha perso il suo "smalto":
"Al presente il nome di protestantesimo non significa più una credenza uniforme e diffusa, ma nasconde la più mostruosa congerie di errori privati ed individuali, raccoglie tutte le eresie, e rappresenta tutte le forme di ribellione contro la santa Chiesa cattolica.
Lo spirito protestante tuttavia, cioè lo spirito di sconfinata libertà e di opposizione ad ogni autorità, non lasciò di diffondersi; e molti uomini sorsero che gonfiati da una scienza vana e superba, ovvero dominati dall'ambizione e dall'interesse non dubitarono di creare o dar favore a teorie sovvertitrici della fede, della morale, e di ogni autorità divina ed umana."

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Vi sarà pure in voi protestanti una plurisecolare "psicologica" diffidenza verso le allocuzioni piovute dalle cattedre episcopali e non generate da una comune, condivisa, fraterna e "democratica" lettura della Bibbia, però, signora pastora delle anime nostre, -fatto salvo il principio che tutti siamo peccatori e che dobbiamo amarci tutti come fratelli- quando ella legge quei brani di san Paolo in cui si condannano come peccato la sodomia cosa ella ne deduce?

Come ella deduca che una coppia gay abbia tutto il diritto di avere un riconoscimento civile non mi interessa, mi interessa sapere se (alla lesbica che si affida alle sue cure pastorali ella, in base alla lettura della Sacra Bibbia è in grado di dire se un comportamento sia "evangelicamente" lecito o no!

Non mi importa sapere in base a quali dottrine politiche ella sostiene che lo Stato deve consentire l'interruzione volontaria di gravidanza.
Vorrei invece sapere se -pur rispettandone gli orientamenti etici!- se per ipotesi una sua fedele sostenesse che abortire è eticamente giusto in base a quale insegnamento di Gesù, di san Paolo o di Mosè ella le darà ragione (o vorebbe darle torto?).

Io non capisco perchè le "alte gerarchie" del protestantesimo italiano continuino a foraggiare questa mentalità da "eretici italiani del XVI secolo" per cui fuori dall'angusto e ottuso recinto del cattolicesimo ci sarebbero gli infiniti pascoli dei buoni pastori evangelici "in cui tutte le vacche sono nere".

Il modo evangelico è fatto invece anche da tanti comunità ecclesiali (dai protestanti storici) definite "fondamentaliste" che, basandosi sulla lettura della stessa Bibbia protestante, danno però sui temi morali delle risposte assai meno "ireniche" rispetto alle pastore valdesi: perchè?

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mercoledì, ottobre 25, 2006

Historia Ecclesiastica Anglorum II

Il multiculturalismo che regna nel Regno Unito e la pluralità di religioni che debbono convivere in un contesto democratico sta pian piano facendo emergere nella mente degli inglesi l'idea che in quella che storicamente era e che è la loro religione "di Stato" vi sia un "peccato originale" che nel XXI secolo dovrebbe solo provocare orrore e raccapriccio ad ogni persona sana di mente: La Chiesa Anglicana è stata creata allo scopo di servire il potere politico e non ad Iddio ma al potere mondano è totalmente e devotamente asservita!
Non dovrà sembrare strano, quindi, che la prima cosa che fece Enrico VIII dopo essersi proclamato capo della Chiesa d'Inghilterra, fu il dar ordine di profanare, bruciare e disperdere quel che rimaneva delle ceneri di San Tomas Beket: quell'arcivescovo di Kanterbury che, essendo a capo della Chiesa d'Inghilterra, si oppose al proprio re per salvaguardare l'indipendenza della Chiesa dal re e la libertà di obbedire al Papa di Roma.


Il Sunday Time ha rivolto agli inglesi una domanda "illuminista" (come dice William Ward in un articolo sul Foglio di martedì 24 Ottobre 2006):
"E' arrivato il momento che il Regno Unito separi Dio dallo stato? E che diventi, come gli Stati Uniti e la Francia, un paese veramente laico?

Il “pasticcio” – come lo definisce il Sunday Times – sta nelle istituzioni inglesi: c’è un capo di stato, la regina, che è anche capo della chiesa d’Inghilterra, c’è un Parlamento che apre le proprie sedute con una preghiera, c’è la Camera dei Lord, l’unica al mondo, dove 26 vescovi hanno pieno diritto di voto, e c’è un primo ministro che indica alla sovrana i chierici da promuovere.
Un’anomalia accentuata da una radicata tradizione nel sistema scolastico, composto per un terzo da scuole religiose integrate nel sistema pubblico. Un’anomalia che è all’origine di un paradosso: il Regno Unito è uno dei paesi meno religiosi al mondo, dove – nonostante il 72 per cento degli abitanti si dichiari “cristiano” – meno dell’8 per cento della popolazione si reca regolarmente in chiesa.
Come si spiega questa contraddizione?
Gli inglesi sanno che la qualità delle scuole confessionali è più alta di quella registrata nelle scuole pubbliche e sono pronti – scrive il Times – a dichiararsi devoti cristiani pur di offrire ai propri figli un’istruzione di alto livello.

Pragmatismo, tradizione e consuetudini hanno sorretto un sistema finora efficiente. Ora però, nella multiculturale Inghilterra, a proliferare sono anche le scuole islamiche: sette sono nate grazie all’aiuto del Labour e altre 150 sono a caccia di fondi pubblici e chiedono gli stessi privilegi e diritti oggi attribuiti alla stragrande maggioranza delle scuole della chiesa d’Inghilterra. Sono pronti i cittadini inglesi a finanziare con le proprie tasse scuole che i loro figli non potranno mai frequentare e in cui potrebbero crescere e studiare attentatori come quelli del 7 luglio? Non si rischia di trasformare la Gran Bretagna di oggi nell’Irlanda del nord di ieri, dove dalla segregazione nacque la violenza?


Al quesito su una più netta separazione fra fede e stato hanno risposto al Sunday Times alcuni autorevoli esponenti dell’intellighenzia britannica.

Richard Dawkins, darwinista, nel suo “The God Delusion”, divenuto un bestseller, ha lanciato “un attacco a Dio in ogni sua forma” e chiede che la religione non scompaia solo dallo stato ma dall’intera società.
Terry Sanderson, vicepresidente della National Secular Society, aggiunge: “Dobbiamo rendere laiche tutte le istituzioni. Ci vorranno probabilmente intere generazioni, ma dobbiamo fare in modo che diventi difficile che qualsiasi religione conquisti potere”.

Christopher Hitchens, inglese trapiantato negli Usa, che pubblicherà in primavera un libro su questo tema dice al Sunday Times: “Il rapporto fra religione e politica sarà la grande questione per il resto della nostra vita”. Il modello da seguire?
“Quello americano è l’ideale. Perché gli Stati Uniti non sono un paese così religioso come molti pensano. Il rifiuto dello stato di mischiarsi con la religione spinge le religioni stesse a essere più attive, ecco perché assistiamo a volte a un evangelismo aggressivo.
Non sono pigri come in Europa”. Dopo trecento anni, insomma, i rapporti con le comunità musulmane costringono gli inglesi a riaprire il dibattito fra fede e stato.


Come nella pubblicità di una utilitaria “che si crede invece una grande berlina firmata”, la chiesa anglicana, nata in seguito alla diatriba dinastico-strategica fra Enrico VIII e il Vaticano nel Cinquecento, si crede una chiesa alternativa e più evoluta rispetto a quella romana. Ne ha conservato per intero la struttura episcopale e i precetti – i 39 articoli della fondazione sono quasi tutti compatibili con santa romana chiesa – anche se da sempre ha avuto la presunzione di presentarsi come una versione migliore di quella “papista” romana.
L’unica grande differenza è il ruolo riconosciuto al sovrano come capo della chiesa e “difensor fides”, titolo dispensato dal Papa romano all’antenato Enrico VIII prima dello scisma, e tuttora presente nella iconografia reale, e riconoscibile nella sigla “DG” [Gratia Dei] sulla moneta britannica, in seguito al nome della regina Elisabetta. Ed è proprio questa connessione che il Sunday Times ha provato a mettere in discussione in un lungo reportage, ipotizzando che forse è arrivato il momento di laicizzare l’Inghilterra.

Abituata com’è alle tante correnti interne, la proposta non è tra le più sconvolgenti.
La pace interna della chiesa nazionale “eretica” è stata garantita con la creazione di scuole di pensiero diverse, spesso ostili fra di loro, per costituire una realtà variegata. Tanto che spesso si stenta a credere che due parrocchie limitrofe siano della stessa confessione, visto che di “disciplina” non si può parlare.

Ma che ne sarebbe della chiesa se fosse separata dalla regina?

La “High Church” degli anglocattolici (dove spesso addirittura il Pontefice viene nominato insieme con la rivale “usurpatrice” Elisabetta durante le preghiere) è sostanzialmente contraria all’ordinazione del clero femminile (e soprattutto a quella imminente delle “vescovesse”), mentre inarca le sopracciglia durante le diatribe da parte degli esponenti della “Low Church” (evangelici, più vicini alle altre sette protestanti come i metodisti e i battisti, oggi più vicini alla “religious right” americana) sull’ordinazione di un clero apertamente omosessuale.
Oggi, come negli Stati Uniti, è il boom degli evangelici a caratterizzare lo sviluppo della chiesa anglicana, di cui è tipico il successo straordinario dell’“Alpha Course”, un sistema di reclutamento dei non credenti attraverso seminari molto ben strutturati, sul modello delle business school: non a sorpresa, il leader dell’Alpha Course, il Rev. Nicky Gumbel, è un ex manager di famiglia patrizia. Non a caso, rimane la parte della chiesa in maggiore crescita, e ha visto (a sorpresa) la “secolarizzata” capitale “tornare a Dio” in modo assai più spettacolare rispetto alla provincia o alle periferie.

In passato (fino almeno agli anni Sessanta) esisteva un certo pregiudizio sociale che voleva i metodisti, i battisti e i presbiteriani sempre piccolo borghesi, e i cattolici o proletari irlandesi o vecchi aristocratici in via di estinzione, e la buona e l’alta borghesia anglicanissime (il concetto coniato negli anni Cinquanta di “establishment” era per eccellenza di fede anglicana). Ma oggi la vecchia alta borghesia dei grandi college (come lo stesso Gumbel, rampollo di Eton) e quella nuova di creazione thatcheriana tendono a essere “evangelical-charismatic”, molto attive in chiesa la domenica quanto nella City durante la settimana.

La “Broad church” nel mezzo, che evita sia gli “smells and bells” (incenso e campanella) sia le fastidiose emanazioni di melenso zelo evangelico degli “happy clappy” (sarcastica definizione di chi suona la chitarra, sorridendo, durante la funzione, mentre i fedeli battono il ritmo con le mani) rimane maggioritaria nel paese, e soprattutto nelle vaste parrocchie della campagna inglese.

Voce tranquilla e saggia della maggioranza silenziosa, trova nella (peraltro devotissima) sovrana e nelle sue semplici e poco ostentate devozioni un punto di riferimento consolatorio e quasi immutabile.
Se la “papessa” Elisabetta ha problemi teologici con le donne (o gli omosessuali) nel clero, non lo dice mai: lascia tutto alle delibere, spesso concitate, del Sinodo della “sua” chiesa, diviso com’è in tre parti fra la gerarchia vescovile, il clero semplice e i semplici fedeli. I quali discutono del “disestablishment” della chiesa anglicana dalla corona da oltre un secolo, senza mai venirne a capo. Ma cavarsela alla giornata è sempre stata la caratteristica principale degli anglicani, cattolici “light” che si credono il migliore di tutti i mondi spirituali."

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