sabato, marzo 08, 2008

...entre todas las Mujeres! [16]

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sabato, febbraio 23, 2008

LA DIVINA PASTORA [7]

Adesso vi faccio vedere le suore verdi!

Ovvero:GREEN SISTERS: A Spiritual Ecology (Harvard University Press, April 2007), by Sarah McFarland Taylor.


«Il libro di una storica delle religioni dal punto di vista delle donne, Sarah McFarland Taylor, episcopaliana, rilancia pesanti accuse di panteismo nei confronti di numerose religiose cattoliche statunitensi, appartenenti a varie congregazioni: di San Giuseppe, di Loreto, della Carità, di Notre Dame, dell’Umiltà di Maria, del Cuore Immacolato di Maria oltre che a suore francescane e domenicane e alle Sorelle delle Missioni mediche.

“Green Sisters: a spiritual ecology” si intitola la sua opera, una ricerca cominciata nel 1994 e che l’ha portata a trascorrere due estati nella Fattoria Genesi, nel New Jersey, a visitare dozzine di centri analoghi, a compiere centinaia di interviste e a presenziare a quattro conferenze delle “Sorelle della Terra”. La conclusione: Dio e il cosmo, per le “green sisters” sono fusi l’uno nell’altro.
Alla conferenza delle “Sorelle della terra” del 2002 le 150 partecipanti cantavano, della Terra: “Tutto è santo, così santo. Tutto è sacro, così sacro. Tutto è uno”. Invece nel 2003, alla conferenza della Leadership delle Religiose (che raccoglie 76mila aderenti negli Usa), novecento suore cantavano, sempre riferito alla Terra: “Sacra è la chiamata, davvero tremenda la consegna. Aver cura del Sacro, aver cura del Sacro”.
L’invito della conferenza mostrava un’immagine del pianeta con la scritta: “Aver cura del Sacro”. Il teologo di riferimento è un passionista di novanta anni, Thomas Berry, discepolo di Teilhard de Chardin. Propone come “Grande Opera” per l’umanità del nostro tempo quella di “fare da levatrice all’umanità verso l’era Ecozoica”.
Il mondo naturale, secondo padre Berry, è la “rivelazione primaria” di Dio; il teologo consiglia di mettere la Bibbia sullo scaffale almeno per venti anni, così che la gente possa leggere “la scrittura primaria che è intorno a noi”.

Le “suore verdi” hanno spostato la loro preoccupazione primaria dagli esseri umani alla “Terra totale”. Così una suora che ha studiato con padre Berry quando prese i voti si sentì “legata da un amore appassionato con il Divino così come si è rivelato nella storia universale”. Il che, fa notare una studiosa critica, “non è la stessa cosa che diventare sposa di Cristo”. Per un’altra il voto di castità significa “impegno morale a alleggerire l’ecosistema” stressato dalla crescita della popolazione.

Le “suore verdi” sostengono di non essersi allontanate dalla tradizione cattolica, ma non tutti sono d’accordo. In particolare alcuni pensano che la loro visione di Cristo non sia ortodossa.
Una delle suore intervistate sostiene che “nella liturgia del Cosmo” c’è fusione fra “la storia di Gesù, la storia della terra e la storia del cosmo” in una grande “epica evoluzionistica”.
Con poche eccezioni le “suore verdi” sono vegetariane: molte dichiarano di aver cessato di considerare “i non umani inferiori agli umani”. E una religiosa spiega che la cena per lei “è un’eucarestia quotidiana con il corpo della terra e del sole”. E hanno anche un’analogia fra cibo consumato ogni giorno e la transustanziazione eucaristica.

Il fenomeno delle “suore verdi” fu notato nel 1993, durante una visita in Vaticano dei vescovi Usa. Giovanni Paolo II ammonì: “Talvolta forme di venerazione della natura e la celebrazione di miti e simboli sostituiscono il culto di Dio rivelato in Gesù Cristo”. Ma non ci fu nessuna azione disciplinare, anche se alcuni critici sostengono che molte delle loro tesi ricadono nella condanna emanata da Pio IX verso il credere che “tutte le cose sono dio e hanno la stessa sostanza di Dio”.»
(di Marco Tosatti vaticanista della Stampa)

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giovedì, gennaio 24, 2008

Divina Enfermera [4]


Ovvero: Amplissimo stralcio dell' intervista di Sabrina Cottone (Il Giornale di giovedì 24 gennaio 2008) alla ginecologa Alessandra Kustermann che negli anni settanta era una attivista femminista e propugnatriìce della legge sull'interruzuine di gravidanza, la quale spiega le motivazioni per cui aderisce pienamente alle nuove linee di indirizzo della Regione Lombardia per l’attuazione della legge 194: un nuovo limite all’aborto terapeutico fissato alla ventiduesima settimana più tre giorni di gravidanza; l'istituito di un Registro regionale degli aborti terapeutici, che (senza fare menzione dell’identità della donna) metterà a confronto la diagnosi prenatale con l’autopsia del feto abortito; un’équipe con la consulenza di uno psicologo o psichiatra (e non più solo un singolo medico) che avrà il compito di accertare quei gravi pericoli per la salute fisica o psichica della donna in base ai quali è autorizzato l’aborto oltre il terzo mese di gestazione.

La dottoressa Kustermann (animatrice dei circoli "pro Veltroni") che è la responsabile del servizio diagnosi neonatale dell'ospedale Mangiagalli sostiene che se per lei il nemico di trent’anni prima erano i ferri delle mammane, oggi è «la rupe Tarpea» della tentazione eugenetica:

La Cgil, Uscire dal silenzio, i radicali sono tutti contro le linee della Regione sull’aborto che lei ha contribuito a stendere. Non si sente in contraddizione con la sua storia?

«No, sono convinta che quel che ho fatto sia una difesa della 194 e non un attacco. Io non sono certo di destra e se ho accettato di collaborare è perché ritengo necessarie politiche trasversali per tentare di aiutare le donne a non abortire. Ricordo che lo Stato italiano tutela la vita fin dall’inizio, lo dice l’articolo 1 della 194 che non è una legge per l’aborto, ma per prevenire le gravidanze indesiderate».

Vuol dire che si sente più in sintonia con Formigoni che con certe posizioni della sinistra?

«I piani su cui ci muoviamo rispetto a Usciamo dal silenzio e Cgil sono diversi. Una cosa è dire: la 194 non si tocca. Altro è sostenere da tecnico e ginecologo che il testo della Regione è un indirizzo che facilita il mio lavoro come ginecologa. Inoltre forse la Cgil non sapeva che il ministro Turco ha reso pubblico il lavoro di una commissione di esperti che pone alla ventitreesima settimana l’epoca in cui bisogna dare cure ai neonati prematuri. Può esserci un errore di datazione della gravidanza e per questo la Lombardia ha fissato il limite di ventidue settimane più tre giorni».

Lei ha detto che a breve lo stesso limite potrebbe essere abbassato a ventuno settimane...

«Se ci saranno progressi scientifici certamente sì. Oggi a ventidue settimane in Italia la sopravvivenza è molto rara, ma in Giappone per esempio già ne sopravvivono un po’ di più. Il giorno in cui in Italia ne sopravviverà una quota rilevante, tipo il 5 o 10 cento, è ovvio che non si potrà più fare l’aborto a quell’epoca. Non c’è mica la rupe Tarpea, se con un aborto nasce un bimbo che nasce e piange non posso mica eliminarlo!».

Chi vuole la rupe Tarpea? Come risponde ai radicali che accusano le nuove norme lombarde di intimidire i medici abortisti?

«Non sanno ciò di cui parlano. È l’autonomia del medico a decidere. Se il feto non può sopravvivere non c’è limite all’aborto terapeutico. Chi non si occupa di questi problemi non si rende conto ma un feto abortito alla ventiduesima settimana, se è vitale, ha la stessa faccia di uno che nasce un mese dopo. E tu che fai, lo ignori? Respirano, urlano, poi vanno in affanno, se non gli dai nessuna assistenza possono impiegare fino a dodici ore prima di morire. Ma che cosa vogliono che facciamo, che li sopprimiamo? E non è certo interesse della madre un aborto terapeutico a 23 settimane se poi il neonato sopravvive con gravi handicap».
[...]
È stato istituito un registro degli aborti terapeutici. Una schedatura utile?

«Esiste quasi in tutto il mondo il registro dei nati malformati: permette di migliorare l’accuratezza diagnostica perché controlli il tuo errore ed eventualmente lo correggi. In genere l’errore è in difetto di diagnosi, non in eccesso. Capita anche il contrario, come capitano le diagnosi incerte ma non è frequente. Per fortuna capitano molti pochi casi come quello di Careggi in cui un feto abortito perché ritenuto malformato in realta sarebbe stato un bimbo sano».

Come valuta che a decidere dell’aborto terapeutico adesso debba essere un’équipe con lo psicologo?

«Solo una donna su cinque chiede l’aborto dopo aver scoperto malformazioni del feto. La legge italiana non è eugenetica, parte dal dolore della donna, dalla sua depressione e della sua incapacità di affrontare la malformazione fetale. L’équipe è necessaria perché difficilmente puoi spiegare da solo una diagnosi prenatale del genere e il ruolo dello psicologo è di consulenza. È una scelta complessa per la donna ma pesante anche per il medico».

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mercoledì, dicembre 19, 2007

La Ceremonia del Besamanos [2]


Ovvero : ...entre todas las mujeres!


Rute è un piccolo "pueblo" andaluso in provincia di Cordova che nell'ultimo trimestre dell'anno ospita una fiera del cioccolato intitolata "Belèn de chocolate" (una Betlemme di cioccolato!): la fiera dolciaria, infatti, si conclude alla vigilia di Natale.
Per circa tre mesi gli andalusi, e gli spagnoli tutti, sono perciò invogliati a visitare la cittadina di Rute mercè il dolce richiamo delle artistiche sculture ed architetture di grandi presepi rigotosamente realizzate col cioccolato.
Ogni anno c'è anche l'usanza di realizzare una statua di cioccolato raffigurante a grandezza naturale un personaggio famoso. Nell'anno di grazia 2007 due maestri cioccolatai -con tre mesi di lavoro!- hanno dato vita alla dolce icona di donna Letizia Ortiz "principessa consorte" delle Asturie.

La consorte dell'erede al trono di Spagna è stata immortalata con l'abito e la pettinatura con cui partecipò (il 14 Maggio 2004) al matrimonio del principe Federico erede al trono di Danimarca.

La perfetta somiglianza tra la Letizia "di Borbone" e la Letizia "di bombòn" non si estende anche al peso poichè "la dolce Letizia" pesa ben 320 chilogrammi!



La muliebre scultura, davanti alla quale sono sfilati quasi processionalmente più di ventimila incuriositi spagnoli, è stata la causa di un forte incremento del numero dei visitatori della già nota mostra dolciaria.
La statua di cioccolato non è però stata messa in vendita, nonostante non siano mancate richieste al riguardo.
Gli organizzatori dell'evento hanno puntualizzato che è tradizione che la annuale scultura in cioccolato venga poi fusa per farne dono ai bambini durante le festività carnascialesche.


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venerdì, luglio 27, 2007

Idea Russa [2]

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domenica, luglio 22, 2007

LA DIVINA PASTORA [4]

Ovvero: "Modello Giuditta"


In una intervista al quotidiano romano 'Il Messaggero' , il direttore dei programmi in lingua tedesca della Radio Vaticana, il padre gesuita Eberhard von Gemmingen ha dichiarato -senza avere la minima percezione della ridicolosità delle proprie dichiarazioni- che vedrebbe bene un Collegio Cardinalizio formato dal cinquanta per cento dall'altra metà del cielo: ovvero che ad eleggere il Papa nel segreto della clausura della Cappella Sistina ci fossero sessanta Eminentissime (ac Reverendissime) "cardinalesse".

Oltra al fatto che gli "Eminentissimi" che per lo passato furono "creati" cardinali pur essendo "laici" ed addirittura maritati e con prole, essi furono in gran parte nominati "Cardinali dell'ordine dei Diaconi" e che niente vieta che un uomo sposato prenda gli ordini sacri e diventi diacono. Uomini che per il metro di giudizio contemporaneo erano "laici" avevano il diritto di eleggere il Papa (e potevano addirittura essere eletti pur non essendo nemmeno preti!) grazie all'escamotage di ricevere gli "Ordini Minori": in "illo tempore" a colui che veniva conferito il compito di "ostiario", "lettore" o "accolito" era a tutti gli effetti inserito nello "status" ecclesiastico". Se poi il novello "uomo di Chiesa" scarseggiava di vocazione sacerdotale non doveva far altro che rimandare sine die il conferimento degli "Ordini Maggiori". Ma ciò era loro possibile solo perchè erano maschi e la Chiesa Cattolica il sacramento dell'Ordine lo riserva solo ai cattolici di sesso maschile!

Il Cardinalato non è una una orificenza al pari del "cavalierato" ( si può infatti essere nominato "cavaliere" pur non sapendo andare a cavallo) poichè ogni novello Cardinale viene inserito in uno dei tre ordini: "Cardinali vescovi", "cardinali preti" e "cardinali diaconi" ed a loro viene concesso il "Titolo" di una chiesa romana (e ai cardinali vescovi la titolatità di una diocesi suburbicaria).

Dall'epoca di San Gregotio Magno i "Clerici Cardinales" sono, infatti, gli ecclesiastici più improtanti della "Sancta Romana Ecclesia" cioè della Diocesi di Roma. E se è pur vero che il cardinale Poletto arcivescovo di Torino non è veramente "il prete" di San Giuseppe al Trionfale e che il cardinale Antonelli arcivescovo di Firenze non è "il prete" di Sant'Andrea delle Fratte è pur vero che essi sono per designazione papale inseriti gerarchicamente nel tessuto giuridico della diocesi di Roma di cui debbono elleggere il vescovo.
Pertanto -Diritto Canonico alla mano- con quale autorità ecclesiastica una donna, fosse pure la Vergine Maria, fin quando esisterà il collegio cardinalizio, potrebbe poter proferire verbo in Conclave?

Prima osservazione: se la metà dei cardinali fossero donna ciò vorrebbe dire che, rispetto all'oggi, i papabili di un così roseo conclave sarebbero il cinquanta per cento in meno.

Seconda osservazione: passando dal discorso intorno all'elezione del Papa a quella del "Papa nero", il padre Eberhard von Gemmingen (Societatis Jesu) si è mai chiesto il perchè Sant'Ignazio non volle che ci non ci fossero delle "gesuitesse"?
A rigor di logica, se io fossi al pari di padre Eberhard von Gemmingen un gesuita devoto delle quote rosa cercherei di fare prima la rivoluzione femminista all'ombra della Casa Profesa.

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sabato, giugno 02, 2007

La Divina Pastora [3]



Domenica 27 maggio 2007 solennità di Pentecoste (e quale data poteva essere migliore se non il giorno della "indistinta" discesa dello Spirito Santo su Maria e suglia Apostoli?) "...a Toronto cinque donne e un uomo sposato, tutti cattolici, sono stati ordinati sacerdoti e diaconi da un vescovo donna, Patricia Fresen.

La cerimonia, organizzata dal movimento Roman Catholic Womenpriests, che non è riconosciuto dal Vaticano, si è svolta in una chiesa protestante alle periferia della metropoli canadese. L'arcidiocesi di Toronto ha subito fatto sapere che l'organizzazione responsabile delle ordinazioni non ha alcuna affiliazione né rapporto con la Chiesa cattolica romana; e ha ricordato che l'ordinazione di uomini al sacerdozio è un sacramento che non può esser cambiato. Secondo il sito web della Bbc, una folla di fedeli entusiasti ha seguito il rituale officiato dal vescovo Patricia Fresen, una delle più note figure del movimento
".

Facendo un rapido salto sul sito internet di cotal eresiachico movimento ho notato subito l'acconcia decorazione della Home Page che si fregia della riproduzione di uno dei mosaici della Cappella di san Zenone nella basilica romana di Santa Prassede.
Quattro busti muliebrii: la Madre di Dio tra le due sante sorelle martiri Prassede e Prudenzianta e poi, alla destra di chi guarda una figura il cui nimbo non è circolare ma quadrato, segno che trattasi di persona ancora vivente all'epoca in cui completò l'opera musiva. Intorno al nimbo la scritta "THEODORA EPISCOPA".

Ah! Orrore e raccapriccio: miro sconcertato non riuscendo a contenere l'indignazione costatando donde possano giungere le sottigliezze delle mistificazioni sataniche!
La Teodora in questione, vissuta a Roma nel IX secolo, non era una "vescovessa" ma era la madre di Papa Pasquale I ( cioè il vescovo di Roma) il quale fece edificare la cappella al fine di- a tempo debito- seppellirivi la madre e per suffragarvi l'anima della pontificia genitrice all'altare della medesima cappella dedicata alla Santa Vergine dal bell'appellativo di "Santa Maria libera nos a poenis Inferni".
Nel nono secolo chi leggeva capiva benissimo che l'iscrizione latina significava "Teodora la madre del vescovo" e nessuno si sarebbe mai sognato di tradurre "Episcopa Theodora" con "la vescovessa Teodora"!
Ancora oggi nelle Chiese di rito bizantino dove il prete e il diacono possono prendere moglie, queste ultime vengono appellate rispettivamente "Presbytera" e "Diakonissa" anche se nessuno si sognerebbe mai di far loro celebrare una divina liturgia!

Alle aspiranti "vescovesse" del terzo millennio consiglierei di spostare lo sguardo sull'altro lato della cappella medievale, di fronte all'effige della madre di papa Pasquale, e cioè verso la preziosa reliquia della colonna della flagellazione di Cristo: poichè Nostro Signore vuole patire congiunto alla sua Chiesa, sino alla consumazione dei secoli.

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giovedì, maggio 24, 2007

...entre todas las Mujeres! [15]


Mentre il mondo politico esternava il proprio alto consiglio invitando alla concordia e al dibattito "democratico nel rispetto di tutte le componenti"; mentre sui giornali cattolici e laici divampava la polemica; mentre nascevano petizioni per chiedere alla Rai di non acquistare i diritti del documentario "Sex crimes and the Vatican" della Bbc; mentre i comitati etici, i comitati di garanzia, i sindacati dei giornalisti (per non parlare della Blogosfera!) levavano la loro voce pro o contro la volontà di Michele Santoro di mandare in onda il tristemente noto servizio giornalistico britannico ecco che "Sex crimes and the Vatican" è stato mandato in onda mercoledì 22 maggio sulla televisione locale romana "TeleDonna" nella più totale indifferenza mediatica :
Che bisogno c'era di fare tanto fracasso per il video della BBC (che merita il massimo rispetto, ma è pur sempre la TV di Stato di un paese tradizionalmente anticattolico) sui preti pedofili, che Michele Santoro ha intenzione di trasmettere nel suo programma "Anno Zero"? Bastava sintonizzarsi ieri sera su TeleDonna (una piccola emittente laziale collegata al Partito dei Consumatori, che tradizionalmente ospita invettive antiberlusconiane e manifestazioni di solidarietà nei confronti dei cosiddetti "eroi cubani", finita di recente nel mirino del Ministero delle Comunicazioni per le violazioni al Codice di autoregolamentazione a tutela dei minori), dove scorrevano indisturbate le immagini di "Sex Crimes and the Vatican", con le confessoni delle vittime intervistate e le invettive dei loro legali...

Preti pedofili: Teledonna "brucia" Santoro (e la montagna partorisce un topolino)

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lunedì, maggio 21, 2007

La Divina Pastora [2]


Le associazioni rappresentative del protestantesimo italiano hanno dato la propria adesione alla manifestazione «Coraggio laico» di Piazza Navona del pomeriggio di sabato 12 maggio, contestuale allo svolgimento del Family Day a Piazza San Giovanni in Laterano.
La manifestazione pomeridiana è stata preceduta, in mattinata, da un convegno organizzato dall'dell’Ucebi (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) svoltosi nella Sala delle conferenze di Montecitorio dove hanno "furoreggiato" due degnissime rappresentanti del protestantesimo ufficiale italiano: la pastora Maria Bonafede "moderatore" della tavola Valdese e la pastora Anna Maffei Presidente dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia.

La pastora Anna Maffei nel suo intervento di Montecitorio ha evangelicamente attaccato l'ipocrisia di quelle "razza di vipere" e "sepolcri imbiancati" che hanno dato la propria adesione al "Family Day".
Sintetizzando: per la pastora il problema non è che la Chiesa Cattolica Romana non abbia mai remore nel dire la propria su qualsivoglia argomento dello scibile umano -così è sempre stato- ; al contempo è acclarato che la stragrande maggioranza degli italiani sono, si cattolici ma, dei cattolici molto "all'acqua di rose" che ben poco nel loro agire tengono in considerazione le encicliche papali e le istruzioni dell'ex-Sant'Uffizio. Ragion per cui è sconcertante che il popolo italiano formata da divorziati, divorziati-risposati, cornificatori abituali, puttanieri, e conviventi (e di cui la classe politica ne è degnissimo campione rappresentativo!) tanto si genufletta pubblicamente agli articoli di quel catechismo che poi "nel segreto della propria cameretta" trascura e disconosce: ovvero "aver trasformato la fede in una commedia, il richiamo all’autenticità davanti a Dio in un conformismo di facciata.
E su questo tema della famiglia si è scatenata in questi mesi nel nostro paese la più grottesca delle commedie, una simulazione collettiva che ha continuato a contagiare tanti"
.


La pastora Bonafede ha sì plaudito alla popolare richiesta di una più attenta politica governativa a favore della famiglia: "Peccato soltanto che il raduno in piazza San Giovanni per la scelta del momento e per i suoi contenuti sia così palesemente una manifestazione “contro”: contro i Dico, contro la laicità dello Stato, contro la libertà di scegliere di uomini e donne adulti, credenti o meno che siano.
Dall’altra, a piazza Navona, si rivendica il diritto a uno Stato davvero laico festeggiando una data che è il simbolo della vittoria della laicità in Italia, il 12 maggio di 33 anni fa, vittoria del referendum sul divorzio, e si rivendica il diritto al riconoscimento delle unioni di fatto, di relazioni affettive e parentali che la legge ignora o penalizza. Personalmente sono assolutamente convinta che si tratti di diritti che devono essere garantiti e che nulla tolgono alla libertà e all’integrità della famiglia tradizionale."



I valdesi, e i protestanti tutti perciò, hanno festeggiato l'anniversario del referendum sul divorzio perchè per gli evangelici il matrimonio non è un "sacramento" è non è nemmeno una mitologica (e un po' mafiosa)difesa e protezione da ogni pericolo esterno.
Poichè nessuno più dei discepoli di Lutero riconosce l'esistenza del peccato originale ne deriva che anche la famiglia è un'istituzione umana cui necessita la redenzione di Cristo poiché formata da persone peccatrici bisognose della divina "Giustificazione".
Epperò a quel che vedo il severo impianto teologico protestante poi nella applicazione pratica a me pare ridursi in un consolatorio chiedere perdono a Dio per il fallimento di una unione (religiosa, civile o "di fatto" che sia) confidando negli infinito potere di Cristo di annullare i peccati di chi riconosce solo in lui il proprio Salvatore.

Allora la mia domanda è: la rottura di un patto matrimoniale per un protestante è una colpa di fronte a Dio?
Ovviamente questa è una domanda squisitamente religiosa che richiederebbe una risposta squisitamente religiosa.
Or bene, se per un protestante la rottura di una unione d'amore è comunque qualcosa di "non buono" perchè stracciarsi le vesti se il Papa di Roma, seppur con un differente lessico teologico, dice anche lui che è "non buono"?
(Ma forse la mia è una domanda inutile perchè storicamente abituati all'idea che tutto è peccato i protestanti hanno difficoltà a definire cosa sia peccato!).

Il fatto è che l'impianto teologico -e psicologico- del proprio rapporto con Dio per i protestanti è assai "esistenziale" dal che deriva il ragionamento secondo cui il riconoscere i diritti delle "coppie di fatto" (degli atei materialisti) non danneggia la famiglia (di chi accetta Gesù come proprio personale Salvatore).
Ovviamente nell'approccio teologico "evangelico" ci sono delle conseguenti implicazioni politiche: siccome compito della chiesa è "evangelizzare" ecco che l'annunzio della "buona novella" è rivolta alle singole persone e non ai Parlamenti a Camere riunite ed al Consiglio dei Ministri schierato . Compito delle chiese non è quello di "dettare legge" sulle questioni che regolano la vita sociale ma bisogna rispettare la "laicità dello Stato" che invece è un diritto di tutti.

L'espressione "laicità dello Stato" (tanto implorata dai protestanti italiani e per loro tanto in pericolo a causa delle esternazioni pontificie ) dovrebbe voler dire che ogni cittadino deve avere la libertà di agire secondo la propria coscienza senza essere costretto dallo Stato a sottostare a determinate regole che fanno violenza alla propria libera coscienza così facendo mortificando ed annichilendo la dignità della persona.
Non si vede perchè se i cattolici italiani (e i loro vescovi che sono pure cittadini italiani) prendono posizione contro dei provvedimenti legislativi che ripugnano alla propria coscienza (e religiosa e innanzitutto civile!)questo dovrebbe minare la laicità dello Stato!

Personalmente allora non capisco se l'errore che gli evangelici imputano a Ratzinger oggi (e a Wojtyla ieri), a Bagnasco oggi e ieri a Ruini, sia quello di affacciarsi al balcone e proclamare "urbi et orbi" la dottrina della propria chiesa in modo che tutti sappiano come la pensi il Vaticano invece di chiamare personalmente e singolarmente tutti cattolici italiani (dal presidente del Consiglio fino a Don Mazzi) per un mirato corso di indottrinamento cattolico personalizzato: una specie di Cepu della Cei!


Altro motivo per cui i protestanti italiani hanno partecipato all'iniziativa dei Radicali, come detto dalla pastora Anna Maffei dal palco di Piazza Navona, è per lamentare la monopolizzazione da parte Vaticana di tutta l'informazione religiosa.

In realtà chi dovrebbe essere bacchettato non è il papa o i vescovi cattolici ma l'orrida schiatta dei "vaticanisti", e degli italici giornalisti tutti, che da un lato sanno che creare ad arte delle presunte tensioni tra Chiesa e Stato è redditizio (poichè non avendo Carlo e Camilla ci consoliamo con i gossip su Ruini e Tettamanzi), e dall'altro va messa in conto l'infinita ignoranza in materia religiosa per cui se in qualche paese mussulmano vengono sgozzati dei "cristiani" sono sempre ritenuti cattolici, se in Turchia viene ucciso un "pastore" per i giornali italiani era un prete e "il Culto" protestante è infallibilmente sempre definito "la Messa"!



Il 17 maggio, dopo la diffusione delle presunte scomuniche di monsignor Betori contro "un paese assediato e minacciato dall’aborto, dall’eutanasia, dall’omosessualità e dal relativismo etico" l'arcipastora Maria Bonafede ha emanato un acconcio dispaccio di doglianza:
"A noi protestanti italiani pare invece di dover testimoniare il mandato evangelico dell’amore, dell’accoglienza e del dialogo...E per questo continueremo ad aprire le porte delle nostre chiese a chi cerca conforto, a chi ha dubbi nel proprio cammino di fede, a chi cerca una novità nella propria vita. Senza discriminare nessuno in base alla sua identità sessuale o ai suoi orientamenti etici"

Però con tutta la possibile "buona fede" io non riesco a non pensare che fare il protestante nell'Italia di oggi è "troppo facile".
Mi spiego: vedo in Italia un protestantesimo che, nei suoi vertici rappresentativi, parla continuamente dell'importanza del dialogo come se fossero solo loro a dialogare "veramente" con chi discepolo di Cristo non è , lo è poco, o vorrebbero esserlo maggiormente: come se dal "sola scriptura" si sia passato al "Sola maieutica"!

Pur con divesità di accenti, alle volte non posso fare che constatare amaramente che il severo giudizio che il Catechismo Maggiore di San Pio X ha della "Riforma" non ha perso il suo "smalto":
"Al presente il nome di protestantesimo non significa più una credenza uniforme e diffusa, ma nasconde la più mostruosa congerie di errori privati ed individuali, raccoglie tutte le eresie, e rappresenta tutte le forme di ribellione contro la santa Chiesa cattolica.
Lo spirito protestante tuttavia, cioè lo spirito di sconfinata libertà e di opposizione ad ogni autorità, non lasciò di diffondersi; e molti uomini sorsero che gonfiati da una scienza vana e superba, ovvero dominati dall'ambizione e dall'interesse non dubitarono di creare o dar favore a teorie sovvertitrici della fede, della morale, e di ogni autorità divina ed umana."

_______________________
Vi sarà pure in voi protestanti una plurisecolare "psicologica" diffidenza verso le allocuzioni piovute dalle cattedre episcopali e non generate da una comune, condivisa, fraterna e "democratica" lettura della Bibbia, però, signora pastora delle anime nostre, -fatto salvo il principio che tutti siamo peccatori e che dobbiamo amarci tutti come fratelli- quando ella legge quei brani di san Paolo in cui si condannano come peccato la sodomia cosa ella ne deduce?

Come ella deduca che una coppia gay abbia tutto il diritto di avere un riconoscimento civile non mi interessa, mi interessa sapere se (alla lesbica che si affida alle sue cure pastorali ella, in base alla lettura della Sacra Bibbia è in grado di dire se un comportamento sia "evangelicamente" lecito o no!

Non mi importa sapere in base a quali dottrine politiche ella sostiene che lo Stato deve consentire l'interruzione volontaria di gravidanza.
Vorrei invece sapere se -pur rispettandone gli orientamenti etici!- se per ipotesi una sua fedele sostenesse che abortire è eticamente giusto in base a quale insegnamento di Gesù, di san Paolo o di Mosè ella le darà ragione (o vorebbe darle torto?).

Io non capisco perchè le "alte gerarchie" del protestantesimo italiano continuino a foraggiare questa mentalità da "eretici italiani del XVI secolo" per cui fuori dall'angusto e ottuso recinto del cattolicesimo ci sarebbero gli infiniti pascoli dei buoni pastori evangelici "in cui tutte le vacche sono nere".

Il modo evangelico è fatto invece anche da tanti comunità ecclesiali (dai protestanti storici) definite "fondamentaliste" che, basandosi sulla lettura della stessa Bibbia protestante, danno però sui temi morali delle risposte assai meno "ireniche" rispetto alle pastore valdesi: perchè?

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sabato, maggio 19, 2007

DEVOTIO MODERNA [7]

Ovvero: visioni private

Francesca Sanna, Anna Rita Luceri e Carla Calò, tre ruspanti pugliesi di Martano (Lecce) che formano il trio comico “Ciciri e tria” che mette in scena tre comari che "recitano" preghiere divertentemente eterodosse: senza dubbio tra le rivelazioni della stagione televisiva 2007 di “Zelig Off”(fortunato show di Canale 5 che ha tenuto a battesimo tanti nuovi talenti comici emergenti).

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giovedì, maggio 17, 2007

Donna Moderna /3

17 Maggio: la Chiesa commemora San Pasquale Baylon.

È considerato il patrono dei cuochi e dei pasticcieri, secondo la tradizione sarebbe il presunto inventore dello zabaione (o almeno in suo onore fu così battezzato dai pasticcieri: "San Bayon"). Probabilmente per l'effetto "afrodisiaco" che lo zabaione produrrebbe nel viril sesso, San Pasquale è altresì protettore delle fanciulle in cerca di marito ed in generale di tutte le donne.

Orsù, dunque! In questi tristi tempi per la solidità del Matrimonio, e in cui financo si mette in dubbio l'utilità, la natura e la ragion d'essere stessa dell'istituto familiare, sarà cosa sommmente propizia al muliebre e femminino sesso -massimamente alle nubili!- elevar accorate preci al santo frate alcantarino:
"Sam Pasquale Bbailonne
protettore delle donne,
famme trovà nu bbel mmarito
grann'e ggrosso e ccolorito:
come attè ttal e qquale,
o gglorioso Sam Pasquale! "

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giovedì, marzo 08, 2007

...entre todas las mujeres! [13]


[photo Concellon ]

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lunedì, gennaio 29, 2007

Rosa mistica



Sive: Mater Boni Consili.

Sono l'una e mezza del mattino di lunedì 29 gennaio quando Silvio Berlusconi esce dall'ingresso principale del Teatro Sociale di Como porgendo il braccio alla novantaseienne madre Rosa Bossi in Berlusconi.
Immediatamente i giornalisti impugnano i microfoni e gli operatori si mettono in spalla le telecamere, dando l'inizio alla ressa mediatica. Silvio Berlusconi avanza sorridente stringendo a sè la -un pò disorientata- mammina e non si sottrae alla raffica di domande sull'attualità politica nazionale e locale, dovendo ogni tanto frenare l'impeto delle guardie del corpo che a forza di gomitate cercano di sbaragliare lo sbarramento dei cronisti.

Comunque il Cavaliere non ha mancato di sottolineare il motivo precipuo della sua presenza a Como:un galà di beneficienza in onore della madre Rosa in occasione del novantaseiesimo compleanno della matriarca del clan Berlusconi (ed infatti le offerte -a partire da 250 euro- dei cinquecento invitati alla cena erano devolute alla cura degli anziani).

Dulcis in fundo, davanti alle telecamere Berlusconi ha dato vita a un simpatico siparietto con l'emozionatissima madre al fine di dare saggio della vivacità mantale della quasi secolare genitrice: «Quanti baci mi prometti ogni giorno, quando ti telefono?»
«Tanti» ha risposto la signora Rosa.
Poi, il buon figlio ben lieto della lucidità della veneranda mamma Rosa ha bonariamente incalzato: «E quanti rosari dici ogni giorno per me?»
«Tre al giorno - ed ha aggiunto- adesso che vado a casa ne dico uno».
Al che Berlusconi ha riso sornione e, rivolgendosi agli ilari giornalisti che lo attorniavano , ha indicato il cielo: «Glielo dico sempre, guarda che lassù non sanno più dove metterle le tue preghiere». Poi approfittando della benevolenza dell'uditorio prosegue: «Le devo tutto: quella sera del ’93 nessuno voleva che scendessi in campo ma la mamma mi disse: se ci credi devi trovare il coraggio di farlo. Per questo sono in politica e mi ritirerò quando deciderà lei».

Mamma Rosa ha ringraziato commossa per tanto clamore sulla sua persona, dicendo: «Sono solo una mamma».

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giovedì, gennaio 25, 2007

...entre todas las Mujeres! [11]


Presso il Museo diocesano di san Giovanni Battista dei Fiorentini in Roma (via Acciaioli n.2) il 23 gennaio 2006 si è tenuta l'inaugurazione della mostra "Nostra Signora in America Latina" sponsorizzata dall'ambasciata della Repubblica Domenicana presso la Santa Sede nella persona dell'ambasciatore Joacquin Manrique Majo.

La mostra è una devota occasione per conoscere i santuari mariani più famosi del Sud America mercè le riproduzioni esposte delle pitture e sculture della Santissima Vergine più venerate dai cattolici sudamericani.
Ospite d'onore il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura per accogliere il quale la signora moglie dell'ambasciatore dominicano ha sfoggiato un compito abito nero. Invece, per non sfigurare di contro al porporato nella pia circostanza, la signora moglie dell'ambasciatore dell'Honduras ha indossato un rubicondo completo giacca e pantalone di foggia smaccatamente prelatizia!

[Tra gli altri ospiti di riguardo oltre all'ambasciatore d'Honduras presso la Santa Sede Alejandro Emilio Valladeres Lanza, degna di nota la presenza di Giulio Andreotti con la moglie Livia, don Luigi Veturi parroco di San Giovanni dei Fiorentini, mons Paul Prabhu della Segreteria di Stato, , il consigliere ecclesiastico dell'ambasciata di Francia presso la Santa Sede Yves Gouyou, l'ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede Francisco Vasquez y Vasquez, mons Gabriele Caccia della segreteria di Stato, l'ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede Isidro Gomez Santos, l'ambasciatrice d'Egitto presso la Santa Sede Nevine Simaika Halim Abballa, mons Pietro Parolin della segreteria di Stato.](Vatican Style)

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venerdì, gennaio 19, 2007

Sacra Coversazione /10


[Articolo di Allam Magdi sul Corriere della Sera di martedì 16 gennaio, 2007]
Ovvero: "L' Islam, la poligamia e il blog di Lia: la moglie che accusa il capo dell' Ucoii"
Il racconto di una professoressa: così Piccardo mi ha sposato e poi ripudiato con un sms

"ROMA - Il primo dicembre vi avevamo raccontato di uno scandalo sessuale a sfondo poligamico, in cui Lia, curatrice del blog Haramlik, denunciava di essere stata ripudiata da un non meglio specificato «Mullah di noialtri».

Ebbene ora siamo in grado di svelarvi il nome: Hamza Roberto Piccardo. Ed è Lia, professoressa di Letteratura che insegna a Genova, a rivelarlo: «L' ultima cosa che vorrei fare è ritrovarmi ad avere partecipato, con la mansuetudine di un capretto, alla grottesca messa in scena di una scenografia religiosa entro cui ambientare il porno amatoriale più banale del mondo, con Hamza Piccardo e Lia di Haramlik nei titoli di testa, in un tripudio di buon esempio. Ma ti prego. Fare da utile idiota, imbarazzata e silente, ai vitelloni da moschea. Non scherziamo».

Piccardo è il segretario nazionale dell' Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), il personaggio più in vista e più controverso dell' islam in Italia. Sposato civilmente con una marocchina dopo il divorzio dalla prima moglie italiana, dalle quali ha avuto complessivamente 5 figli, lo scorso marzo Piccardo ha contratto un secondo matrimonio con Lia, nella moschea di Verona. Senonché a luglio Piccardo l' ha ripudiata, comunicandole in modo sprezzante la sua brusca e unilaterale decisione tramite un sms.

A quel punto Lia si è ribellata e ha avviato una campagna mediatica all' interno del suo blog, per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti di moglie divorziata, nonché per protestare contro «quest' islam semplificato a misura di cretino, questo giochetto pseudo-islamico che va in onda tra i quattro dementi che hanno avuto la ventura di trovarsi nel posto giusto al momento giusto con la religione giusta e che ne hanno fatto una rendita di potere spicciolo da miserabili».

In una email indirizzata a Piccardo, datata 7 ottobre 2006 e che pubblichiamo per la prima volta, Lia chiarisce le ragioni per cui intende rivelare tutto, proprio tutto, di una esperienza che definisce un «delirio sado-poligamico»: «L' ultima cosa che vorrei fare, nella mia vita, è ritrovarmi omertosa, a coprire col mio partecipativo silenzio una prassi pseudomatrimoniale di bassissima lega, un uso becero della poligamia, una burocrazia religiosa adoperata come mero preservativo spirituale».
La missiva inizia così: «Caro Hamza, come sai, ho esercitato nei tuoi confronti - per diversi mesi e con generosità - l' islamica virtù della misericordia verso le tue debolezze, incoerenze e mancanze. Purtroppo, non mi è più possibile continuare a ostinarmi nel credere nella tua buonafede». Lia sintetizza così la decisione di sposarsi: «Tu ti sei presentato da me come rappresentante e punto di riferimento, in questo Paese, di una religione e di una causa per cui io mi spendevo da anni (...) Arrivi tu e decidi che mi devi urgentemente sposare, in nome della tua profonda fede nell' islam e in barba a qualsiasi mio ed altrui richiamo alla sensatezza (...) Hai goduto di un' apertura di credito da parte mia, invece, figlia proprio della mia attrazione e del mio rispetto per quell' islam che con tanto ardore rappresenti, ed ho accolto la tua sfida: "Fidati di me e sposami subito". "D' accordo".

Capivo bene, e la continuo a capire, la tua urgenza di metterti in condizione di "potere restare dietro una porta chiusa" con la sottoscritta. Solo che l' obbligo di contrarre matrimonio prima di poterlo fare non si esaurisce, per un musulmano, nella ripetizione burocratica di una formuletta. Il matrimonio islamico non è una magia o un miracolo che trasforma la carne femminile da haram ad halal, a mo' di cristiana trasformazione dell' acqua in vino. Il matrimonio islamico serve a garantire alle donne dei diritti, ed è in questi diritti che si riflette la coscienza dell' uomo. (...) Di questi miei diritti, di questi tuoi doveri, non se ne è vista manco l' ombra».

Lia lamenta l' assenza di un «normale rapporto affettivo tra persone serie, adulte e perbene», denuncia un comportamento violento («eri ormai talmente arrogante da concederti il lusso di tirarmi uno schiaffo») ma soprattutto rivela il prevalere di un comportamento morboso per il sesso: «Sei arrivato al punto di dirmi, nella stessa chat, che "no, questa settimana non vado a Milano, non posso portarti neanche una scatola" e poi, poche righe più sotto, spiegarmi nei dettagli che "se adesso venissi da te, slurp, ti farei questo e quello". Non so: cosa te la sposi a fare una donna se poi, in barba persino ai tuoi doveri di assistenza nei tre mesi successivi al divorzio, non ti chiedi sotto quale ponte stia andando a sbattere, e tutto quello che sai fare è esporle i tuoi sogni erotici quando ti gira di chiamarla?
Cosa c' entra l' islam?
Cosa c' è di islamico nel non assumersi nemmeno l' ultima delle responsabilità: quella di avere le palle di stare zitto e viverti i tuoi languori in silenzio, fosse solo prendendo esempio dalla donna che, con tutto il fegato che tu non hai, in silenzio assoluto si sciroppa un incubo intero?
Che cos' è esattamente il matrimonio islamico targato Ucoii, segretario nazionale dei miei stivali? Come ti permetti, come vi permettete di chiamare "islamico" un simile sconcio?».

Lia chiede «il mio risarcimento, buonuscita o dono di consolazione», quantificandolo in 20 mila euro. Ammonendolo che se Piccardo non accetterà la richiesta entro il 13 ottobre, «impegnerò tutte le mie energie per fare chiarezza su ciò che, a quel punto, sarebbe inequivocabilmente confermato come un uso fraudolento e blasfemo di una supposta benedizione divina sui coiti realizzati sotto l' egida dell' Ucoii, a partire dai tuoi». La condanna dell' Ucoii è netta: «L' esercizio istituzionalizzato da parte di un' organizzazione a sfondo religioso di prassi che, nel mondo arabo - sto pensando al matrimonio orfi (segreto, ndr) egiziano - vengono percepite come una forma di prostituzione legalizzata, è disdicevole. A volere essere gentili».

Nel finale Lia dà libero sfogo al proprio sarcasmo: «Non mi sfugge, per contro, la ricaduta a breve termine che la pubblicizzazione delle nostra esemplificativa vicenda potrebbe avere sui musulmani del nostro Paese che, davvero, non meritano di essere rappresentati e messi in imbarazzo da un Alberto Sordi dell' islam italiano».

Fino al 30 dicembre scorso, Lia nel suo blog ha minacciato di fare il nome di Piccardo: «Dovrei raccontare, a questo punto, dell' ultimo acquisto della galleria di mostri di cui è composto l' islam italiano che ho la ventura di conoscere. Non so se ne ho voglia. Eppure, scriverne si deve».
Ebbene ora sappiamo chi è il protagonista di questa telenovela «sado-poligamica» dell' islam italiano. Non è l' unico e non sarà probabilmente l' ultimo di cui vi racconteremo la storia intima, di per sé squallida, ma di cui dobbiamo occuparci. Perché sono questi «musulmani di professione» gli interlocutori che lo Stato predilige e che, grazie all' imperversare dell' ignoranza, del buonismo e della collusione ideologica, stanno già praticando la sharia islamica in Italia.
Non ci resta che sperare nelle donne che, al pari di Lia, ci costringano ad aprire gli occhi."

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martedì, gennaio 16, 2007

Sonetos Fùnebres, XI

Ovvero:La morte ti fa "Beautiful"


E' morta Sally Spectra! Una prece.

[A causa di un cancro allo stomaco, la settantaduenne attrice statunitense Darlene Conley, dopo tre mesi di malattia, è deceduta sabato 14 gennaio nella sua casa di Los Angeles circondata dall'affetto dei parenti e degli amici]

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domenica, novembre 19, 2006

La Vera Dottrina spiegata alle ragazze


Epistola pubblicata dal Foglio addì sabato 18 novembre 2006 -che qui viene proposta in versione purgata ed emendata- a firma del sempre più "orrido" Langone che si fa apologeta della dottrina sulla Grazia Santificante.

Ovvero: La Lettera "alla Romana"

"Carissima Sara,

questa lettera vale doppio perché deve avere come risultato due battesimi: il tuo e quello del bambino che porti in pancia.

Se fallisco, fallisco due volte, e sento che il rischio è forte perché tu sei una lettrice di riviste femminili, monumenti cartacei che vengono innalzati ogni settimana e ogni mese per celebrare lo stato di natura, patinate volgarizzazioni del pensiero di uno degli uomini più imbecilli e pericolosi mai venuti al mondo, Jean-Jacques Rousseau.
Ti sfugge il nesso? Quando i pubblicitari chiesero alla neo direttora Maria Laura Rodotà a quale tipo di donne fosse rivolto Amica, la sventurata rispose: “Alle stronze”.
La stronza crede di essere cultura ma è natura quasi pura perché è inchiodata alla sua biologia, alla sua anagrafe (infatti il parametro più importante per i pubblicitari è l’età). A lei non gliene frega nulla del battesimo, il suo obiettivo è stronzeggiare un po’ di anni e a fine corsa, ad abbonamento scaduto, ci penseranno gli addetti al forno crematorio (la stronza è orientaleggiante e minimalista, frequenta ristoranti dove usano piatti quadrati e quindi opta per la cremazione). L’idea-base della stronza è l’autosufficienza ed è convinta che la sua stronzaggine sia sua. Sbaglia anche in questo.
René Girard ha scritto: “La maggioranza delle produzioni hollywoodiane e televisive si basa sulla falsa nozione romantica dell’autonomia dell’individuo e dell’autenticità del suo desiderio”.
La formulazione sarebbe perfetta se al massimo filosofo vivente (ovviamente cattolico) non fosse sfuggito il romanticismo degradato a commercio di creme che è tipico delle riviste femminili. Ma il punto è colpito con precisione: l’idea corrente che le moderne testoline siano dedite a liberi fantasticari, mentre invece è il mondo a decidere che cosa devono sognare, ingozzandole di immagini con la stessa malagrazia dell’allevatore che infila l’imbuto nella gola delle oche all’ingrasso, per imbottirle di mangime e gonfiare i fegati.[...] allargare l’aria della frustrazione, ecco lo slogan segreto di questa stampa diabolica.


Il battesimo va in direzione opposta, non ti carica di desideri capaci di schiacciarti, deformarti, indebitarti, intristirti, bensì te ne libera. Con il primo sacramento istituito direttamente da Cristo diventi parte di un tutto e non sei più da sola a fronteggiare il mondo.

Questo rito bimillenario (l’acqua versata sulla testa per tre volte mentre viene invocato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo) “ci toglie dalla balìa del potere che occupa e dirige le coscienze illudendole della loro autonomia”, per usare le parole di don Giussani, un prete brianzolo che mi accorgo di saccheggiare spesso. Seguire Cristo oppure ubbidire agli uomini, la vita si può sintetizzare così.

[...] Dal Catechismo estraggo solo poche righe essenziali:
“Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione”.
Vedi che cosa tocca sorbirsi per il fatto di non essere stati battezzati da piccoli?
Se da neonata ti avessero spruzzato come si deve ecco che adesso potresti ripassare la ricetta degli gnocchi di semolino e io potrei prendere la bicicletta e andare a pedalare in Cittadella, sugli spalti della vecchia fortezza di Parma. Chissà che bei colori le foglie dei platani in questa stagione.
Invece no, a te tocca studiare dottrina e a me tocca fare il catechista, io che non ci sono portato.[...]

Sono molto preoccupato: dev’essere successo qualcosa di tremendo in Italia nell’ultimo quarto di secolo se una ragazza nata negli anni Ottanta, per giunta cresciuta fra cupole e campanili ad Albano Laziale, a due o tre chilometri da Castel Gandolfo, non è stata battezzata e non sa nemmeno come si faccia il segno della croce.
Non sei mica figlia di anarchici carrarini o di satanisti torinesi eppure te l’ho dovuto insegnare come lo si insegna ai bambini, quella volta che siamo entrati in Santa Maria degli Angeli. E’ passato del tempo, ti ricordi ancora come si fa? Ti è capitato di segnarti in altre occasioni?

Negli anni Ottanta erano ancora vivi i nostri nonni, i miei, i tuoi, i nonni di tutti. Potevamo approfittarne, riscaldarci con gli ultimi fuochi di un catechismo domestico che stava spegnendosi con loro. Me la ricordo come fosse oggi, mia nonna che si segna al passaggio di un’ambulanza. Potevamo raccogliere il testimone, tenere acceso il fuoco, ma non lo abbiamo fatto perché pensavamo che il compito fosse di qualcun altro. Qualcun altro chi, se i nostri genitori erano i primi a fregarsene?

“Una cultura può estinguersi come la fiamma di una candela” diceva Konrad Lorenz che ho appena riletto e mi sembra attuale come non mai. Basta che una generazione salti, basta che per vent’anni tutti pensino solo ad abbronzarsi a Sharm-el-Sheikh o a Varadero o sull’atollo, ed ecco che nel 2010 il tuo bambino rischia di non avere nessuno che gli insegni le preghiere.
Non si può vivere senza e tu lo sai meglio di me.



Quando stavi male e temevi di abortire, me l’hai raccontato, ti sei stesa sul letto e hai cominciato a pregare con parole tue che grazie a Dio sono risultate efficaci. E’ andata bene perché non sapevi le parole delle preghiere ma sapevi che le preghiere esistono. E se non avessi saputo nemmeno questo? In che cosa avresti trasformato la tua angoscia? Un uomo impossibilitato a pregare mi fa venire in mente i cani a cui vengono tolte le corde vocali prima di sottoporli a vivisezione, per non farli abbaiare.[...]
Tanto per cominciare tu entrerai nella Chiesa orante, l’insieme di coloro che pregano il Padre, il Figlio, la Madonna e i Santi, ed è per mostrarti la porta che sto scrivendo questa Lettera alla Romana (la Lettera ai Romani non è alla mia portata, non sono san Paolo).

“Noi non possiamo rimanere quieti fino a che ogni uomo non venga illuminato e non entri in comunione consapevole col suo Salvatore. Noi siamo chiamati a portare Dio a tutti: agli ebrei, ai musulmani, ai nuovi pagani”. Sono parole del cardinale Biffi, il maestro che tenne accesa la luce in anni difficili, quando in Emilia avanzava la notte della ragione e sembrava non si potesse più vivere senza avere in tasca le tessere della Coop e dell’Arcigay.
Biffi parla di conversione universale ma io devo fare i conti con le mie forze perciò mi basterebbe cristianizzare te e due o tre altre amiche semipagane. Per la salvezza del resto dell’umanità confido nella venuta di un grande santo, meglio se coadiuvato da qualche santo minore, siccome il lavoro non manca.


“Ti piace fare il domatore di conigli” mi hai detto. A me piace dormire, sognare, leggere, bere, non sono uomo da caccia grossa io.[...] San Corbiniano era capace di ammansire gli orsi, san Girolamo i leoni e san Francesco i lupi.
“Vieni qui, fratello lupo, io ti comando in nome di Cristo di non fare alcun male né a me né ad altri”. [...]

Vengo subito ai tuoi coniglieschi dubbi:
“Le mie incertezze nascono dal conflitto che continuamente vivo tra l’attrazione per il sacro e una miscredenza nei suoi confronti. Non riesco a fidarmi delle formule, dei simboli, del segno della croce, delle preghiere a memoria. Non ci credo che l’acqua è santa”.

Vedi, nelle cose umane essere diffidenti è saggio ma queste sono cose divine. Dio non gioca a dadi, l’universo non è un immenso gioco delle tre carte. Gli uomini possono raggirarti, le sette (una setta è una religione che pretendendosi tutta mistica prima diventa tutta umana e infine tutta bestiale) possono toglierti libertà e soldi.
Cristo invece non ti toglie nulla.
Se è davvero risorto, quindi se è davvero figlio di Dio, col battesimo ti donerà la Grazia. Se non è risorto, se era soltanto il figlio del falegname, il battesimo ti incoraggerà a seguire il suo insegnamento da cui, anche su questa terra, si ricavano solo vantaggi: tutti vogliono essere amici di chi cerca di rispettare i dieci comandamenti più uno (il comandamento dell’amore).
Comunque Gesù è risorto davvero, così come scritto nei Vangeli, come confermato dalla presenza di centinaia di testimoni oculari alle sue apparizioni, come ribadito dalla persistenza della Chiesa da lui fondata sotto promessa di eternità: l’istituzione di gran lunga più antica fra tutte le istituzioni del mondo, l’unica capace di resistere al logorio di venti secoli.

E’ proprio Gesù risorto che dice: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Quindi non puoi non credere nella formula, ce l’ha data lui in persona, non l’ha inventata il parroco: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Non puoi non credere ai simboli, in questo caso all’acqua.
Proprio lui, che essendo senza peccato poteva farne a meno, per dare l’esempio si fece battezzare da Giovanni Battista nel fiume Giordano.
Le parole contengono le cose, in greco battezzare significa “tuffare”, “immergere”, ovviamente nell’acqua perché “lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” e non sul latte d’asina o sul gin tonic.


Non credi alle preghiere recitate a memoria?
Questo, mi dispiace dirtelo, è proprio Rousseau, e del più rancido. Fa il paio con l’idea anni Settanta che le poesie non vadano mandate a mente, come se versi sublimi potessero spontaneamente venire alle labbra di chiunque in qualunque momento. Il risultato non poteva che essere il presente Alzheimer giovanile di massa: perdita di memoria e naturalezza afasica.
E lo sai che l’autore del “Padre nostro” è Gesù Cristo in persona? Pensi di poter fare meglio? Quella che tu chiami miscredenza mi sembra un alibi, ho trovato nel Catechismo un passaggio che fa al caso tuo: “I sacramenti non solo suppongono la fede, ma con le parole e con gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono”.
La solitudine è madre dell’angoscia e del dubbio, la fede si rafforza pregando e praticando, in chiesa insieme agli altri. Come l’amore che si impara amando.
Pietro Metastasio ha scritto migliaia di versi a suo tempo (nel Settecento) di gran moda e oggi dimenticati. Due meritano di essere ripresi: “Quanto è breve il sentiero, / che dal finto in amor conduce al vero”. In un viaggio non contano molto i motivi, conta la direzione.

Il battesimo non è una laurea in teologia, non implica il sapere tutto, non è la fine di un percorso, è l’inizio. Per questo si battezzano anche i bambini. E’ un punto di fronte al quale i presuntuosi di ogni tempo, da Pelagio a Piergiorgio Odifreddi, hanno sempre recalcitrato.

Senza lasciarsi intimorire la Chiesa ha sempre proclamato la verità: i bambini nascono col peccato originale e devono essere liberati dal Maligno. Loro non c’erano, nel paradiso terrestre, ad allungare la manina verso l’albero della conoscenza, eppure come tutti ne pagano le conseguenze. Non so se è giusto, anch’io ho qualche dubbio in proposito, ma so che è così, che la natura umana è imperfetta.

Forse a una futura mamma non bisogna dirlo ma i bambini sono cattivissimi, qualsiasi maestra te lo può raccontare.
Sono gelosi, possessivi, invidiosi. Lasciati senza controllo si accaniscono contro i deboli e i diversi. Sono natura, appunto, biologia allo stato brado.

“La storia umana sarà sempre più una gara tra l’educazione e la catastrofe” scrisse profeticamente (nel 1920) uno dei padri della fantascienza, Herbert George Wells. C’era già stata la Prima guerra mondiale ma non ancora le camere a gas, l’atomica, le bombe umane islamiche, la strumentazione dell’orrore manovrata da ex-bambini cattivi non educati o male educati ovvero non educati cristianamente.

Coloro che rimandano il battesimo dei propri figli al momento in cui questi saranno grandi e consapevoli, muniti di libero incondizionato arbitrio, stanno parlando dell’anno del mai. Siamo sempre condizionati da qualcosa, meglio essere condizionati dall’amore disinteressato dei genitori che da un ambiente imbevuto di rivalità e competizione.
Una delle più belle poesie di Michel Houellebecq recita così: “Mi sarebbe piaciuta una patria, / qualcosa di forte e di grande.”
Lo scrittore francese è troppo francese per saperlo ma quella patria esiste ed è la Chiesa.


Non negare a tuo figlio la fede dei padri, la compagnia dei fratelli, una casa grande come una cattedrale, l’insegnamento del bene, un amico immortale a cui rivolgersi.
Che Dio vi benedica, tu e il bambino (o la bambina)."
Camillo

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martedì, novembre 14, 2006

Croce e delizia [2]

Epistola pubblicata dal Foglio addì sabato 11 novembre 2006 in cui "l'orrido" Langone si fa apostolo della Santa Croce.

Ovvero:LA VERA DOTTRINA SPIEGATA ALLE RAGAZZE



Carissima Cristina,
tu sei cristiana e non porti il crocifisso.
Dici che è solo un ornamento e che non vuoi portare Gesù morto in croce come ornamento.
Dici che tutti quei ciondoli con croci di forma strana e materiali troppo preziosi (anche platino) non hanno più niente dell’oggetto religioso. Siccome sei precisina mi fai anche il nome di qualche marchio, Breil, Kris, che però non ho mai sentito nominare (io al massimo conosco Bulgari o Pomellato).
Dici che il crocifisso portato sopra i vestiti è di cattivo gusto. Dici che incastrato fra i seni è volgare.[...]
Ho tenuto per ultima la questione che vorrei risolvere per prima: “Il collo è fatto per essere baciato, la catenina del crocifisso disturba”.

Questa del crocifisso di castità non l’avevo mai sentita, come ti è venuta in mente? Quando ti avrò convinto a portarla, la croce ti proteggerà dai malintenzionati e non frenerà gli slanci degli amanti.
Te lo dice un maschio: in quei momenti cruciali, nella lunga lista degli impicci possibili l’impiccio-catenina proprio non esiste. Mi piacerebbe entrare nei dettagli, spiegarti per filo e per segno quali sono i pensieri, e i timori (anche timori tecnici), che passano nella mente dell’uomo che ti sta baciando sul collo. Tu però sei una donna severa e mi guarderesti con espressione schifata, quindi lascio perdere e torno alla catenina e ai suoi poteri: ad esempio potrà far capire a certi bruti che con te devono comportarsi meglio del loro solito, che sei una brava ragazza e non devi essere buttata dopo l’uso. Non mi sembra un malvagio risultato.

Adesso provo a fugare i dubbi più consistenti:
1) il valore materiale dell’oggetto che scaccerebbe il valore spirituale; 2) l’ostentazione fastidiosa; 3) i cattivi propositi di chi se lo infila tra le tette.

Io porto una croce di pietre dure (quarzo occhio di falco oppure occhio di tigre, non ho mai capito la differenza). Me l’hanno regalata ma anche se l’avessi comperata avrei speso poco. Per aumentare il tasso di francescanesimo, ma anche perché lo ritengo più elegante (sono uomo vanitoso), al posto della catenina uso una cordicella di cuoio di quelle che si comprano dal calzolaio. Detto questo, non mi scandalizzerei per croci e catenine in metallo prezioso. Innanzitutto la questione va ridimensionata: non stiamo parlando di Aston Martin e nemmeno di Porsche Cayenne bensì di piccoli oggetti alla portata del 90 per cento degli italiani.
Sarebbe bello che l’esibizionismo della ricchezza si risolvesse nell’esibizione di ricchi crocifissi. Camminare per strada sarebbe come sfogliare un’edizione Franco Maria Ricci della Lettera ai Galati di San Paolo: “Non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo”.[...]
Non confondiamo il cristianesimo col pauperismo, Cristo non ci vuole tutti poveri, ci vuole tutti salvi.
Se la nonna lascia in eredità alla nipote la sua croce d’oro la ragazza deve conservarla come cosa cara e indossarla alla prima occasione: è un tenero ricordo di cui non deve vergognarsi.
E’ anche un modo per obbedire al quarto comandamento, che esorta a rispettare i genitori ma anche a “tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli antenati” (c’è scritto nel Catechismo, non me lo sto inventando io). Tramandare un oggetto è tramandare la memoria delle personeche l’hanno posseduto, è sfidare l’onnipotenza della morte, è religione.
Se la croce della nonna non si discute la croce del gioielliere invece sì: ne sconsiglierei l’acquisto se non altro per non fornire occasioni agli scippatori e agli invidiosi. Comunque quando incontri qualcuno ti invito a notare la croce e non il metallo: cerca di avere uno sguardo da cristiana e non da impiegata del monte dei pegni. Se proprio non riesci fare a meno di indignarti per il platino, o l’oro o il titanio o quello che è, trasforma questo tuo problemino in opportunità: comprati una croce di ferro così da testimoniare la tua fede sobria.

Con questo verbo, testimoniare, arrivo al punto 2: “Il crocifisso portato sopra i vestiti è di cattivo gusto”. Allora portalo sotto, che problema c’è? A parte che il gusto, buono o cattivo, non credo abbia a che fare con l’immortalità dell’anima. E’ molto soggettivo, sottoposto a forti oscillazioni nel tempo. Un anno va il nero, l’altro anno va il bianco. Un’epoca esige l’essenziale, un’altra va pazza per l’orpello. Sono fenomeni a cui bisogna dare il giusto (modesto) peso.[...]

Io sono cristiano perché voglio l’eterno, non mi faccio inchiodare al qui e ora del trendy che domani mattina sarà già modernariato.

Siccome sei cresciuta a Bologna vado a rivedermi il catalogo del bolognese Guido Reni, pittore per esteti.
Com’è giusto che sia i crocifissi abbondano e non c’è Maddalena senza la sua brava croce. Magari non al collo però in mano e di grandi dimensioni, quindi ancora più visibile. La Maddalena penitente conservata a Baltimora porta una croce sottilissima, elegantissima, evidentissima.

Potresti obiettarmi che per quanto ex peccatrice Maddalena è una santa e tu invece sei una donna normale. A maggior ragione: la croce non è un premio da meritarsi, non è una medaglia al valore. Sono proprio i santi quelli che potrebbero farne a meno e siamo esattamente noi, distratti, smemorati, ad averne costante bisogno. Per lungo tempo ho temuto che il mio cattivo comportamento (i vizi a cui sono tanto affezionato) potesse gettare un’ombra sulla croce che porto al collo.
Ho avuto questo cruccio fino a quando non ho letto Angelo Scola, il patriarca di Venezia: “Se io dovessi aspettare di essere perfetto per testimoniare non testimonierei mai. Invece paradossalmente anche il più grande peccatore può testimoniare. Non si comunica se stessi, ma il grande dono ricevuto da Gesù.”

Una rassicurazione definitiva dopo la quale posso soltanto passare al punto 3: la questione molto molto femminile del crocifisso infilato fra le tette.

Sì, il mondo dello spettacolo è pieno di zoccole che usano la croce per valorizzare la scollatura. Non tutto il male viene per nuocere, la zoccolaggine dilagante sugli schermi mi dà l’occasione di citare niente meno che Alessandro Manzoni: “E’ dottrina perpetua della chiesa che si devono detestare gli errori e amare gli erranti.”

Sei una donna cavillosa, Cristina, e mi dirai che mi viene troppo facile di amare le zoccole.

Sì, mi è sempre venuto facilissimo, non è che bisogna soffrire 24 ore su 24 per tutti i giorni che ci sono dati da vivere.
Temo ci sia anche un pizzico di superbia nel non volersi mescolare con le puttane o simili. Frequentarle non è obbligatorio ma non è nemmeno proibito. Gesù lo faceva, abitualmente, e infatti i farisei, razza di vipere ipocrite, non perdevano occasione per criticarlo. Lui non si faceva condizionare e a casa di Simone il Fariseo si fece massaggiare i piedi da una di quelle: “Una peccatrice venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” (Vangelo di Luca 7, 37-38, se vuoi puoi andare a controllare).
Simone naturalmente pensò male e Gesù rispose in questo modo: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato.” Dopo una frase del genere, di quelle che bastano per salvare vite e mondi, faccio fatica a continuare ma devo.

Parlavamo delle zoccole crocimunite.
Può darsi che usino il crocifisso al solo scopo di attirare l’attenzione dei maschi ma può anche darsi che non sia così. Credo che parecchie volte si intreccino le due motivazioni: l’orgoglio per le tette e l’affidamento a Cristo (ne hanno molto bisogno, è un duro mestiere, le tette durano poco). Ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Lo sai tu che cosa passa per la testa di queste signorine? Io no. Mi piacerebbe ma non lo so. E allora “in dubio pro reo” come dicevano i latini. [...]



Infine: ammettendo pure che i non tantissimi crocifissi che si vedono per strada siano tutti, nessuno escluso, al collo di baldracche o sataniste, vuoi lasciare a gente simile il monopolio della rappresentazione divina?

Vista la brutta piega che negli anni Settanta stavano prendendo le cose, papa Paolo VI si preoccupò di fissare l’ultima trincea: “Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”. Quel piccolo gregge siamo noi che portiamo la croce in quanto cristiani. E’ intorno al nostro collo che si gioca la validità del famoso versetto del Vangelo di Matteo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.

Questo dovrebbe bastarti per farti scattare verso il più vicino chincagliere onde munirti di croce regolamentare. Lo hai già fatto, lo so, me l’hai detto, “per farti un’idea”. Ma non hai trovato nulla.
Non hai trovato nulla perché sei andata nei negozi di articoli religiosi che andrebbero invece chiamati negozi del kitsch religioso. Gli oggetti in vendita sembrano realizzati per indurre ripugnanza e favorire, per reazione, l’eresia iconoclasta.

Bella la tua mail in proposito:
“La ricerca del Crocifisso si sta facendo sempre più ardua e le suore non sono il massimo della simpatia. Vado al negozio di apostolato liturgico in piazza Duomo e la suora mi ripropone le Tau (“NONEEE”) e croci in legno con Gesù in metallo (“La vorrei senza Gesù”). Rimane una crocetta che dovrebbero vendere corredata di lente di ingrandimento.
Esco. Libreria San Paolo, sempre in piazza Duomo. Entro e c’è nell’aria “No woman no cry” (Bob Marley). Mi rivolgo a questo prete che ha la faccia, i capelli e le mani da busone. Aridaje con le Tau in legno e con le crocette microchip. Mi apre la scatolina delle crocette microchip e ne prende una e non vuole darmela in mano (come alle elementari: Te la faccio vedere, ma in mano mia).”


Povera Cristina e povero Cristo!
Gli esponenti del clero in cui ti sei imbattuta richiamano una frase di Pio XII: “La prova che la chiesa è un’opera divina è che neanche gli ecclesiastici sono riusciti a distruggerla.” In particolare le Tau, le croci egiziane a forma di T, mi fanno innervosire. Le ho sempre viste addosso a telepreti in stile Antonio Mazzi, mezzesuore in stile Rosi Bindi, ragazzi smunti che scrivono sui settimanali diocesani, chitarristi beat che ragliano durante la messa domenicale. E’ la croce prediletta da quella deprimente fauna parrocchiale che a me fa uno stranissimo effetto: ogni volta che la sfioro mi prende l’irresistibile voglia di ascoltare heavy metal ad alto volume e partecipare a orge con ragazze indossanti slip di pelle nera.

Ovviamente la croce da portare al collo deve avere la forma della croce su cui venne inchiodato Cristo. Una croce latina, quindi. Qualsiasi altra croce tradisce la realtà, ad esempio quelle croci deformi, curvilinee, quasi aerodinamiche, che si vedono in tante vetrine. “Nell’arte sacra non c’è spazio per l’arbitrarietà. Dalla soggettività non può venire alcuna arte sacra.”
Lo ha scritto il cardinale Ratzinger e chissà a quali serbatoi di pazienza avrà attinto quando, divenuto Papa, ha dovuto parlare al convegno ecclesiale di Verona sotto una grande croce dai braccini corti che al posto di Gesù Cristo mostrava un ectoplasma lattiginoso. Gli oggetti condizionano, eccome, e l’arcivescovo di Milano sotto quella croce rattrappita fece un discorso che le somigliava, rachitico, ingeneroso, un discorso coi braccini corti. Descrisse la chiesa come un club esclusivo, per soli preti e amici dei preti.
Il Papa dovette poi spiegare che è invece un movimento inclusivo, aperto a tutti: è cristiano chiunque sappia che la croce salva l’uomo, e non importa granché se non conosce o non condivide ogni singolo dogma.

Le ultime parole pronunciate da Gesù furono: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Se lui vuole stare con me io voglio stare con lui, portando una croce che mi ricordi sempre e per sempre la sua presenza, seguendo l’esempio di papa Giovanni Paolo II che stringeva spasmodico il crocifisso partecipando malatissimo alla sua ultima via crucis, l’esempio del milione di cristiani (lavoratori indiani, filippini, libanesi, egiziani copti…) che vivono in Arabia Saudita e rischiano ogni giorno di essere picchiati e incarcerati perché quel regime musulmano proibisce severamente anche il possesso di un rosario, l’esempio della signora Nadia Eweida, impiegata della British Airways all’aeroporto londinese di Heathrow, che si è fatta sospendere dal lavoro pur di non strapparsi dal collo la sua piccola croce.

Cristina, per il nome che porti e per i sentimenti che ho conosciuto in te, sono sicuro di non dover aggiungere altro. Che Dio ti benedica.
Camillo

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martedì, ottobre 31, 2006

...entre todas las mujeres! [10]

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sabato, aprile 29, 2006

... entre todas las mujeres! [9]


[foto by Roberto Villarrica]

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venerdì, aprile 07, 2006

...entre todas las mujeres! [8]

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sabato, marzo 18, 2006

...entre todas las mujeres! [7]



Ovvero: dolores!

"Nel luglio scorso [2005,ndr]il governo socialista spagnolo ha introdotto una nuova normativa sul divorzio, che da allora è consentito senza previa separazione e alla sola condizione che nozze siano state celebrate da tre mesi. Si tratta di una norma simile a quella che la Rosa nel pugno vorrebbe introdurre in Italia, e anche per questo può essere interessante esaminare che effetti abbia avuto in Spagna.

Le domande di divorzio, che nel primo semestre del 2005, quando vigeva ancora la vecchia normativa, erano state circa 27 mila, nel semestre successivo sono cresciute fino a 60 mila, sono cioè più che raddoppiate. Le separazioni, contemporaneamente, sono diminuite, ma solo di un terzo.
Si dirà che la legislazione non fa che rispecchiare una crisi della famiglia, che è quindi indipendente dalle scelte politiche, ma in realtà non è proprio così.

Tra le ragioni che concorrono a rafforzare o, al contrario, a indebolire la stabilità della famiglia c’è la considerazione che quell’istituto basilare riceve dalla società.
Se il giuramento di fedeltà reciproca “finché morte non ci separi”, che è pronunciato sia nei matrimoni civili sia in quelli religiosi, viene considerato una barzelletta, gli effetti non si fanno aspettare.
Se il matrimonio, che ha nella sua natura la finalità della riproduzione, viene equiparato alla convivenza tra persone dello stesso sesso, come accade in Spagna, finisce con lo svalutarsi.
Ora la formula matrimoniale spagnola dovrebbe essere trasformata nell’impegno a restare insieme per una stagione, visto che dopo dodici settimane può essere tranquillamente sciolto.

Le associazioni femministe spagnole, che hanno applaudito a tutte le leggi che disgregano la famiglia, contemporaneamente denunciano l’aggravamento della condizione
di disparità della donna, che percepisce mediamente retribuzioni inferiori del 40 per cento. Questo significa che sono ancora le donne la parte più debole, che subisce il danno maggiore dalla distruzione dei vincoli familiari.
Ma queste femministe, a quanto pare, non sanno fare due più due."

Giuliano Ferrara, Il Foglio sabato 18 marzo 2006)

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martedì, marzo 14, 2006

...entre todas las mujeres! [6]




Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
(Lc. 23, 27)

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sabato, marzo 11, 2006

Donna Moderna

"Il convivere potrà anche sembrare a qualcuno una conquista moderna, ma non lo è certamente. C'era ai tempi di Gesù, e anche nel cosiddetto buio medioevo, dove molti immaginano frati torturatori pronti a mettere al rogo i peccatori.
Quanto la realtà sia differente ce ne possiamo accorgere ad esempio sfogliando la storia di Santa Margherita da Cortona."

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venerdì, marzo 10, 2006

...entre todas las mujeres! [5]

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mercoledì, marzo 08, 2006

... entre todas las mujeres! [4]

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martedì, marzo 07, 2006

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lunedì, marzo 06, 2006

...entre todas las mujeres! [2]

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domenica, marzo 05, 2006

dei Sepolcri, IX

Ovvero:
Un breve ma bello elogio funebre in morte di Anna Maria Cenci , apologeta e scrittrice di operette d'esegesi biblica per i semplici ed umili di cuore.

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giovedì, marzo 02, 2006

Sacra Conversazione /3

Ovvero: Musulmani che abbandonano l'islam: «È il medioevo»
(di Magdi Allam sul Corriere della Sera di giovedì 02 marzo 2006