venerdì, luglio 27, 2007
sabato, novembre 11, 2006
visioni private /12
I due piccioncini carioca si sono accorti -e la cosa parrebbe averli un po stupiti- del proliferare di bandiere arcobaleno per le calli dell'Urbe.
Da un punto di vista schiettamente antropologico è assai interessante notare la reazione di un non italiano di fronte alle bandiere universalmente nota -cioè: nota in tutto l'universo tranne che in Italia- quale simbolo gay la quale sventola su ogni palazzo della capitale della cristianità.
Interessante la didascalia della foto e vieppiù le ipotesi al riguardo del perchè -e a chi- della richiesta di "PACE":
"várias bandeirinhas gays penduradas nas janelas pedindo paz - ou pelo menos uma postura mais tolerante do vaticano em relação aos homossexuais"

Chi ha un po di tempo libero per fare un salto in Brasile per chiarire il qui pro quo?
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sabato, ottobre 16, 2004
Viaggio in Inghilterra
Quando lo vidi, sul pullman che (ci) portava in Valle d’Aosta, quella mattina del 7 luglio ’96 ne rimasi spiazzato; affascinato da un messaggio che non riuscivo a comprendere. Non riuscivo a circoscrivere nelle mie categorie di garzoncello scherzoso, tutto quell’appassionata e dolorosa domanda di senso. Il dover nella propria carne celebrare quel “Sacrum Commercium” dell’amore e del dolore - (…) “Nell’ombra esso vapora”/ “Ed è?…” “La Vita, o cavaliere errante!”- era ciò che turbava quel fanciullino, che non ha smesso di avere un cuore tremante: “ (…) Tale è l’arte dell’oscuro Atlante:/ non è, la vedi: è, non la vedi. (…) ”.
-Il dolore di oggi fa parte della felicità di ieri!
-E’ difficile ammetterlo! E’ difficile accettarlo.
Sono parole che aprono un abisso nel quale, precipitarvi sarebbe accettare che la mia vita non è mia.Si ha paura ad abbandonarsi a ciò che non puoi controllare: la Realtà.
-Leggiamo per sapere che non siamo soli; Forse possiamo anche dire che: amiamo per sapere che non siamo soli.
-Beh, professor Lewis, io credo che qualche volta non possiamo far a meno di amare un film!E sussultare stupiti di fronte ad un dvd in vetrina, perche la Verità ti si pone davanti e ti ripropone la sua imbarazzante domanda, non curandosi del fatto che più fanciullini non siamo.
“Quella, tu dici che inseguii, non era
lei?” “No:era una vana ombra in sembiante
di quella che ciascuno ama e che spera
e che perde. Virtù di negromante!”
“Ella è qui, nel castello arduo ch’entrai?”
“Forse la tocchi o cavaliere errante!”
(G.Pascoli)
-Non voglio più vivere altrove! Non aspetto più che succeda niente. Non voglio sapere che c’è oltre la valle, né oltre la collina. Sono qui e mi basta.
-E’ questa la felicità per te Jack?
-Si, si è questa.
-Non durerà, Jack.
-Non pensiamo a questo ora.Non roviniamo i momenti che passiamo insieme.
-Non li roviniamo.Li rendiamo reali.
Fammelo dire, prima che la pioggia finisca e noi torniamo a casa.
-Che cos’è che vuoi dire?
-Che io morirò.
E voglio essere con te anche allora. E sarà così solo se riesco a parlarti di questo, adesso.
-Io me la caverò. Non preoccuparti per me.
-No, io credo che non sia abbastanza. Credo che cavarsela sia troppo poco. Quello che sto cercando di dire è che…
…il dolore di domani fa parte della felicità di oggi.
Devi accettarlo.
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sabato, luglio 10, 2004
Et in Arcadia Ego

Francesco Barbieri detto il Guercino
Et in Arcadia Ego (1618-22)
olio su tela
cm. 82x91
Citato per la prima volta come opera di Guercino nell'ínventario di Antonio Barberini del 1644 (Lavin 1975, p. 168), il dipinto passò nel 1812 al ramo Colonna di Sciarra, con un'attribuzione a Schedoni che conservò fino al 1911 quando Voss la restituì a Guercino.
In diretta connessione con l'Apollo e Marsia della galleria Palatina, eseguito da Guercino per il Granduca di Toscana nel 1618, nel quale compare lo stesso gruppo dei due pastori. Secondo Mahon (1968) la tela Barberini non può essere esistita come composizione indipendente prima del dipinto fiorentino, ma è stata eseguita successivamente e trasformata nel tema morale autonomo del memento mori con l'aggiunta del teschio con il verme e il moscone, e della scritta "Et in Arcadia ego" (anche io - cioé la morte - sono in Arcadia).
Opera giovanile di Guercino eseguita dopo il suo viaggio a Venezia, dove erano particolarmente diffuse le allegorie moraleggianti, ma prima del suo soggiorno romano (1621-23), la tela è stata datata tra il 1618 (Mahon) e il 1622 (Wild).
L'iconografia del Memento mori in ambito pastorale, derivata dalle Egloghe di Virgilio, ebbe ampia diffusione in ambito veneziano e romano a partire dal periodo rinascimentale, viene qui esplicitato con l'aggiunta dell'inscrizione per la prima volta nella storia dell'arte e della letteratura (Cola, 1996).
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